I ragazzi “ro prufissuri Cavallo”: un ponte di emozioni lungo 54 anni

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MODICA, 20 Aprile 2026 – C’è un filo invisibile che lega i banchi di scuola alla vita adulta, una fibra resistente che il tempo, pur imbiancando i capelli e solcando i volti, non riesce a spezzare. Ieri, domenica 19 aprile, sotto il sole dolce di una Donnalucata che profuma già d’estate, quel filo è tornato a tendersi con forza. I ragazzi del maestro Vincenzo Cavallo — per tutti, semplicemente, “u prufissuri” — si sono ritrovati ancora una volta, a 54 anni dal diploma di quinta elementare e a 15 anni dal loro ultimo incontro.
Era il 1974 quando quella classe lasciava l’istituto di Santa Marta di Modica. Oggi, quegli alunni “maturat” ma animati da una verve che non conosce anagrafe, si sono guardati negli occhi riscoprendo la stessa complicità di allora. Non è stata solo una rimpatriata, ma un atto di gratitudine verso un uomo che non fu solo un insegnante, ma un maestro di vita, capace di trasmettere autorevolezza e passione, gettando le fondamenta su cui ognuno di loro ha costruito il proprio futuro professionale e umano.
Il ricordo è tornato con nitidezza agli anni tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70. In un’epoca in cui la scuola era spesso fatta di compartimenti stagni, la loro fu un’esperienza pionieristica: una classe mista. L’ingresso di otto ragazze in quarta elementare rappresentò un’eccezione preziosa per il periodo, un esperimento sociale che si è rivelato fondamentale per la crescita relazionale e la maturità di tutto il gruppo.
La cronaca di una giornata speciale
La giornata è iniziata con un tocco di nostalgia e sorpresa: il trasferimento da Modica a Donnalucata non è avvenuto con mezzi ordinari, ma a bordo di un pullman messo a disposizione e guidato da uno di loro, Orazio Modica. Un viaggio nel viaggio che ha dato il via a un fiume inarrestabile di aneddoti.
Tra i tavoli del ristorante, la memoria è riaffiorata con una chiarezza insolita: le corse nei corridoi di Santa Marta, gli insegnamenti rigorosi e paterni del Professore Cavallo, le risate per quegli episodi rimasti sepolti per anni e ora pronti a scatenare nuova ilarità.
Tuttavia, la gioia del presente non ha dimenticato il peso delle assenze. Un pensiero commosso è andato a Vincenzo e Antonio, i compagni che non ci sono più, la cui memoria ha ricordato a tutti la fragilità della condizione umana e l’importanza di celebrare ogni singolo istante di condivisione.
L’appello: un legame che continua
L’anima organizzativa dell’evento è stata, ancora una volta, Giovanni Battaglia, che con cura minuziosa ha coordinato ogni dettaglio logistico affinché tutto fosse perfetto. È stato proprio lui a lanciare la promessa finale: «Non aspetteremo altri quindici anni per rivederci. Dobbiamo farlo presto, anche per riabbracciare chi stavolta non è potuto venire».
La giornata si è chiusa come ogni lezione che si rispetti: con l’appello. Nomi che sono musica per chi ha condiviso l’infanzia, letti rigorosamente in ordine alfabetico, come se il tempo si fosse fermato a quel registro di classe del 1974:
Aprile E., Aprile G., Barone, Barrera, Battaglia, Blandino, Buscema, Burderi, Colombo, Di Raimondo, Floridia, Giallongo, Mallia, Mavilla, Modica A., Modica S., Modica O., Moncada, Petriglieri, Savarino, Terranova.

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