
A Ragusa, un hotel rifiuta l’ospite israeliana: “Se ritieni che il tuo governo stia agendo in modo appropriato, ti preghiamo di cancellare la prenotazione”.
Giudicare le persone per nascita era una barbarie. Poi è diventato attivismo.

A Ragusa, un hotel rifiuta l’ospite israeliana: “Se ritieni che il tuo governo stia agendo in modo appropriato, ti preghiamo di cancellare la prenotazione”.
Giudicare le persone per nascita era una barbarie. Poi è diventato attivismo.
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34 commenti su “Quando il pregiudizio si sente virtuoso…l’opinione di Rita Faletti”
Se il gestore fosse un ebreo antisionista, farebbe altrettanto clamore, ne scriverebbe?
Lei sta sostituendo l’argomento con l’anagrafe. E’ un ottimo modo per evitare di parlare del fatto principale.
Il fatto principale, infatti, risulta politico, non anagrafico, si chiede se via sia sostegno ad un governo che commette genocidio.
Federalberghi ha diffuso una nota sulla vicenda: rifiutare un turista senza motivo legittimo è illecito, Booking.com ha sospeso l’albergo. Il fatto principale è evidente anche a un bambino: emettere sentenze politiche non è mestiere di un albergatore. Aggiungo: la Corte penale non si è ancora espressa sul presunto genocidio.
“Giudicare le persone per nascita era una barbarie. Poi è diventato attivismo”.
Quindi il suo pensiero vale anche per quella parte di persone di Gaza che sono innocenti? Tipo i bambini?
Sarebbe così gentile da spiegarmi che colpa hanno i bambini in tutto questo? Come valuta il comportamento dei militari dell’IDF quando assassinarono HIND RAJAB? O del comportamento dei coloni? Se io e lei litigassimo però io avessi armi di varia natura e lei sarebbe a mani nude e allo stesso tempo prenderei di mira i suoi famigliari, come riterrebbe questo confronto.
Non si nasconda dietro la classica frase della Corte Penale che si deve ancora pronunciare, o dell’attentato del 7/10 che condanno pienamente.
Probabilmente l’albergatore ha avuto più fegato di prendere una posizione rispetto ad altri/e.
Prendere le distanze da chi condivide idee o posizioni che, a nostro giudizio, possono condurre a un danno collettivo è non solo legittimo, ma doveroso, signora Faletti, non vedo perché l’albergatore non possa selezionare i propri ospiti.
Ci evidenzia la non legittimità dell’atto evidenziando tesi di associazioni di categoria, eppure se l’ONU condanna Israele per tanti atti illeciti a livello internazionale lei non è d’accordo, vero?
Perdoni la mia chiarezza, ma è bene anche fare un briciolo di autocritica ogni tanto, signora.
Viviamo in una società nella quale la libertà di espressione ha raggiunto livelli mai conosciuti prima, ma la libertà, quando non è accompagnata da responsabilità e consapevolezza, può trasformarsi in uno strumento di autodistruzione.
Stiamo assistendo a un cambiamento epocale degli equilibri politici mondiali, con la crescita delle DESTRE radicali e dei nazionalismi. L’invasione russa dell’Ucraina ne è uno degli esempi più drammatici: una grande potenza ha scelto di violare la sovranità territoriale di uno Stato indipendente, riportando in Europa una guerra su vasta scala che sembrava appartenere a un passato ormai superato.
Da allora, il quadro internazionale si è ulteriormente deteriorato. In Medio Oriente, la tragedia del 7 ottobre e la successiva guerra tra Israele (la DESTRA radicale di Netaniau) e Hamas hanno prodotto una devastazione umanitaria enorme, soprattutto nella popolazione palestinese. Anche qui, il conflitto viene letto attraverso contrapposizioni politiche sempre più radicali, mentre la logica della forza sembra prevalere su quella della diplomazia (o no?).
