
MODICA, 21 Luglio 2026 – Dietro alle fiamme nella Pineta di Monserrato a Modica, che hanno richiesto un imponente lavoro di spegnimento, emergono dettagli inquietanti e ombre pesanti che lasciano ben poco spazio ai dubbi sulla natura dolosa del rogo.
A insospettire residenti e soccorritori sono stati alcuni comportamenti annessi e sequenze a dir poco anomale durante le operazioni di emergenza. In un’immagine scattata sul posto e immortalata nei momenti più caldi dell’emergenza (che pubblichiamo in esclusiva), si nota chiaramente la sagoma di una persona accovacciata pericolosamente vicina al fuoco, in una posizione che non giustifica in alcun modo una presenza casuale o di soccorso.
Il copione del dolo si è reso ancor più evidente subito dopo il primo intervento di spegnimento. Una volta domate le fiamme principali, infatti, la situazione è tornata a farsi critica: sono stati appiccati altri due punti fuoco a distanza, a dimostrazione di una chiara volontà di rialimentare il rogo o aggredire altri versanti della pineta.
Un contributo decisivo per smascherare la dinamica è arrivato dal cielo. L’elicotterista, sorvolando a bassa quota l’area per le operazioni di scarico d’acqua e ricognizione, ha notato parecchie persone nascoste furtivamente tra gli alberi.
Alla vista del mezzo aereo e con l’avanzare dei controlli, questi individui sono scesi rapidamente a valle, mettendo in atto un piano per eludere i sospetti: si sono mischiati tra i residenti e i curiosi che, spaventati, erano saliti in strada dalle abitazioni vicine per seguire l’evolversi dell’incendio.
Un quadro allarmante che punta dritto verso la pista criminale dei piromani seriali, pronti a colpire il patrimonio verde della città e a mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Sulla vicenda si attendono adesso riscontri e accertamenti da parte delle autorità competenti per risalire ai responsabili di questo vile atto.



1 commento su “L’incendio nella Pineta di Monserrato a Modica: l’ombra dei piromani e la “strategia” dei fuochi multipli”
Ma se la Sicilia può contare su circa quindicimila forestali, un numero che non trova paragoni nel resto d’Italia, viene spontaneo porsi una domanda: questa straordinaria forza lavoro viene realmente impiegata in modo efficace nella prevenzione degli incendi, nella manutenzione del territorio e nella tutela del patrimonio boschivo, oppure ci ricordiamo della loro esistenza soltanto quando le fiamme divampano?
La questione non riguarda soltanto l’emergenza di queste ore, ma il modello organizzativo che sta dietro alla gestione di un patrimonio umano ed economico così rilevante.
Non sarebbe forse il caso di verificare concretamente dove operano queste persone, quali attività svolgono, quali controlli effettuano e quali risultati producono?
Qualcuno dei tanti commentatori ha mai visto un forestale realmente impegnato sul territorio? Non parlo degli improbabili “gnomi della foresta” evocati nelle favole, ma di uomini e donne in carne ed ossa, ai quali viene regolarmente corrisposto uno stipendio pagato dalla collettività.
Esiste una struttura gerarchica efficiente? Esistono dirigenti e responsabili capaci di coordinare il personale, programmare gli interventi, assegnare compiti precisi e verificare che vengano svolti quotidianamente?
Perché il dubbio nasce spontaneo: siamo certi che alla fine del mese arrivino soltanto le buste paga, oppure arriveranno anche, come spesso accade nella pubblica amministrazione, una lunga serie di indennità, compensi accessori e benefici vari che gravano sulle tasche dei cittadini?
Sia chiaro: i forestali non sono il problema in quanto lavoratori, ma il problema è un sistema che da decenni sembra incapace di trasformare una risorsa enorme in uno strumento efficace di prevenzione.
Perché qualcosa evidentemente non torna: gli incendi continuano a verificarsi, spesso devastano il territorio e in alcuni casi proseguono per giorni o settimane, costringendo lo Stato a spendere enormi quantità di denaro per spegnere emergenze che forse, con una seria attività preventiva, potrebbero essere almeno ridotte.
Allora la domanda è inevitabile: la politica vuole finalmente affrontare il problema con criteri di efficienza e responsabilità, oppure resterà ancora una volta prigioniera delle logiche del consenso, del clientelismo e del vecchio principio del “lasciamoli stare, altrimenti perdiamo voti”?
Perché il territorio non si difende con gli slogan e le passerelle dopo l’incendio. Si difende prima, quando nessuno guarda, con lavoro, controlli e responsabilità.