
Ragusa Ibla, 21 luglio 2026 – «Una bellissima inaugurazione, ricca di incontri, emozioni e arte. Grazie a coloro che hanno partecipato e hanno condiviso con noi questo momento speciale. È stato un piacere vedere così tanto interesse e confrontarsi davanti alle opere». È questo il commento a caldo, formulato all’unisono, da parte del gruppo dei dieci artisti di ARS Iblea che in questi giorni espongono le loro espressioni visive in una mostra collettiva dal titolo molto emblematico, “Impronte di Luce” (Imprints of Light), presso l’Auditorium S. Vincenzo Ferreri (P.za G.B. Hodierna/Via Giardino 1) Ragusa Ibla. L’evento espositivo – reso possibile grazie alla collaborazione del Comune di Ragusa – sarà fruibile fino al prossimo 26 luglio (con apertura tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 18 alle 22).
Viva emozione è stata espressa dalla scrittrice Antonella Galuppi (presidente dell’associazione ARS Iblea) che, nella serata inaugurale, non solo ha fatto da madrina, ma ha anche curato la parte introduttiva, nonché il commento critico-artistico-biografico per ciascun artista, limitatamente alle opere esposte all’interno della collettiva promossa ed organizzata dall’associazione ARS Iblea.
«L’associazione ARS Iblea opera nel territorio dal 2023 con artisti di vario calibro e ognuno dei quali ha una propria identità culturale di altissimo livello. In tutti, il filo conduttore è il territorio come fonte di ispirazione per tutto ciò che è bello e trasmissibile agli altri», spiega emozionata Antonella Galuppi che ha presentato ogni artista adoperando anche una sorta di aggettivo che potesse sintetizzare ciascuna dimensione espressiva. Ciò ha attirato non poco l’interesse del folto ed attento pubblico presente nell’auditorium.
A tagliare il nastro inaugurale è stata la presidente dell’ARS Iblea (Antonella Galuppi) congiuntamente al decano degli artisti presenti, Giovanni Lissandrello.
L’articolato percorso espositivo è composto dalle opere di dieci artisti, dieci voci delle arti visive che intrecciano le proprie forme, le proprie ferite cromatiche, le loro impronte materiche in un unico campo di risonanza. Qui la luce non è fenomeno, ma gesto: un’incisione che permane, un varco che resta nell’animo come una memoria che non si dissolve. In questo spazio condiviso, l’epifania visiva si fa materia narrativa, segno che emerge dalle superfici, vibrazione che attraversa l’aria e la trasfigura. Ogni opera è una soglia: un punto di frizione in cui il visibile si apre all’invisibile, e l’invisibile torna a farsi corpo, colore, presenza.
Ma chi sono i “magnifici” dieci?
–Rita Albergamo, il suo motto è: “La Scintilla e lo Sguardo”.
Pittrice e artista su seta, osserva il mondo con attenzione innamorata: la luce siciliana, i fiori, i volti dei bambini. Tutto può diventare soggetto, se incontrato con lo sguardo giusto. La scintilla di cui parla Rita è quel momento in cui il mondo smette di essere sfondo e diventa presenza.
–Emanuele Bellio, la sua dimensione è: “La Libertà come Condizione”.
Ha frequentato i corsi di pittura della Promotrice delle Arti, sotto la guida dei Maestri Angelo Campo, Giovanni Di Vita, Salvatore Ferma. Dipingere è il suo modo di rappresentare il pensiero, la sensibilità in forma diversa dalla parola. La propria voce artistica è anche una posizione etica.
–Giovanni Bellio, la sua espressività è: “Il Gesto e la Traccia”.
Usa la spatola come strumento di indagine emotiva. I suoi ritratti cercano la condizione interiore del soggetto, non la sua somiglianza. “Lasciare una traccia di sé: forse è questa la definizione più onesta dell’arte. Un segno autentico che dice: sono stato qui, ho visto, ho sentito, ho amato”.
–Giuseppe Fratantonio, il suo sentire artistico è: “Il Paesaggio come Viaggio interiore”.
Architetto e pittore modicano, fonde il territorio ibleo con il paesaggio dell’anima. I suoi luoghi non sono mai semplici vedute: sono “pensieri di vita” caricati di luce sospesa e di memoria collettiva. Il paesaggio esteriore e quello interiore non sono separati. La sua è una geografia dell’anima che appartiene a tutti.
–Giovanni Giliberto, la sua epifania artistica è: “La Memoria del Legno”.
Intarsiatore e pittore, custode della tarsia lignea nel cuore barocco di Ragusa Ibla. La sua voce artistica è nata da un incontro: aveva quindici anni e un vecchio noce era caduto. Da quel vecchio noce ha creato numerose opere che lo rendono ancora vivo. La sua arte nasce spesso dal desiderio di salvare qualcosa dalla perdita.
–Ignazio Guastella, la sua arte figurativa è: “Uno Specchio della Realtà senza Compromessi”.
Il suo interesse è volto ad estrapolare l’anima (o la “vita”, come la chiama lui) del personaggio che attrae la sua attenzione, per riprodurla, come essenza, sul supporto scelto, con assoluta libertà espressiva. La sua è una visione capace di strappare i veli delle convenzioni, di mostrare le umane fragilità nascoste dietro una maschera.
–Giovanni Lissandrello, il suo percorso è: “La Voce è il Cammino”
Trovare la propria voce artistica non significa padroneggiare le tecniche più avanzate: significa imparare a fidarsi di ciò che si vede, di ciò che si sente, di ciò che si è. Pittore di spicco della scena siciliana contemporanea e figura guida di ARS Iblea, ha costruito questo rapporto di fiducia nel corso della sua esperienza.
–Jed Smith, la sua verve artistica è: “L’Arte come secondo Linguaggio”.
Artista americano che ha lasciato la carriera nella pubblicità per trasferirsi definitivamente in Italia. Usa pittura e fotografia per indagare la vita quotidiana con uno sguardo rinnovato. La sua arte ha il dono di restituire freschezza a ciò che la familiarità ha reso invisibile. Il suo intento è quello di far cogliere il profumo della quotidianità.
–Gianluigi Susinno, il suo soggetto pittorico “Racconta di una Geografia di Appartenenza”.
Il suo tratto è forte, di una forza dirompente; è deciso e marcato nel contenuto che esprime la forza interiore dei soggetti ritratti, una sorta di fierezza che si trasmette a chi guarda. Pur avendo frequentato la Sicilia da piccolo, in realtà ne ha trovato “Casa” da adulto, quella casa interna costruita tutta la vita con la testa e il cuore.
–Agostino Viviani, la sua intima dimensione è: “L’Emozione come Linguaggio”.
Nato a Ibla, pittore autodidatta dal linguaggio sospeso tra figurativo e astratto, concepisce la pittura come un atto di traduzione: portare all’esterno ciò che di solito resta invisibile dentro di noi. Far parlare ciò che le parole non riescono a dire è la cifra più autentica di un artista che ha trovato la propria voce.
Giuseppe Nativo