L’ascesa politica di Donald Trump rappresenta un ulteriore elemento di questo cambiamento. Le sue posizioni fortemente nazionaliste e la crescente contrapposizione tra Stati contribuiscono a un quadro internazionale sempre più instabile. La guerra contro l’Iran, i conflitti e le crisi che attraversano il Medio Oriente e le altre aree del mondo dimostrano quanto fragile sia oggi l’equilibrio internazionale.
Anche l’Europa non è immune da questa trasformazione.
Dopo Meloni e Salvini in Italia, l’arrivo di Vannacci, la crescita delle DESTRE nazionaliste in diversi Paesi, il successo dell’AfD in Germania, l’affermazione di forze sovraniste in Italia e la crescente popolarità di Marine Le Pen e Jordan Bardella in Francia raccontano una tendenza comune: il ritorno di un linguaggio politico fondato sulla contrapposizione, sull’identità nazionale e sulla ricerca di un nemico.
Non sto dicendo che la storia si ripeta automaticamente, né che ogni forza di destra sia assimilabile ai regimi autoritari del passato. Sarebbe una semplificazione. Ma è altrettanto ingenuo ignorare le ANALOGIE STORICHE e non vedere i rischi che possono derivare dalla progressiva radicalizzazione del confronto politico.
La mia, quindi, non vuole essere una predica buonista né un appello ideologico.
È semplicemente una riflessione su ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi e sulle conseguenze che potrebbe avere nei prossimi anni.
La storia non si può fermare mentre accade, ma possiamo almeno cercare di comprenderla. E soprattutto possiamo evitare di falsificarla per adattarla alle nostre convinzioni personali. È proprio nei momenti di crisi che la conoscenza della storia diventa indispensabile.
Siamo entrati in una fase nella quale il rischio di un allargamento dei conflitti internazionali non può più essere considerato remoto. Eppure c’è chi invoca libertà e diritti senza rendersi conto che alcune delle forze politiche che sostiene potrebbero, domani, limitarli proprio in nome della sicurezza, dell’ordine o dell’identità nazionale, e mi riferisco a Vannacci.
È questa, a mio avviso, la contraddizione più amara: chiedere più libertà e, contemporaneamente, sostenere chi potrebbe restringerla, frutto di ignoranza e poca etica collettiva molto diffusa in Italia.
La coscienza ed i valori non hanno bandiera, e di sicuro non si svende un valore commerciale per un principio innegabile. Ammazzare bambini e civili non rientra nelle logiche di difesa, nemmeno diverse dichiarazioni terrificanti, e non rientra tantomeno nei dieci comandamenti dei cugini, la cpi non è un format al quale vi sia bisogno di attenersi quando l’ovvio è conosciuto, poi bisognerebbe indagare su quanto accade anche al suo interno.
Ciò che fa o dice un sistema non giustifica il guardarsi allo specchio la mattina.
Poi, il doppio standard, è guardare invece la russofobia, vietando presenze o manifestazioni per nascita a prescindere, senza chiedere come in questo caso se appoggino o meno il governo russo.
@ Assurdo,
vedo che si è scelto un nick appropriato. Io non devo spiegare niente a nessuno che le vicende stesse non siano lì a spiegare e far arrossire per la vergogna chi ipocritamente piange per la morte dei bambini palestinesi e non versa mezza lacrima per gli oltre 520mila bambini nel mondo che vivono in aree di conflitto e subiscono livelli indicibili di violenza, tra essi molti bambini di famiglie cristiane. Ma quelli non esistono, lo sguardo è puntato sui bambini palestinesi. La faccio breve: il 7 ottobre, festeggiato come il “glorioso giorno della resistenza palestinese” è stato la causa della guerra. Israele ha deciso di non porgere l’altra guancia. Il terrorismo andava eradicato. Il “se io e lei litigassimo” è da escludere anche come ipotesi, quello che segue non è esattamente la descrizione dei fatti. Le mani nude dei palestinesi sono un’immagine romantica ma priva di riferimenti reali. Quello che lei chiama fegato io lo chiamo pregiudizio e ignoranza. Buona giornata.
