
Poesia di intenso respiro semantico, assecondata dal bisogno di ripercorrere emozioni, condizioni e situazioni legate al divenire valoriale della cultura dell’antico Giappone, è quella che Elisabetta Pamela Petrolati offre al lettore in questa raccolta poetica, dal titolo emblematico, Samurai e Ryū – L’uomo e il drago. Le protezioni umane e mitologiche, RP libri, 2025.
L’opera, della quale lo scrivente è prefatore, è stata selezionata per la partecipazione a Casa Sanremo Writers, vetrina culturale-letteraria nell’ambito del Festival della canzone alla sua 76esima edizione. Casa Sanremo Writers si svolgerà nella stessa settimana del Festival al Salotto Letterario del Palafiori, collegato con il green carpet al Teatro Ariston. Il 27 febbraio 2026, la poetessa presenterà il suo libro nel corso di un’intervista che sarà tenuta da Maurilio Giordana, noto speaker radiofonico e presentatore ufficiale di Casa Sanremo Writers.
Elisabetta Pamela Petrolati è autrice di cinque raccolte di poesie; collabora con la rubrica Poesia e letteratura di Egitto Ora, è membro onorario dell’Unione Scrittori Palestinesi e anche responsabile dell’Area Multilateralismo Umanitario e Sociale ASI.
Nel titolo del libro di Elisabetta Pamela Petrolati è presente una dichiarazione di poetica attraversata da un simbolismo incentrato sul conflitto e la connessione tra due figure : il Samurai e il Drago (Ryū), mentre le “protezioni umane e mitologiche”, indicate nel sottotitolo, alludono ai mezzi con cui l’uomo e il drago affrontano il mondo, sia a livello fisico che spirituale; l’intento della versificazione della poetessa è quello di esplorare la dualità dell’esistenza umana, la lotta per il controllo e la ricerca di armonia con le forze superiori, attraverso le “protezioni” che ogni individuo sviluppa, siano esse umane o soprannaturali.
Il corpus poetico della raccolta poggia su una variegazione di momenti creativi che includono poesie, haiku e tanka, il tutto convergente nell’unità dialogica tra realtà e mito. La combinazione di queste forme poetiche non è solo una dimostrazione di versatilità di Elisabetta Pamela Petrolati, ma un progetto artistico che sfrutta le specificità di ogni forma per creare un’esperienza di lettura ricca e stratificata.
Le quattro sezioni dell’opera (Il cammino del guerriero; Il drago, l’ombra e il segreto; La donna e il suo tempio interiore e Il commiato e la nostalgia) disegnano il percorso disvelativo di storie di samurai e ronin, donne e guerrieri, natura e spiriti, esplorando temi universali come l’onore, l’amore, la solitudine, il destino e la trasformazione, in un’atmosfera sospesa tra l’Oriente tradizionale e la dimensione interiore dell’anima.
La poesia della Petrolati si snoda come testimonianza d’anima, come colori d’alba, e i versi sono la “coscienza noumenica” di una donna matura con un’ esperienza di vita che passa, fiduciosa e riplasmata, nella metrica delle immagini e nell’armonia dei periodi; gli indugi dell’autrice su certa esegesi delle proprie commozioni non hanno dell’enfasi, ma formano e sono il clima delle celeri pulsazioni del cuore. La poetessa guarda ai dettagli della vita e perciò raccoglie il vento e la luce, aprendosi poi al segno della parola e dicendo a se stessa e agli altri i propri stupori e i propri umori, le proprie perplessità e le proprie paure. E tutto questo trova approdo sulla pagina ricorrendo ora alla poesia, ora all’haiku, che è la forma poetica giapponese più conosciuta, caratterizzata dalla sua estrema brevità e immediatezza e con una struttura metrica fissa; ora al tanka, che è anch’essa una forma poetica giapponese ancora più antica e più lunga dell’haiku e la cui struttura permette una maggiore narrazione e uno sviluppo più profondo del pensiero.
