Una lettera aperta per salvare il centro storico di Modica. Riceviamo

Tempo di lettura: 2 minuti

Gent.mi
Questa lettera nasce dall’amore per Modica e dalla preoccupazione di chi non vuole assistere, quasi impotente, al progressivo impoverimento umano, commerciale e sociale del suo centro storico.

Non intendo rivolgere una critica fine a sé stessa. Voglio, piuttosto, lanciare un monito costruttivo e un appello alla responsabilità, nella convinzione che Modica abbia ancora tutte le possibilità per invertire la rotta.

È doveroso riconoscere che l’Amministrazione comunale e il Comitato del Centro Storico si stanno muovendo, affrontando problematiche che certamente non sono semplici e che richiedono tempo, risorse e collaborazione.

Ma ritengo che ciò che si sta facendo non sia ancora sufficiente rispetto alla gravità della situazione.

Il centro storico non può più aspettare.

QUANDO BASTAVA DIRE: “CI VEDIAMO AL CORSO”

Chi ha vissuto la Modica di qualche decennio fa conserva nella memoria un’immagine molto diversa da quella che oggi incontriamo percorrendo il Corso Umberto I.

Non servivano messaggi, telefoni cellulari o appuntamenti fissati con precisione.

Bastava dire:

“Ci vediamo al Corso.”

E il punto d’incontro era quello.

Il Corso Umberto I rappresentava il cuore della città: elegante, frequentato, vivo.

Era il luogo delle passeggiate, delle conversazioni, delle amicizie e delle conoscenze. Era il posto nel quale i giovani si incontravano e nel quale nascevano relazioni destinate talvolta a durare tutta una vita.

C’erano i negozi, le botteghe, i bar, i ristoranti e soprattutto le persone.

Tra i luoghi più conosciuti vi era il Bar del Corso, già noto come Latteria Ciacera.

“Ciacera” era un riferimento naturale per generazioni di modicani.

“Ci vediamo al Bar del Corso.”

Quelle parole facevano parte della quotidianità della città.

Oggi dobbiamo prendere atto che, proprio pochi giorni fa, il Bar del Corso ha definitivamente chiuso dopo oltre ottant’anni di attività ininterrotta.

Non è soltanto una saracinesca che si abbassa.

È la fine di una lunga storia commerciale e umana che appartiene alla memoria di Modica.

Ed è un segnale che non possiamo ignorare.

IL CORSO E LA MIA STORIA PERSONALE

Per me il Corso Umberto ha un significato ancora più profondo.

Era il 15 agosto di tanti anni fa quando, proprio al Corso, ebbi la fortuna di conoscere quella che sarebbe diventata mia moglie.

Da quell’incontro è nato il nostro amore e, da quell’amore, è nato nostro figlio.

Un figlio che abbiamo cercato di crescere trasmettendogli quei principi, quei valori e quelle regole che ogni genitore vorrebbe vedere nei propri figli: rispetto, educazione, responsabilità, amore per la famiglia e per gli altri.

Oggi, con grande soddisfazione e con l’orgoglio di ogni genitore, lo vediamo accanto a una splendida e intelligente compagna di vita, con la quale condivide un percorso fondato su quei valori che abbiamo cercato di trasmettergli.

Ecco perché, quando penso al Corso, non penso soltanto ad un luogo.

Penso alla vita.

Penso agli incontri che possono cambiare un’esistenza.

Penso alle famiglie che possono nascere.

Penso ai giovani che oggi dovrebbero poter trovare nel centro storico non soltanto monumenti da fotografare, ma occasioni per incontrarsi, conoscersi e costruire il proprio futuro.

Vorrei che le nuove generazioni potessero vivere ciò che abbiamo vissuto noi, naturalmente in una forma nuova e adeguata ai tempi.

IL CENTRO STORICO DEVE TORNARE AD ESSERE ABITATO

Non possiamo pensare al centro storico esclusivamente come ad un patrimonio architettonico da tutelare.

Il patrimonio più importante sono le persone che lo abitano e lo frequentano.

Un centro storico senza residenti, senza giovani, senza attività commerciali e senza luoghi di aggregazione rischia di trasformarsi in un magnifico scenario privo di quella vitalità che lo rende veramente una città.

Per questo dobbiamo creare le condizioni affinché i giovani possano tornare a vivere nel centro storico.

Occorre favorire:

  • il recupero delle abitazioni inutilizzate;
  • agevolazioni per giovani coppie e famiglie che scelgono di risiedere nel centro;
  • incentivi per nuove attività commerciali e artigianali;
  • sostegno a bar, ristoranti e servizi di prossimità;
  • spazi per associazioni, cultura, musica e iniziative giovanili;
  • eventi distribuiti durante tutto l’anno e non soltanto in occasione delle manifestazioni più importanti;
  • percorsi capaci di collegare cultura, turismo, commercio e identità locale.

L’obiettivo deve essere semplice ma ambizioso:

fare in modo che nel centro storico si possa vivere, lavorare, incontrarsi e costruire una famiglia.

SICUREZZA E PRESIDIO DEL TERRITORIO

C’è poi un aspetto che non può essere trascurato: la sicurezza dei cittadini.