Una volta si diceva che uno raccoglie quello che semina. Israele negli ultimi anni a parte fare le vittime, non mi sembra abbia seminato redenzione e misericordia. Era partito per difendersi dai palestinesi ed è finito a fare guerra anche in Siria, Iran e destabilizzare il Medio Oriente per una provocazione costruita e la conseguente esagerata ritorsione. Ma Israele non vuole espandersi, quello lo fa la Russia perchè non gli basta più il vasto territorio che ha.
Questi fenomeni in Italia e nel mondo sono frequenti non per l’odio verso gli ebrei (alimentato da loro stessi) ma per l’arroganza che hanno gli israeliani quando sono ospiti in altri paesi pretendendo particolari riverenze in quanto prescelti dal loro Dio.
Guarda caso in questi giorni rabbini hassidici anti-sionisti (Satmar) sono stati ricevuti da Trump alla Casa Bianca. Satmar è fortemente anti-sionista e rifiuta la legittimità dello Stato di Israele prima dell’arrivo del Messia. Dopo 50 anni i veri ebrei non solo vengono ricevuti alla Casa Bianca, ma incassano un apprezzamento da parte di Donald Trump rassicurandoli che farà tutto quanto in suo potere per fermare $atanyahu e tutta la cricca dei sionisti.
Come mai la gente comune con i russi non hanno problemi ad accoglierli nonostante la propaganda antirussa dei globalisti €uropei e invece con gli israeliani sono prevenuti nonostante la propaganda li descrive come angeli in terra? Un motivo ci sarà e non è antisemitismo.
Finiamola con questa parola usata e abusata per rifugiarsi quando sono in difficoltà.
@Saru,
a forza di selezionare l’albergatore troverà qualcuno che selezionerà lui. La stima che ho per l’Onu è pari a quella che ho per lo zerbino fuori della porta, con tutto il rispetto per lo zerbino che però è utile. La sua intemerata è un pelo banale, La ringrazio comunque di non volermi fare la predica o rivolgermi un appello ideologico. Interessante il riferimento alle analogie storiche, ma contiene un errore: l’Europa del Novecento trovò la forza e l’unità per combattere contro il nazifascismo per la libertà, l’Europa di oggi ha un altro nemico, altrettanto pericoloso e molto più subdolo, la Russia di Putin, con cui non ha gli strumenti per negoziare la pace se non per via proditoria, bloccando cioè le forniture militari all’Ucraina e opponendosi agli investimenti per la difesa comune. I rischi non derivano dalla radicalizzazione del confronto politico, che non è un confronto ma un ridicolo battibecco, ma dalla fuga dalla realtà, dalla mancanza di coraggio e da una visione distorta di quella che Lei chiama “etica collettiva”. Pretendere la resa dell’alleato aggredito è tutto fuorché etico, è moralmente turpe. Churchill sapeva chi aveva di fronte e sapeva che l’Europa aveva una sola possibilità: sconfiggere Hitler. Alcuni Paesi europei, non i nordici non la Polonia non i Baltici, preferiscono ignorare il problema e continuare a fischiettare. E’ la tragedia che diventa farsa.
Quando a un cittadino russo si chiederà se condivida l’aggressione brutale di Mosca all’Ucraina, potremo dire che la doppia morale è stata messa in soffitta.
Signora Faletti, noto che lei non accetta le critiche, pur amando criticare. Poiché è stata lei a scrivere su Israele, io mi sono limitato a rispondere; pertanto, è del tutto inutile spostare adesso il discorso sui bambini di tutto il mondo. Forse, accecata dalla rabbia, ha letto male il mio messaggio: io facevo esplicito riferimento alle persone innocenti di Gaza, poiché ritengo che Hamas sia una milizia terrorista che vada estirpata. Secondo il suo ragionamento, per combattere la mafia dovremmo forse bombardare l’intera Sicilia? Ho estremizzato il confronto proprio per rendere l’idea, sperando che non possa fraintendere.
