
Un’opera che si pone l’obiettivo ambizioso di tracciare un ponte tra la gloriosa civiltà dei faraoni e l’Egitto contemporaneo, appare il libro Egitto dono del Nilo. Un fantastico viaggio dai faraoni ad oggi, 2024, nato dalla collaborazione di Alfredo Luvino, archeologo e studioso di egittologia, e Hamed Desouky, laureato in italianistica presso l’Università Ain Sha Shams e profondo conoscitore della cultura egiziana. Si tratta di un libro-guida che non si limita a descrivere i monumenti, ma che si dispiega come racconto di viaggio che tocca i siti iconici (Giza, Luxor, Abu Simbel), soffermandosi anche sulla vita quotidiana nei villaggi lungo il fiume, sull’evoluzione delle tradizioni religiose e popolari e facendo cogliere lo splendore dell’Egitto, del Nilo, delle sue profezie e della sua magia.
Il titolo si ispira ad una celebre frase di Erodoto (450 a. C), contenuta nel secondo libro delle sue Storie, con la quale lo storico osservava come la civiltà egizia fosse concentrata interamente lungo i margini del fiume Nilo, l’unica fonte di acqua dolce in una regione dove le piogge risultavano quasi inesistenti. La forza del libro risiede sicuramente negli autori, se è vero che Alfredo Luvino apporta la precisione scientifica e la capacità di leggere i geroglifici e i simboli del passato, mentre Hamed Desouky offre la “chiave di lettura” della storia egiziana, spiegando l’anima del popolo attuale e come il passato conviva con il presente.
Il lettore si trova in mano un testo ricco di un apparato iconografico e ideale per chi desidera prepararsi a un viaggio in Egitto o per chi, essendoci già stato, vuole dare un senso più profondo a ciò che ha visto; aiuta a capire che l’Egitto non è un “museo a cielo aperto” congelato nel tempo, ma un organismo vivente che pulsa ancora lungo le rive del suo fiume.
La struttura narrativa del volume poggia su una articolata trattazione che tocca quattro interessanti aree: L’Egitto fra realtà storica e fantasia letteraria (L’ambiente, l’Egittologia, La letteratura antico egiziana, Il faraone, etc..); La religione (Il culto di Iside, il Corano, l’Islam, I principali dei); L’arte in Egitto (La pittura, L’architettura, L’arte islamica e copta); La vita quotidiana ( La medicina, L’imbalsamazione, Il papiro, La donna e la famiglia, L’erotismo e la sessualità, I commerci, La cucina tra passato e presente, La danza, Scrittori, poeti, traduttori e registi).
Dal punto di vista artistico, il corposo volume, di 445 pagine, offre otto percorsi che descrivono bellezze architettoniche, dipinti, tombe, luoghi del mare, piramidi, fra i quali “Il Delta e Alessandra”, “Il Cairo, Giza e le piramidi menfite”, “Il Medio Egitto e il sogno di Akhenaton e Nefertiti”, “Luxor, la città dei grandi faraoni tebani”, “Il deserto bianco, le oasi e il sacrificio italiano”.
Nel viaggio descritto in questa opera, “gli autori – scrive Islam Fawzi, italianista, traduttore e docente presso l ‘Università Ain Shams – cercano di colmare le lacune di altri testi sull’Egitto; e lo fanno con maestria e passione verso chi legge così come verso la cultura di cui scrivono. Abbiamo tra le mani un’opera fatta con amore, passione ed esperienza, che continua un viaggio nella storia e nel presente per offrire al lettore italiano una guida panoramica dell’Egitto nelle sue varie dimensioni culturali”.
Alfredo Luvino e Hamed Desouky addentrano il lettore in un viaggio multidisciplinare che collega l’antichità alla modernità, con un particolare rilevante che è quello di non fermarsi solo all’archeologia, ma di spiegare l’anima del popolo egiziano attraverso i secoli.
Interessante, ad esempio, l’analisi del faraone, interpretato non solo come sovrano politico, ma come garante dell’ordine cosmico (Maat), come pure la descrizione delle piramidi presentate non solo come monumenti funebri, ma come il culmine di un’ingegneria sacra che riflette la potenza dello Stato, e con quel rigore archeologico esplicativo dell’evoluzione delle tecniche costruttive; ciò che emerge dal testo è come queste figure (faraoni e piramidi) siano ancora oggi il pilastro dell’identità e dell’orgoglio nazionale egiziano.
Gli autori tracciano anche un filo conduttore tra il politeismo antico e il monoteismo (copto e islamico) dei secoli successivi. Viene spiegato come la spiritualità egiziana sia sempre stata legata ai cicli della natura e del Nilo, e come il concetto di aldilà e della ritualità antica siano sopravvissuti, sotto forme diverse, nelle tradizioni popolari religiose odierne: “gli esseri divini – scrivono gli autori – hanno la capacità di estendere in modo pressoché illimitato la loro possibilità di esistere, di entrare in nomi, attributi, liturgie, fino ad arrivare a identificarsi, e questo è ciò che importa agli uomini, con la realtà che circonda l’’essere umano stesso”, p. 71.
Per quanto concerne l’Islam, il testo evidenzia che “Per i Musulmani, l’Islam è il culmine e il completamento della rivelazione divina ai profeti come Adamo, Noè, Abramo e Gesù”, e che per la teologia musulmana il Corano sarebbe stato dettato da Allah a Maometto, in arabo puro o classico, per il tramite dell’arcangelo Gabriele.