Elisabetta Pamela Petrolati riesce, scegliendo la forma dell’haiku, ad armonizzare elementi semplici e a creare immagini vivide: la luce della luna, il mare calmo e l’idea del contatto delicato. Il lettore non ha bisogno di molte parole per capire che si tratta di uno scenario che invita a rallentare, a guardare il mondo con occhi nuovi e a notare le piccole e gentili interazioni che avvengono intorno , e che sono capaci di aiutare l’esistenza a sperimentare la calma e la meraviglia dei momenti esistenziali:
Lieve il tocco
della gentile luna
sul mare blu.
La poetessa racchiude nei suoi haiku sentimenti che fanno riflettere sulla brevità della vita, sulla natura ciclica delle cose e sulla fragilità della speranza. Proprio come il grano, che ha un tempo limitato per realizzare il suo potenziale, allo stesso modo l’uomo vive il tempo per realizzare le proprie speranze. Il contrasto tra la speranza del grano e l’imminenza della sera crea un senso di urgenza e di malinconia: Il grano spera / una stagione sola. / È già sera.
Significativa, nella seconda sezione della silloge, è la poesia Gli occhi del drago, testo con un’ambientazione crepuscolare dove gli occhi del drago (simbolo, nelle culture asiatiche, di forza, mistero e spiritualità) simboleggiano l’immagine della luce delle candele, luce che non scaccia l’oscurità ma la modella, facendo danzare le ombre senza toccarsi, quasi ad indicare la relazione d’amore tra due persone. La poesia si muove tra attesa e nostalgia all’interno di immagini molto evocative e intrise di profumi (gocce di iris e mandarino, una camelia tra i seni, simbolo di amore e di attesa) legati alla memoria e al desiderio; la descrizione, poi, della stanza come figlia del mai trasfigura il senso di una relazione che esiste solo nei ricordi o nella speranza, ma non nella realtà. Si tratta di una stanza costruita in legno taruki e dipinta con i colori del giardino, i monti Hida (monti giapponesi) e il tatami; una stanza, insomma, che rispecchia un’ ambientazione giapponese in un contesto di nostalgia e distacco, non di fisicità.
Elisabetta Pamela Petrolati riesce a trarre dal suo itinerario esistenziale la monografia di ogni sua proiezione poetica, che trova poi nel verso una rilevanza sintagmatica che suscita, in chi l’ascolta, interesse e attesa:
Vedo un drago
dalla finestra chiusa,
occhi di ghiaccio
annunciano la pioggia –
scroscia a benedizione.
In questo tanka, che è una breve ode alla forza della natura e alla sua capacità di purificare e rinnovare, la poetessa riesce a racchiudere un’immagine e tante emozioni: tensione, ansia, paura per precipitazioni atmosferiche, ma alla fine rovescia completamente l’atmosfera dei versi precedenti, evidenziando come la pioggia, preannunciata da occhi minacciosi, non è sempre un evento negativo, ma anche una “benedizione”. L’immagine iniziale del drago, minacciosa e terrificante, si trasforma in qualcosa di purificatore e rassicurante, facendo emergere il contrasto tra l’apparenza minacciosa di un evento e il suo esito positivo, quasi a sottolineare che, a volte, le cose che si temono di più possono rivelarsi una benedizione.
La realtà dell’amore trova, nella poesia della Petrolati, un’atmosfera di confidenza e di rassicurazione (non aver paura di me), un senso di spiritualità, purezza ma anche di distanza, un afflato di nostalgia per qualcosa di lontano, forse un passato o un luogo irraggiungibile; la poetessa esplora la complessità dell’ amore che è allo stesso tempo profondo e distante, con una versificazione che assume il tono di una supplica e una dichiarazione d’amore, in cui l’io lirico cerca di farsi accettare per la sua vera natura, fatta di “aria” e “nostalgia”.
Ti dico, amore,
non aver paura di me –
celeste sono
di lontana nostalgia:
mia amica è l’aria.
Altro tema presente nella raccolta poetica è l’interazione tra il destino individuale e le circostanze esterne e traumatiche, come la guerra. Significativa è, in tal senso, la poesia Il riso caduto, un testo commovente connotato da un uso sapiente di immagini e simboli: Il riso caduto, che rappresenta la felicità perduta e il percorso doloroso che segue; le Corolle di ciliegio, che evocano la delicatezza, la bellezza e la brevità della vita e della felicità; Spinosi serpentelli che simboleggiano i ricordi dolorosi che si agitano nel passato.
