
Ragusa, 16 maggio 2026 – Ragusa Ibla, con la luce morbida del pomeriggio che attraversava le arcate di San Vincenzo Ferreri, ieri è diventata il luogo in cui un’idea semplice e potente ha preso forma: costruire inclusione non come slogan, ma come impegno condiviso, come responsabilità collettiva, come promessa concreta per il futuro del territorio.
L’iniziativa “Costruire inclusione. Persone, competenze, imprese: la rete che genera valore”, promossa da Sicindustria Ragusa insieme al Comune di Ragusa e alla Consulta comunale sulla disabilità guidata da Giovanni Brafa, ha riunito attorno allo stesso tavolo imprese, istituzioni, sanità, professioni, terzo settore. Non un convegno, ma l’inizio di un percorso: un cammino che vuole trasformare la collaborazione in metodo, la rete in cultura, la persona in centro di ogni scelta.
Fin dalle prime parole di apertura, è stato chiaro che l’inclusione non è un tema “di settore”, ma un orizzonte che attraversa tutto: lavoro, scuola, servizi, salute, comunità. Un orizzonte che riguarda tutti.
Sul palco si sono alternate voci diverse, ma unite da un filo comune: la convinzione che il territorio ibleo possa diventare un laboratorio di innovazione sociale, un luogo in cui competitività, sostenibilità e coesione crescono insieme. Il sindaco Peppe Cassì, l’assessora Elvira Adamo, il prefetto Tania Giallongo e il vescovo mons. Giuseppe La Placa hanno portato la testimonianza di un’istituzione che non osserva da lontano, ma sceglie di esserci, di partecipare, di assumersi una parte di responsabilità.
I numeri raccontati durante l’incontro hanno restituito la misura della sfida: in Italia solo il 33% delle persone con disabilità con gravi limitazioni risulta occupato, con percentuali ancora più basse nel Mezzogiorno. Una ferita sociale che non può più essere ignorata. Da qui l’appello a un cambio di passo culturale e politico: l’inclusione non può essere confinata all’assistenza, deve diventare politica di sviluppo, leva di competitività, investimento sul capitale umano.
Il presidente di Sicindustria Ragusa, Giorgio Cappello, ha dato voce a questa visione con parole nette: «L’inclusione non è più solo un tema sociale. È una sfida di modernità e sviluppo. Non possiamo permetterci di lasciare indietro energie, talenti, capacità. Le imprese non sono destinatarie di obblighi, ma attori centrali di una nuova visione sociale e produttiva». E ancora: «Da Ragusa parte un messaggio chiaro: quando istituzioni, imprese, sanità, professioni e terzo settore fanno rete, l’inclusione diventa valore reale per tutta la comunità. È questa la sfida del nostro Modello Ragusa 5.0».
Profonda e intensa anche la riflessione del vescovo mons. Giuseppe La Placa, che ha ricordato come il lavoro sia un diritto che non esclude nessuno: «Una società è giusta quando non lascia indietro nessuno. Un Paese diventa generativo quando sa accogliere le differenze e trasformarle in risorse. La rete della partecipazione deve diventare cultura, non solo tema da convegni, ma pratica quotidiana».
Le sessioni di lavoro, dense di contributi tecnici e testimonianze, hanno mostrato quanto sia necessario unire competenze diverse: Inps, Inail, Asp, Centro per l’impiego, sindacati, ordini professionali, associazioni datoriali, cooperazione, terzo settore. Ognuno con un pezzo di responsabilità, ognuno con un pezzo di soluzione.
Al termine dei lavori, con le conclusioni tratte dal vicepresidente di Sicindustria Leonardo Licitra, la volontà condivisa è stata chiara: proseguire, trasformare il confronto in progettazione, costruire una rete territoriale permanente sull’inclusione lavorativa e sociale. Una rete che non si limiti a reagire, ma che sappia anticipare, accompagnare, generare opportunità.
Ieri, a Ragusa Ibla, non si è chiuso un evento. È iniziato un percorso. Un percorso che mette al centro le persone, le loro competenze, la loro dignità. Un percorso che chiede a tutti — imprese, istituzioni, comunità — di fare la propria parte. Un percorso che vuole trasformare l’inclusione in valore, e il valore in futuro.


