
22 Giugno 2026 – Anche l’Istat certifica la bontà della costa turistica iblea. La fascia costiera della provincia di Ragusa, difatti, rappresenta un modello di sviluppo turistico peculiare e innovativo nel panorama siciliano, strutturato su una logica spiccatamente diffusa e policentrica che rifiuta la tradizionale dipendenza da un singolo polo urbano dominante.
Il territorio si articola in un network integrato di centri costieri e frazioni marinare, tra cui spiccano Marina di Ragusa, il litorale di Scicli con Donnalucata e Sampieri, l’area costiera di Modica e di Pozzallo, e il territorio di Santa Croce Camerina con le località di Punta Secca e Casuzze. Questa configurazione a rete permette una distribuzione della pressione antropica e delle economie turistiche lungo un asse territoriale esteso, creando una sinergia profonda tra le diverse anime della costa iblea.
Secondo le rilevazioni periodiche dell’ISTAT sul movimento turistico regionale, la provincia di Ragusa si posiziona stabilmente tra le aree più dinamiche dell’intera isola per crescita delle presenze e dei flussi complessivi. Il successo di questa porzione di territorio risiede nella felice combinazione strutturale tra la classica attrattività del turismo balneare, caratterizzato da spiagge ampie e incontaminate, e la spinta profonda del turismo culturale, alimentato dal vicinissimo patrimonio barocco del Val di Noto, tutelato dall’UNESCO. Negli ultimi anni, la costa iblea è così emersa come uno dei poli turistici più attrattivi e competitivi della Sicilia, dimostrando la capacità di intercettare target di visitatori eterogenei e internazionali.
A differenza di destinazioni storiche e fortemente concentrate come Taormina, il modello ibleo si caratterizza per il fatto che la pressione dei flussi non si satura mai all’interno di un unico centro circoscritto. Al contrario, i visitatori tendono a distribuirsi in modo fluido lungo la fitta rete di località costiere interconnesse. Sebbene Marina di Ragusa mantenga il ruolo preminente di principale hub e catalizzatore dei flussi ricreativi e nautici, l’intero sistema si estende in modo omogeneo verso le frazioni limitrofe, generando una forma di urbanizzazione e di ospitalità turistica diffusa, che mitiga l’impatto ambientale e sociale sul territorio.
Tuttavia, anche questa area geografica condivide con le altre grandi mete balneari del Mediterraneo la criticità legata a una forte e marcata stagionalità dei flussi. Durante la stagione estiva si registra una straordinaria impennata delle presenze che satura la capacità ricettiva, mentre nei mesi invernali l’attività economica e commerciale subisce una drastica contrazione. Questo andamento altalenante produce un modello socio-economico basato su cicli annuali rigidi e su una crescente dipendenza dalle dinamiche della stagione calda, ponendo interrogativi sulla sostenibilità dell’occupazione locale a lungo termine.
Dal punto di vista dell’assetto immobiliare e urbanistico, la trasformazione antropica della costa iblea si manifesta in modo meno concentrato ma significativamente più esteso rispetto ad altre realtà. Si osserva, infatti, una progressiva ibridazione tra l’uso residenziale stabile della popolazione locale e l’uso prettamente ricettivo del patrimonio edilizio, trainata dal boom delle locazioni brevi distribuite in modo uniforme su più comuni costieri. Il sistema ragusano non raggiunge ancora i livelli di congestione e saturazione del modello taorminese, ma evidenzia una chiara tendenza strutturale alla conversione delle seconde case in strutture extra-alberghiere. La costa di Ragusa si configura quindi come un modello intermedio: una realtà meno polarizzata e più diffusa, ma sempre più orientata alla rendita immobiliare e alla stagionalità, ridefinendo radicalmente il delicato equilibrio tra le esigenze dell’abitare e quelle dell’ospitare.


