
Sampieri(Scicli), 04 agosto 2026 – L’Odissea raccontata tra il reale e l’immaginario. Il capolavoro di Christopher Nolan, che impazza in tutte le sale cinematografiche del mondo, ha scomodato anche l’archeologia, le sue narrazioni, le sue scoperte tra il mito e le leggende. Caso raro nella storia del cinema che riesce ad aprire un dibattito planetario su un poema scritto 2700 anni fa, dopo 600 anni dalla guerra di Troia. Comparazioni secolari tra il poema di Omero e il vissuto di civiltà che hanno raccontato attraverso gli aedi e i rapsoli le gesta di Odisseo.
L’archeologo Massimo Cultraro, il maggior esperto in Europa di età micenea e del mondo greco antico, per “Cogitare” al Pata Pata, ha sviluppato una lectio magistralis davanti ad un folto pubblico attento e partecipante. Una visione ampia la sua che ha preso le mosse dai viaggi di Victor Bérard, sulle linee marine di Ulisse, il mare come protagonista di una storia millenaria. Bérard, studioso di Omero e in particolar modo dell’Odissea, si occupò di ricostruire fedelmente le tappe del mitico viaggio di Ulisse. La sua ricostruzione, sebbene non attendibile, resta una delle più realistiche elaborate. Poi la sua visione dell’opera da un angolo originalissimo: uno spaccato sociologico e antropologico che ha battuto percorsi inediti nello svilupparsi del poema omerico collegandolo ai miti dell’America: Nolan è un regista inglese americanizzato. Quindi sotto con i riferimenti a Stelle e strisce con i temi delle guerre, del ritorno in patria e della ricerca dei corpi dei figli trucidati mai riavuti dal Vietnam in poi. Supporto sapiente e colto quello del prof. Giovanni Di Stefano, che ha dato un contributo straordinario di idee e di conoscenza: il mito di Ulisse, raccontato da Joyce, Ungaretti e Quasimodo, come riferimento all’amor patrio e al tempo fuggente.


