
12 Agosto 2026 – Nell’ultima settimana l’Etna ha vissuto un’improvvisa ed energica fase eruttiva che ha visto il sistema vulcanico passare rapidamente da un semplice degassamento a una vera e propria attività parossistica, come ricostruito dagli esperti dell’INGV di Catania. Il cuore dell’evento si è concentrato sul Cratere Voragine dove, dal 6 agosto, le emissioni di cenere si sono trasformate in un’intensa attività stromboliana culminata in un’imponente fontana di lava. La forte pressione all’interno del condotto centrale ha poi spinto il magma a cercare sfogo lungo i fianchi, alimentando colate dirette verso la disabitata Valle del Bove e causando l’interazione tra l’emissione della Bocca Nuova e i prodotti della Voragine, con la conseguente formazione di piccoli flussi piroclastici confinati ad alta quota. Un ruolo fondamentale nell’avanzamento della lava è svolto dai tunnel lavici individuati dai satelliti presso Monte Simone, gallerie naturali che isolano termicamente il flusso permettendogli di rimanere fluido e raggiungere i 1.370 metri di altitudine vicino a Rocca Capra. L’elevato tremore vulcanico combinato con una scarsa sismicità conferma che il condotto del vulcano è ormai del tutto aperto e libero da ostruzioni, permettendo al magma di risalire senza sforzo e spingendo i vulcanologi a mantenere un’attenzione massima con un monitoraggio costante H24.