In merito al mio esempio (“se io e lei litigassimo”), escludo anch’io categoricamente tale ipotesi, serviva solo a illustrare la sproporzione tra attacco e difesa, un punto che lei ha chiaramente preferito glissare. Posso tuttavia fornirle alcuni dati, come ben sa, Israele ha sganciato circa 220.000 tonnellate di bombe sulla Striscia di Gaza, utilizzando armi al fosforo bianco, bombe a grappolo e altri ordigni altamente distruttivi come le MK-84 e i “Bunker Buster”(vietate da diverse convenzioni). Sono stati inoltre mobilitati oltre 130.000 uomini, oltre a elicotteri, aerei e mezzi di terra. Secondo lei, questa è la giusta proporzione tra attacco e difesa? Dovremmo quindi condannare tutti i palestinesi solo perché alcuni di loro hanno festeggiato il 7 ottobre come il “glorioso giorno della resistenza”? E non potremmo, al contrario, condannare gli israeliani per l’uccisione di oltre 73.000 persone?
Proprio come fa Lei con la doppia morale che tiene nel suo sottotetto….
Infatti la Russia con la scusa del Donbass ormai è arrivata alle porte di Lisbona mentre i sionisti scorrazzano senza nessuna sanzione per tutto il Medio Oriente perchè si deve difendere dai terroristi.
Esattamente. Ad oggi nessun russo è stato escluso chiedendo se appoggia o meno il suo governo. È stato escluso per anagrafe, al contrario dell’israeliano.
Questo è il doppio standard.
Si fa passare una causa anagrafica per l’israeliano, quando tale non è, ma non per il russo.
E se tutto nascesse dal Accordo di Abramo?
Quando può fare piacere all’ Iran, sciita, che i loro fratelli sunniti si alleano con Israele?
l’Iran, non vuole solo l’estinzione di Israele, vuole essere egemone in Medio Oriente, vuole sottomettere gli altri stati e regni.
Per questo foraggia ed arma Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina, Huthi in Yemen, con la benedizione della Russia a cui un eventuale dominio dell’Iran in Medio oriente non dispiace. Il tutto sotto lo sguardo attento della Cina che con pragmatismo cerca di ottenere i massimi benefici possibili e senza colpo ferire indebolisce Russia, USA ed Iran.
Ricapitolando, Accordi di Abramo, aggressione dell’Ucraina, 7/10, Siria, costoletta russa/iraniana sacrificata, aggressione all’Iran, con l’approvazione dei sunniti, Venezuela e Cuba, una catena che sembra programmata per abolire le regole internazionali e far valere solo la legge del più forte, costi quel che costi.
Tutto questo con un Europa impreparata e sotto le subdole influenze straniere che sovvenzionano politici, movimenti e singoli cittadini per destabilizzare la democrazia su cui è fondata.
La vecchietta senza tessera verde rifiutata all’ingresso delle poste non ha fatto nessun scalpore??
@Rita Faletti
La ringrazio per la lezione di storia, anche se temo che Churchill, Hitler, Putin e l’ONU siano stati convocati in una discussione che era partita da un albergatore.
Il problema, infatti, è proprio questo: quando un’argomentazione non trova una risposta nel merito, è sempre più facile spostare la discussione su un terreno più conveniente. Io ho parlato dei limiti della libertà, della responsabilità individuale e dei rischi della radicalizzazione politica; lei mi risponde parlando della resa dell’Ucraina. Ma io non ho mai sostenuto la resa dell’Ucraina. È una posizione che mi attribuisce e che, quindi, può comodamente confutare senza dover rispondere a ciò che ho realmente scritto.
Quanto alla Russia, non ho alcuna difficoltà a considerarla una minaccia per l’Europa; anzi, l’ho sempre fatto. Ma non capisco perché riconoscere un pericolo esterno debba impedirci di vedere quelli interni. Una democrazia può essere minacciata contemporaneamente da chi la aggredisce dall’esterno e da chi, dall’interno, pretende di restringerne progressivamente gli spazi di libertà. Le due cose non si escludono affatto.