Il libro esplora anche l’estetica egizia soffermandosi sulla pittura come linguaggio simbolico (non solo decorativo), con un’attenzione alla storia artistica egiziana durante il regno del faraone Akhenaton allorché lo stile e l’iconografia acquisirono maggiore naturalezza e diffusero scene di vita quotidiana del faraone; per quanto riguarda l’architettura c’è poi un parallelismo interessante tra le strutture dei templi antichi e le architetture islamiche e moderne del Cairo, che evidenzia come il senso dello spazio e della monumentalità sia una costante nella storia del Paese. Alfredo Luvino e Hamed Desouky scrivono infatti “che le grandi scoperte degli architetti egizi furono tre: la creazione dello spazio esterno, quello dello spazio interno multiplo, la funzionalità”, p. 99.
La donna e la famiglia è uno dei temi più umani del testo. Si parte dalla posizione privilegiata della donna nell’antico Egitto (che poteva ereditare e regnare) per arrivare alla struttura familiare contemporanea; il libro mette in luce il ruolo centrale della donna nella conservazione delle tradizioni e della stabilità sociale, analizzando le sfide della modernità. Per gli egizi la donna era colei che garantiva la serenità della famiglia, allattava i bambini, li portava sulle spalle, li conduceva a scuola; vengono citate anche donne assurte al gradino più alto, vale adire a faraone: Nitocris(IV dinastia), Nefrusobek (XII dinastia), Hatshepsut (XVII dinastia), Tausert (XIX dinastia).
Anche l’aspetto dell’erotismo e della sessualità trova attenzione, grazie all’analisi di “rappresentazioni sulle pareti delle tombe , fra gli ospiti dei banchetti, di donne sinuose e avvenenti che ballano nude, coperte solo di una ghirlanda di fiori al collo e magari una lunga collana che cinge loro il ventre”, p. 135.Il testo offre una prospettiva affascinante anche sul cibo: molti ingredienti usati dai faraoni (come il pane, la cipolla, l’aglio, i legumi) sono ancora oggi alla base della dieta egiziana. Viene descritto il valore conviviale del pasto attraverso piatti iconici, come il ful medames, il koshari, lo shish tawooq, uno spiedino di pollo cotto sui carboni, che rappresentano un legame ininterrotto con la terra del Nilo.
Il libro tratta ancora la danza, sia come espressione religiosa antica (presente nei rilievi dei templi) sia come forma d’arte popolare moderna, con particolare attenzione alla danza orientale non come stereotipo turistico, ma come linguaggio del corpo che esprime gioia, dolore e connessione con la musica tradizionale. Poeti, scrittori, traduttori e registi arricchiscono infine il viaggio narrativo proposto da Alfredo Luvino e Hamed Desouky; viene dato spazio a figure che hanno reso l’Egitto il centro culturale del mondo arabo: Naguib Mahfouz, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1988, che diede forma ad una narrativa araba di portata universale ambientando le sue opere nei luoghi più tradizionali del Cairo; Anis Mansour , nato nel 1924, autore di oltre centosettanta volumi, alcuni dei quali tradotti in francese, olandese e russo; Abbas Mahmoud El Akkad , nato nel 1889, che fu incarcerato per aver criticato il governo del paese; Shadi Abdel Salam, nato ad Alessandria nel 1930, autore di decorazioni i costumi dei più famosi film storici egiziani.
Il libro di Alfredo Luvino e Hamed Desouky, concludendo, non è una semplice guida turistica tradizionale, ma un vero viaggio antropologico e un dialogo interculturale. Il messaggio principale, per ogni tema, è la continuità: nulla si è perso del tutto, e l’Egitto di oggi è il risultato di una stratificazione millenaria che il Nilo continua a nutrire; il volume è sicuramente – come afferma Ossama Fawzy, ideatore e coordinatore di Egitto ora, “un riferimento utile a chiunque voglia approcciarsi all’Egitto o per tutti coloro che vorranno scoprire personalmente le bellezze, uniche e impareggiabili, di questa magnifica terra che, da sempre, ha affascinato il mondo intero”.
I due autori del volume sono riusciti a far convivere le piramidi con la cucina, la danza del ventre con la letteratura moderna e il cinema, dimostrando che l’Egitto continua a vivere nei gesti quotidiani, nei sapori e nella lingua, nella voce di poeti, registi e traduttori ; con il ricorso ad linguaggio fluido e appassionato sono riusciti a spiegare concetti complessi senza usare un gergo troppo tecnico. Tutto ciò rende il volume utile per il viaggiatore colto che vuole guardare oltre il finestrino del pullman, e ideale per lo studente o l’appassionato che cerca una visione d’insieme che colleghi i puntini tra passato e presente.
Il merito di Luvino e Desouky è quello di aver restituito umanità alla storia egiziana, rendendo l’opera un punto di riferimento per chiunque voglia addentrarsi nella bellezza dell’Egitto, luogo al mondo dove il tempo non passa, ma si siede a riposare sulle pietre, guardando il Nilo per scrivere ogni giorno una nuova pagina di una storia che non avrà mai fine, e per praticare un turismo (anche solo mentale) consapevole e rispettoso.




