
Palermo, 02 luglio 2026 – “Nessuno scompare senza che qualcun altro lo sappia. Quindi, qualcuno sta tacendo”. Tornano a urlarlo, senza mezzi termini, la deputata regionale del Movimento 5 Stelle di Ragusa, Stefania Campo insieme alla rappresentante territoriale del M5S di Ragusa, Najla Hassen, a quattro anni dalla scomparsa di Daouda, avvenuta dopo che aveva denunciato la situazione di sfruttamento in cui lavorava. «Quattro anni in cui la famiglia di un giovane ragazzo è rimasta sospesa senza sapere se continuare a sperare in un suo ritorno oppure affrontare il dolore di un lutto. Quattro anni in cui questa vicenda non ha suscitato l’indignazione che avrebbe meritato e in cui troppo poco si è parlato di un modello economico che continua a reggersi sullo sfruttamento dei più deboli», dichiara Najla Hassen, rappresentante del Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Ragusa. «Daouda aveva fatto ciò che molti non riescono a fare: denunciare. Un’economia fondata sulla moderna schiavitù non può essere considerata sviluppo. È un fallimento civile che riguarda tutti. Per questo è necessario prestare maggiore attenzione alle condizioni in cui lavoratrici e lavoratori operano all’interno delle aziende che sosteniamo con i nostri acquisti. Informarsi e scegliere consapevolmente è un dovere che non possiamo più rinviare. Oggi chi denuncia lo sfruttamento rischia troppo spesso di rimanere solo, di perdere il lavoro e di non trovare più alcuna opportunità. Daouda non ha sbagliato a denunciare. È il contesto ad essere sbagliato, un contesto in cui troppo spesso prevalgono il silenzio e l’omertà. Nessuno scompare senza che qualcuno sappia qualcosa. E questo rende ancora più urgente continuare a chiedere verità e giustizia».
A rilanciare l’impegno sul piano politico è Stefania Campo, deputata regionale del Movimento 5 Stelle: «Sono passati quattro anni dalla scomparsa di Daouda e, in tutto questo tempo, dalla Regione Siciliana e dal governo di Renato Schifani non è arrivata quella presa di posizione forte, netta e convinta che una vicenda di questa gravità avrebbe meritato. Sul caso Daouda è calato un silenzio assordante. Ma ancora più grave è il silenzio sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo, che continua a esistere in Sicilia e a colpire centinaia di lavoratori e lavoratrici. La politica non può limitarsi a commemorare Daouda una volta l’anno. Ha il dovere di creare le condizioni affinché denunciare lo sfruttamento non significhi perdere il lavoro, essere emarginati o mettere a rischio la propria vita. Se oggi molti lavoratori non denunciano è anche perché troppo spesso si sentono privi di tutele e abbandonati dalle istituzioni. Per questo riteniamo che non bastino più le dichiarazioni di circostanza. Servono strumenti legislativi concreti. Come hanno già fatto gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Calabria, che hanno depositato una proposta di legge organica contro il caporalato e lo sfruttamento nel settore agricolo, anche noi avvieremo un confronto con le organizzazioni sindacali, con le associazioni impegnate nella tutela dei lavoratori e con tutte le realtà che conoscono questo fenomeno, per presentare all’Assemblea Regionale Siciliana un disegno di legge organico che rafforzi la prevenzione, i controlli, la tutela di chi denuncia e il sostegno agli imprenditori onesti che ogni giorno rispettano le regole. Il Movimento 5 Stelle continuerà a stare dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, senza alcuna distinzione di nazionalità, e dalla parte di quegli imprenditori che operano nella legalità e che sono i primi a subire la concorrenza sleale di chi fonda il proprio profitto sullo sfruttamento degli esseri umani. Verità per Daouda non significa soltanto chiedere che si faccia piena luce sulla sua scomparsa. Significa pretendere che il governo di destra di Renato Schifani interrompa finalmente anni di silenzi e inerzie e si assuma la responsabilità di cambiare un sistema che continua a produrre sfruttamento, paura e omertà».