Curioso, poi, il richiamo a Churchill e alle analogie storiche. Mi rimprovera di averle utilizzate e, subito dopo, ricorre proprio a Churchill e Hitler per interpretare il presente. Evidentemente le analogie storiche diventano pericolose soltanto quando le utilizza l’interlocutore.
E veniamo all’“etica collettiva”. Difendere l’Ucraina è certamente una posizione legittima; ma l’etica non può essere ridotta alla scelta del nemico geopolitico di turno. Significa anche interrogarsi su quale società vogliamo costruire mentre affrontiamo le minacce esterne.
Infine, una precisazione: definire “banale” un ragionamento non significa averlo confutato. È semplicemente un giudizio sul ragionamento. Allo stesso modo, definire l’ONU uno “zerbino” può essere una battuta efficace, ma non costituisce un’argomentazione.
E, a proposito dell’ONU, trovo singolare che si possa liquidare con disprezzo un’istituzione internazionale e, contemporaneamente, pretendere che l’Europa costruisca la propria sicurezza attraverso una maggiore cooperazione internazionale. Attaccare sistematicamente le istituzioni sovranazionali è, del resto, una caratteristica ricorrente di certa retorica populista: ieri Di Maio, Di Battista, Conte e Salvini, oggi Vannacci e altri esponenti della destra populista. Cambiano i protagonisti e le sfumature ideologiche, ma rimane spesso la stessa insofferenza verso le istituzioni e gli organismi sovranazionali.
Insomma, possiamo continuare a parlare di Churchill, Putin, Hitler e degli zerbini, ma prima o poi sarebbe interessante tornare alla domanda iniziale: quali sono i limiti della libertà individuale e dove comincia la responsabilità verso gli altri?
È esattamente lì che, mi pare, il suo ragionamento abbia preferito cambiare strada.
Quanto a Netanyahu e alla destra radicale israeliana, può difenderne le posizioni quanto ritiene opportuno. Io continuerò, invece, a giudicare le azioni dei governi e delle forze politiche sulla base dei loro comportamenti e delle loro conseguenze, indipendentemente dalla bandiera sotto la quale vengono compiute.
È tipico dei sovranisti di destra che ritengono zerbini tutte le istituzioni sovranazionali, sia l’Onu, sia l’unione europea, sia la Nato.
Già, molti in Italia ed in Europa sono convinti di potere essere autosufficienti. È proprio quello che vuole Putin, ma anche Trump.
Siamo messi bene, direi che la direzione dell’Europa andando verso il sovranismo per ogni singolo stato: Germania, Francia ed Italia in primis è proprio la direzione opposta a ciò che serve per poter contare in un momento drammatico che sta vivendo il mondo, nelle mani dei pazzi Trump e Putin…
Lei signora Faletti, è sempre impegnata a difendere a spada tratta la politica estrema e di estrema destra di Israele?
Eppure le conseguenze le stiamo vivendo e le vivremo in un immediato futuro.
@Salvatore
condivido quanto ha scritto, a partire dagli accordi di Abramo, la classica goccia. Hamas, e dietro Hamas l’Iran, vedeva nella normalizzazione che si stava per formalizzare tra Israele e Arabia Saudita, una ulteriore presa di distanza da parte dei Paesi arabi moderati, dopo Bahrein, Marocco, Emirati e Sudan, e prima ancora Egitto e Giordania, dalla questione palestinese, usata come pretesto politico nella regione mediorientale per attaccare o delegittimare l’esistenza dello Stato di Israele. Il fatto che l’Iran prenda di mira gli asset sensibili americani nei Paesi del Golfo è la dimostrazione che il regime degli ayatollah vuole costringere gli americani ad andarsene per prendere il controllo di tutta la regione.
Oggi, più che mai, possiamo forse essere certi di una cosa: il vero “male assoluto” della politica italiana è diventato il populismo.