La Petrolati riflette sul rapporto tra destino e tragedia, e il messaggio che trasuda dal testo è che il fato, pur avendo un suo ruolo nel plasmare la vita, non è l’unico responsabile delle sofferenze, perché spesso sono le azioni e le “non-azioni” dell’uomo e influenzare il cammino dell’esistenza: si coglie nei versi un senso di impotenza e una perdita di controllo di fronte a un evento catastrofico come la guerra, che “distribuisce la sua colpa” sulla vita delle persone.
La poesia, che si conclude con l’immagine di una giovane donna, la cui bocca “non potè più chiudersi nell’atteso bacio”, presenta una struttura fluida, con versi liberi che seguono il flusso del pensiero e delle immagini; il tono è malinconico e riflessivo, e l’autrice pone una domanda diretta e straziante: “Quando iniziò la guerra?”. E’ una domanda che rompe il ritmo e porta il lettore al punto cruciale del testo, evidenziando il momento esatto in cui la vita di una persona viene irrevocabilmente cambiata:
Sul soffice tappeto
di corolle di ciliegio
compi piccoli passi
segnando la sottile
strada del destino.
Ma anche il fato
ha la sua colpa
distribuita lungo
il tuo cammino
e se disgiungi le mani
la tua preghiera
non può prodigarsi.
Spinosi serpentelli
sì divincolano
nella schiuma
dei tuoi ricordi.
Quando iniziò la guerra?
A te, allora giovane
donna, cadde il riso
dalla rosea bocca
che non pote’ più
chiudersi nell’atteso bacio.
Un passo
per ogni chicco di riso.
(Il riso caduto)
Questa raccolta di Elisabetta Pamela Petrolati è un significativo viaggio dentro intrecci di silenzi e di ignoto, di armonie, di ricordi e di improvvisi fremiti; è un colloquio che parla accenti di discernimento e di incontri esistenziali , e da cui sorge quel senso e quella fiducia che giustificano la semplicità di uno stile privo di elaborazioni studiate, e l’aderenza del verso ad un ritmo interiore.
Il lettore si trova di fronte ad una versificazione che scuote dal torpore, che tocca un livello inconsueto per il persistente sentimento del trascendente e per lo spirito riflessivo-etico che traluce attraverso la partecipazione vitale della poetessa ai problemi del nostro tempo, ai mali del contesto sociale, come dimostrano le trasparenti immagini dei suoi versi, semplici e pudiche, esenti da orpelli e ricche di precetti e di esempi morali, che fanno di lei, squisitamente sensibile, una donna costruttrice di dialogo interculturale, e ne è dimostrazione la sua scelta di ricorrere a forme poetiche come l’haiku e il tanka.
La poesia di Elisabetta Pamela Petrolati sa reinventare il reale proponendosi come confessione d’identità, e con un’ etica del linguaggio che viene dal profondo del suo essere per restituire misura ontologica che va oltre le mille devianze della dissipazione contemporanea. La sua silloge omaggia con un coraggio senza frontiere il valore dell’amore , la libertà e la dignità della donna, operando una attenta esegesi della fragilità umana all’interno di un dialogo ermeneutico tra realtà e mito, tra l’uomo e gli archetichi più antichi, tant’è che nelle sue notazioni poetiche sembra aleggiare il “Karumi” delle haiku nipponiche di Matsuo Basho, tanta è la levità con cui è filtrata la dolcezza delle immagini che ella trasferisce sulla pagina.
La Petrolati è sicuramente una poetessa che si ferma e guarda per cogliere il mistero che è dentro le cose, la natura, la condizione umana, e la sua poesia piace perché trasfigura il suo mondo interiore contrassegnato dalla presenza dei valori umani che spingono a sintonizzarsi con la lunghezza d’onda dell’eterno.
Nella sua raccolta, concludendo, spicca sempre un’armonia, al di delle scelte poetiche, tra forma e contenuto, poggiati su momenti ispirativi dispiegati con metafore, accostamenti, finezze lessicali e fotogrammi connotativi che riverberano nella partitura strutturale di tutta la silloge, ove il codice linguistico è rapido, vivace e mai monotono, e con un andamento caratterizzato da una forte tensione emotiva, e una notazione psicologica matura e tormentata.





