
RAGUSA, 12 Agosto 2026 – È comparso davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ragusa, Ivano Infarinato, il secondo indagato sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sull’Anffas di Modica. L’uomo, dipendente dell’associazione e assistito dall’avvocato Simona Cultrera, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, analogamente a quanto fatto in precedenza dagli altri indagati, compreso il presidente dell’organismo.
L’interrogatorio era stato fissato in ritardo rispetto agli altri a causa del rientro dall’estero del dipendente. Alla luce di questa linea difensiva, non si esclude che la strategia processuale possa orientarsi verso riti alternativi.
Tra gli atti depositati dagli inquirenti figura un video ritenuto di fondamentale importanza, che documenterebbe in modo inequivocabile le condotte contestate.
L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri del N.A.S. di Ragusa insieme ai colleghi del Comando Provinciale, ha fatto luce su una gestione caratterizzata da presunte vessazioni sistematiche, percosse, gravi carenze igienico-sanitarie e somministrazione abusiva di farmaci. Le condotte illecite, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state perpetrate nei confronti di persone particolarmente vulnerabili, tra cui disabili psichici e soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico.
Il solido quadro indiziario raccolto ha spinto il GIP, su richiesta della Procura, a emettere un’ordinanza di misure cautelari — eseguite tra le province di Ragusa e Catania — nei confronti di sette persone in servizio nella struttura, disponendo due arresti domiciliari e cinque misure interdittive consistenti nel divieto temporaneo, della durata di un anno, di svolgere attività lavorative o di volontariato a contatto con soggetti fragili.