Un populismo che ha avuto in Silvio Berlusconi uno dei suoi primi grandi interpreti e che, dopo di lui, ha spalancato le porte a una stagione politica nella quale personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo e figure prive di adeguata esperienza istituzionale sono riusciti a conquistare il consenso di milioni di italiani. Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e l’intero carrozzone del Movimento 5 Stelle ne sono stati l’esempio più evidente.
Una stagione che ha prodotto promesse mirabolanti, slogan accattivanti e soluzioni semplicistiche a problemi complessi, lasciando però in eredità, tra le altre cose, un enorme incremento del debito pubblico.
Poi sono arrivati altri interpreti del populismo: Salvini, Meloni e una politica sempre più costruita sulla capacità di intercettare paure, rabbia e malcontento, piuttosto che sulla responsabilità di spiegare agli elettori ciò che è realmente possibile fare.
Il paradosso è che gli italiani continuano a inseguire questa stessa scia, nonostante gran parte delle promesse elettorali e dei sogni stratosferici propagandati negli anni si siano rivelati irrealizzabili. Le conseguenze, purtroppo, non sono state soltanto la delusione degli elettori, ma anche nuovi costi, nuovo debito e problemi rimasti sostanzialmente irrisolti.
E oggi, come se non bastasse, celebriamo con entusiasmo un altro personaggio che, a mio avviso, rappresenta perfettamente questa deriva: il generale Roberto Vannacci.
Il dato più sconfortante è che una parte significativa dell’elettorato sembra ancora pronta ad acclamare chi offre risposte semplici, slogan forti e nemici da additare, anziché soluzioni serie e realistiche.
E così l’Italia continua a scendere, lentamente ma inesorabilmente, lungo una china nella quale il consenso sembra contare sempre più della competenza, la propaganda più della realtà e l’applauso più della responsabilità.
Forse il problema, alla fine, non sono soltanto i populisti, ma, un Paese che continua a premiarli.
Ditemi della vecchietta che è mia nonna, doveva ritirare la pensione per darla a me che non voglio lavorare(SARO)
la vecchietta è solo simbolo, fai pure finta di non capire, se per voi è stato normale vietare alla gente di entrare nei propri posti di lavoro non fate scalpore poi se un albergatore non fa entrare un israleliano, la logica di discriminazione è la stessa. ciao ipocriti.
Bartolo e non saro come siete convinti, ma poi chi sarebbe sto saro.
Sono bravissimo a mettermi i like da solo!!! (SARO)
Ciccio
È rimasto solo lui a credere a Biancaneve.
O Meloni, o Renzi, o Schlein, o Conte, o Vannacci, non cambia nulla, tutti devono ubbidire a Bruxelles, o a casa.
La nostra Italia è stata svenduta dai suoi pdioti Prodi e D’Alema quando hanno firmato il trattato di Lisbona.
La nostra Costituzione, le nostre leggi devono sottostare a quel trattato.
Non sono i populisti la rovina dell’ Italia, è tutta la politica con chi sta al pappamento che ha ridotto in macerie l’Italia.
E non stanno al potere perché votati dai cittadini, perché non li vota nessuno, stanno al potere grazie agli inciuci creati da loro stessi con coalizioni che gli permete di superare lo sbarramento.
Svegliaaaaa che alle favole crede solo lei.
Inutile che cambia nome appoggiando le sue favole, ormai i cittadini hanno aperto gli occhi, e sanno benissimo che le promesse elettorali non li mantiene nessuno.
A proposito oggi un’altro premier europeo ha preso una bella batosta, il cancelliere tedesco. A picco totale.🤣🙋🙋
E lei è contento che il cancelliere tedesco abbia preso una batosta.
Ma se sono tutti uguali e tutti devono ubbidire a Bruxelles perchè si rallegra?
Invece pensi a quanto è fortunato che fin quanto dobbiamo ubbidire a Bruxelles lei può sempre dire la sua,
mi creda se dovessimo rispondere a Mosca la verrebbero a prendere a casa di notte e poi potrebbe cadere accidentalmente da una finestra.
