
“Non è di tutti saper fare politica, ma di coloro che ne sono dotati. Come ogni arte anche la politica ha i suoi grandi artefici e i suoi artigiani; naturalmente vi saranno anche dei mestieranti; il pubblico sceglie i suoi beniamini anche fra i mestieranti.” — (Da: Il manuale del buon politico, Luigi Sturzo)
Queste parole sembrano scritte stamattina, eppure hanno un secolo. Oggi che la politica a ogni livello – dal contesto globale ai nostri consigli comunali – sembra essersi ridotta a una rissa continua e a puro bullismo, questo pensiero ci ricorda dove sta la radice del problema.
La politica è un’arte. Richiede studio, cura, visione. Abbiamo disperatamente bisogno di “grandi artefici” capaci di guardare al futuro e di “artigiani” che sappiano far funzionare le cose ogni giorno con onestà.
Invece, troppo spesso, la scena a cui assistiamo tutti i giorni è dominata dai mestieranti. Quelli che non sanno costruire nulla, ma sanno benissimo come cavalcare la rabbia, come fare rumore sui social e come trattare gli avversari (o i cittadini) a pesci in faccia.
Ma la parte più amara della frase di Sturzo è l’ultima: “il pubblico sceglie i suoi beniamini anche fra i mestieranti”.
Il bullismo e la superficialità della politica attuale non cadono dall’’alto. Esistono perché quel modo di fare attira l’attenzione, genera “like” e raccoglie voti facili. Se la politica è diventata un teatrino di mestieranti arroganti, è anche perché noi, come pubblico, abbiamo smesso di pretendere la qualità, preferendo il tifo da stadio alla competenza.
Addolora molto dire questo , ma è la verità: se la politica continua ad essere una rissa da bar, è perché il tifo da bar è esattamente quello che premiamo. Ci piace chi urla più forte, ci entusiasma il politico che “asfalta” il rivale, votiamo la faccia simpatica o lo slogan più aggressivo, ignorando la totale incompetenza. Spesso ognuno di noi pensa di non far parte di questo pubblico, e che siano gli altri a farne parte, e invece, forse, dovremmo chiederci se siamo diventati il pubblico ideale per i peggiori attori. Invece di piangere sul degrado del nostro Paese, forse dovremmo iniziare a guardarci allo specchio. Finché si continuerà a fare i “fan” dei mestieranti e dei bulli di turno, non potrà esserci il diritto di lamentarsi se le cose vanno a rotoli.
Se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo ricominciare a cercare gli artigiani.


