Jannik Sinner, il campione che incarna l’Italia migliore…l’opinione di Rita Faletti

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Jannik Sinner ha conquistato Monte Carlo battendo Carlos Alcaraz e diventando di nuovo il numero uno al mondo. Un traguardo che premia la sua tenacia, il suo talento, la sua professionalità. In campo Sinner è un esempio di fair play: rispetto per gli avversari, compostezza, nessuna polemica gratuita. Fuori dal campo, la stessa serietà e dedizione lo rendono un modello di sportivo e cittadino. Nella conferenza stampa post vittoria, un giornalista ha provato a spostare l’attenzione su un tema sterile e fuori luogo, chiedendogli se avesse cantato l’inno di Mameli. La risposta ironica e un po’ stizzita “L’inno normalmente si canta, no?” ha mostrato quanto sia ridicolo cercare di insinuare dubbi sulla sua italianità. Lo stesso vale per chi, in passato, gli ha chiesto perché non trasferisca la residenza in Italia. Domande di bassa lega, con sfumature politiche, che nulla hanno a che vedere con lo sport. Sinner ha ribadito con orgoglio che essere italiano è una fortuna e ovunque giochi sente il calore del tifo azzurro. “Sono fiero e contento di restituire qualcosa indietro a questa nazione.” Questo è il vero volto dell’Italia che vorremmo: un giovane che lavora sodo, che rispetta le regole, che porta in alto il nome del Paese senza bisogno di proclami e retorica. In un mondo dove spesso si cercano polemiche inutili, Jannik Sinner rappresenta la risposta migliore: la forza dei fatti, la dignità del comportamento, la grandezza del talento. Un campione che non ha bisogno di dimostrare nulla. Il suo esempio parla da sé.

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5 commenti su “Jannik Sinner, il campione che incarna l’Italia migliore…l’opinione di Rita Faletti”

  1. Concordo su tutto, tranne sull’italianita, mera apparenza. Le origini austriache si tramandano di generazione in generazione, la tolleranza per l’occupante non è orgoglio italiano, per nessun sudtirolese.

  2. Sinner, sono orgoglioso di essere italiano, gioco da italiano e per l’Italia.
    Che facciamo gli diciamo che è bugiardo ?

  3. Orazio ispettore privato

    Cittadinanza e nazionalità , mah , boh , mah ; viviamo un epoca transitoria in cui la nazionalità non corrisponderà alla cittadinanza come non mai , prima di ottenere tutti la nazionalità terrestre grazie alla rivoluzione telematica , ma occorreranno secoli , sempre che prima non arrivi la fine del mondo . Visto che i due concetti non corrispondono ancora , si dovrebbe riflettere sulle varie nazionali sportive . Ma gli italiani sono stati fatti come proposto ? È bastata la televisione e ora la rivoluzione telematica ? Far parte di uno stato come cittadini e condividere un cammino storico , sempre che lo si sia condiviso , è sufficiente ? Mah ! Boh ! Mah ! Il divario dopo 167 anni e ancora grande , questo potrebbe apparire ridicolo oltre che scandaloso . La storia come si è data sembra giustificare la sua ragion d ‘essere , ma la storia non si è data come avrebbe dovuto o non sempre o poteva darsi diversamente : guerra in Ucraina, a Gaza, in Iran , Netanyahu , Tramp , Meloni e fede popolare nelle sue promesse elettorali , Berlusconi in politica , basi americane , Mani pulite , servizi segreti americani e italiani e tutto il minestrone che fa la storia politica, economica e ecc

  4. Il principio etnico se lo sono inventato gli americani. In Tirolo hanno avuto torto tutti: da Cecco Peppe con le politiche antitaliane, a Wilson, al Buce – come ti sbagli – con le italianizzazioni forzate, agli stessi sudtirolesi (e che ci dimentichiamo l’appoggio del comune di Termeno ai nazisti in fuga?) fino alla Repubblica che ha creato un modello di convivenza più simile all’apartheid e lo vanta pure. La nazione è un’altra cosa, è una comunione culturale che si contamina inevitabilmente ai confini. Arricchendosi. La storia ha voluto italiani gli altoatesini. Non è una bestemmia né un’ingiustizia: è la natura delle cose. Stupido misurarla con categorie velatamente razziste e otto-novecentesche. Una nazione può essere pacificamente multietnica: sarebbe ora piuttosto di sbarazzarsi dell’inno di Mameli, visto anche – ma non solo – che si canta esclusivamente in italiano. E comunque per me è italiano uno che magna li spaghetti.

  5. Nello sport non c’è nazionalità, il più bravo va applaudito in ogni caso. I tifosi sono la rovina dello sport. Meglio naturalmente se italiano.
    Certe domande sono fatte appositamente per mettere zizzanie, ma i fuoriclasse si distinguono anche fuori dal campo, personalmente vi posso dire che non amano gli italiani da quelle parti, se chiedete un’informazione vi rispondono in austriaco.
    Ma non importa, per me un fuoriclasse può essere di qualsiasi nazionalità.
    Lo sport non ha nazionalità, e chi vince senza barare va applaudito.

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