@Rita Faletti
E adesso che sappiamo che Netanyahu era stato avvertito della possibilità di un attacco il 7 ottobre, come la mettiamo? Continuiamo tranquillamente a chiamarla «difesa» e archiviamo la questione con un’alzata di spalle?
Perché, se quelle informazioni erano realmente disponibili e furono ignorate, qualche domanda sarebbe il caso di farsela. A meno che non si voglia sostenere che un governo possa sapere che sta per arrivare un attacco, non impedirlo e poi utilizzare proprio quell’attacco come legittimazione per tutto ciò che viene dopo. Sarebbe una concezione della «difesa» decisamente creativa.
Ma immagino già la risposta: Netanyahu avrà fatto bene, Hamas è il colpevole di tutto, Israele aveva il diritto di reagire e chiunque sollevi qualche dubbio è automaticamente un sostenitore dei terroristi. È una tecnica argomentativa formidabile: elimina il problema semplicemente eliminando le domande.
Il punto, però, è un altro. Da tempo era possibile intuire dove avrebbe portato una politica fondata sulla forza, sull’espansione del conflitto e sulla trasformazione di un intero popolo nel prezzo da pagare per sconfiggere Hamas.
E qui arriviamo al capolavoro politico: distruggere Gaza per combattere Hamas e chiamare tutto questo «difesa». Come se le parole potessero cambiare la realtà. Come se cambiare l’etichetta a una guerra potesse cancellarne le vittime.
Ma la storia ha un difetto imperdonabile per chi ama le guerre: non finisce quando lo decide il vincitore di turno.
Prima o poi arriva il giorno della reazione. Arriva il momento in cui chi ha subito cerca di restituire ciò che ha ricevuto. E così nasce la spirale perfetta: un atto di violenza giustifica il successivo, che giustifica quello dopo ancora. Alla fine tutti dichiarano di «difendersi» e nessuno, naturalmente, sta mai facendo la guerra.
E poi ci sono gli incontri che sembrano organizzati dalla storia per rendere tutto ancora più surreale: Netanyahu e Trump. Uno specialista della guerra preventiva e l’altro convinto che la politica internazionale sia una specie di reality show nel quale vince chi urla più forte. Una combinazione rassicurante, soprattutto per chi spera nella pace.
E non dimentichiamo Putin.
Se vogliamo cercare il punto di svolta della devastazione dell’ordine internazionale degli ultimi anni, l’invasione dell’Ucraina è certamente uno degli eventi centrali. Prima l’interferenza nelle democrazie occidentali, poi l’aggressione all’Ucraina, quindi l’indebolimento dell’ordine internazionale e, a cascata, la progressiva normalizzazione dell’idea che la forza militare sia nuovamente lo strumento principale per risolvere le controversie.
Poi Trump torna alla Casa Bianca, Israele riceve un sostegno praticamente senza condizioni, Gaza viene devastata, il conflitto si allarga all’Iran e improvvisamente ci ritroviamo tutti a osservare una polveriera chiedendoci chi abbia acceso la miccia.
Naturalmente ognuno continuerà a raccontare la propria versione: Putin dirà di essersi difeso, Netanyahu dirà di essersi difeso, Hamas dirà di essersi difesa, Trump dirà probabilmente di aver fatto un grande affare.
E noi dovremmo persino scegliere quale di queste «difese» ci piace di più.
Il problema è che, mentre i leader spiegano al mondo le nobili ragioni delle loro guerre, sono sempre gli altri a morire.
Questa è la parte che trovo più inquietante: la trasformazione della guerra in una normalità politica, della vendetta in strategia e delle vittime in semplici «danni collaterali».
Possiamo continuare a scegliere il nostro cattivo preferito e il nostro eroe preferito. È molto più semplice.
Oppure possiamo finalmente riconoscere una cosa elementare: quando tutti sostengono di combattere soltanto per difendersi, forse il problema è che qualcuno sta mentendo.
E mentre loro continuano a giocare a scacchi sulla mappa del mondo, noi dovremmo almeno avere la lucidità di capire che sulla scacchiera non ci sono pedine.
Ci sono esseri umani.
E il conto, prima o poi, arriva sempre.
Concetto, la signora Faletti si sta informando, lei non sapeva di stà storia che Benjamin era stato informato, e poi pensava che Trump fosse stato eletto la prima volta senza lo zampino di Vladimir, la signora Faletti sa benissimo che Vladimir è un “santo” in terra, basta che segue le indicazioni dei loro agenti Paolo e Gino e capirà meglio.
Saru, coraggio, state scoprendo anche voi qualcosa con qualche anno di ritardo. Ancora un po’ di tempo e leggerà per la prima volta diversi fatti risaputi da anni, anche la sua stampa igienica ne parlerà. Ad esempio il russiagate, di cui ancora parla a vanvera, smontato in tribunale, senza prove, ed anzi, orchestrato da qualcuno dei suoi idoli in terra… Piano piano, pazienza….
Dopo qualche anno anche lo (……) del villaggio ha finalmente capito che era tutto programmato per radere al suolo Gaza.
Che Israele aveva programmato tutto, e ha anche aperto il fuoco sui propri cittadini.
Meglio tardi che mai.
Ci arriva sempre dopo,😂😂😂
@Concetto
l’idea che un giornale d’opposizione voglia danneggiare Netanyahu e faccia uscire una notizia così clamorosa proprio nel giorno in cui sono state formalizzate le liste elettorali per il voto del prossimo ottobre non è da escludere, benché Haaretz, in passato, non abbia risparmiato critiche ad esponenti di altri partiti. In una democrazia è fisiologico che un giornale di opposizione attacchi il governo. Quello che mi lascia perplessa non è tanto che il New York Times non abbia sottoscritto l’accusa, quanto la natura stessa dell’accusa: sostenere che un primo ministro fosse stato avvertito in anticipo di un attacco come il 7 ottobre e non abbia agito significa attribuirgli una responsabilità enorme. Per un’affermazione del genere servono prove eccezionalmente robuste.
Vero, per un’affermazione del genere servono prove eccezionalmente robuste.
Ma le conseguenze, l’enorme distruzione e quella che appare una sproporzione drammatica nei confronti della popolazione palestinese nella striscia di Gaza costituiscono già un elemento di estrema gravità. La possibilità concreta di uccidere, in questi anni, oltre 73.000 palestinesi nella Striscia di Gaza, secondo gli ultimi dati disponibili riportati dall’ONU/OCHA sulla base delle comunicazioni del Ministero della Salute di Gaza, rappresenta, quantomeno, un’evidenza di proporzioni eccezionali.
Ma, se lei non riconosce neppure i dati e le fonti dell’ONU, allora va bene tutto.
Vero, signora Faletti?
Waooohhhh anche Saru Ciccio concetto Peppe Vincenzo marco Italiano scocciato ha capito finalmente che Israele aveva programmato per sterminare i palestinesi.
Ha scoperto l’America dopo 100 anni
Il ministero della Salute di Gaza è in mano a Hamas. E’ Hamas a fornire i dati che i media occidentali prendono per buoni e diffondono. Per quanto riguarda l’Onu, Guterres ha quasi concluso il proprio mandato e ha ammesso, con qualche ritardo, che alcuni relatori sono fuori controllo. Quindi, tra dipendenti dell’Unrwa che hanno preso parte attiva alla strage del 7 ottobre, dittature che all’Onu hanno il potere di veto e lo usano per coprire i crimini dei gruppi terroristici finanziati dal regime islamico, corruzione e altre bellurie, la mia disistima per quella organizzazione nata per altri fini da quelli che persegue da anni è più che giustificata.
Per non parlare del qui pro quo dell’ONU che non ha potere di creare stati o sottrarre terre, che aveva fatto una semplice proposta di divisione, non accettata dal mondo arabo, ma che nulla ha fatto quando quel territorio è stato invaso.
Si anch’io, molta disistima.