Un centro storico vivo è anche un centro storico sicuro.

Quando le strade sono frequentate, i negozi sono aperti, i residenti sono presenti e le famiglie vivono il quartiere, aumenta naturalmente anche il controllo sociale del territorio.

Ma è necessario garantire anche una presenza istituzionale adeguata.

Ricordiamo come, un tempo, il centro storico fosse caratterizzato anche dalla presenza e dal presidio dei Carabinieri, che rappresentava per cittadini, commercianti e famiglie un importante punto di riferimento e di sicurezza.

Oggi, senza voler idealizzare il passato, dobbiamo recuperare quello stesso senso di presenza dello Stato e delle istituzioni sul territorio.

Occorre pertanto valutare, in collaborazione con le Forze dell’Ordine, forme di presidio, controllo e vigilanza del centro storico che garantiscano maggiore sicurezza soprattutto nelle ore serali e notturne.

La sicurezza non è un elemento secondario della rigenerazione urbana.

È una condizione indispensabile affinché le persone tornino a frequentare il centro con serenità.

Un giovane deve poter uscire la sera.

Una famiglia deve poter passeggiare.

Un commerciante deve poter lavorare senza sentirsi solo.

Un anziano deve poter vivere il proprio quartiere senza timori.

Dove torna la gente, torna la vita. Dove torna la vita, deve tornare anche la sicurezza.

IL RECUPERO DEGLI IMMOBILI È ORMAI URGENTE

Altro tema fondamentale è quello degli immobili abbandonati, degradati o che necessitano di interventi urgenti.

È indispensabile una ricognizione complessiva del patrimonio edilizio del centro storico, individuando gli edifici che presentano criticità sotto il profilo della sicurezza, del decoro e della conservazione.

L’Amministrazione dovrebbe utilizzare con determinazione gli strumenti previsti dalla normativa vigente affinché i proprietari provvedano agli interventi necessari.

Nei casi in cui ciò non avvenga e laddove ricorrano i presupposti previsti dalla legge, dovranno essere valutate anche forme di intervento pubblico, compresa l’eventuale acquisizione di immobili di particolare interesse, per poi procedere al loro recupero e alla loro valorizzazione mediante procedure pubbliche.

Non possiamo accettare che immobili di pregio rimangano per anni abbandonati mentre il centro perde progressivamente residenti e attività.

Recuperare un edificio significa recuperare un pezzo della città.

L’EX CINEMA MODERNO E L’EX EDIFICIO DEI CARABINIERI

In questo quadro meritano una particolare attenzione due immobili pubblici: l’ex Cinema Moderno, di proprietà comunale, e l’ex edificio dei Carabinieri.

Sono spazi che potrebbero diventare elementi strategici di un nuovo progetto per il centro storico.

Occorre aprire una seria riflessione sul loro futuro e verificare concretamente la possibilità di destinarli ad attività culturali, sociali e aggregative.

L’ex Cinema Moderno potrebbe diventare uno spazio dedicato al cinema, al teatro, alla musica, alle conferenze e alle iniziative delle associazioni e dei giovani.

L’ex edificio dei Carabinieri potrebbe anch’esso essere recuperato e inserito in un più ampio progetto di rigenerazione urbana e di servizi alla comunità.

Non lasciamo che il patrimonio pubblico diventi patrimonio inutilizzato.

MODICA, CITTÀ DEL CIOCCOLATO

Abbiamo inoltre un’identità che può rappresentare uno straordinario motore economico e turistico:

Il Cioccolato di Modica non deve essere soltanto un prodotto da acquistare.

Può diventare un elemento permanente della vita del centro storico.

Botteghe, laboratori, degustazioni, percorsi, iniziative culturali, eventi e attività rivolte ai giovani potrebbero contribuire a costruire una vera “via del cioccolato”, integrata con il patrimonio barocco e con le attività commerciali del centro.

La nostra identità deve produrre economia, occupazione e soprattutto vita.

UN MONITO, MA ANCHE UNA MANO TESA

Questa lettera è un monito alla Sindaca, alla Presidente del Consiglio Comunale, al Comitato del Centro Storico e a tutte le istituzioni.

Ma è anche una mano tesa.

So bene che amministrare una città non è semplice.

So che esistono problemi economici, burocratici e amministrativi.

So che molte decisioni richiedono tempi e risorse.

Ma proprio per questo è necessario accelerare.

Il rischio è che, mentre discutiamo, altre attività chiudano, altri immobili si deteriorino e altri giovani scelgano di vivere altrove.

La chiusura del Bar del Corso, dopo più di ottant’anni, deve rappresentare per tutti noi un campanello d’allarme.

Non aspettiamo che il centro storico perda altre attività, altre famiglie e altre occasioni di socialità.

UNA NUOVA STAGIONE PER MODICA

Non dobbiamo vivere prigionieri della nostalgia.

Il passato deve servirci per capire ciò che abbiamo perduto e per costruire ciò che vogliamo ritrovare.

Non possiamo riportare indietro il tempo.

Possiamo però riportare vita nel centro.

Possiamo fare in modo che le nuove generazioni abbiano il loro luogo di incontro.

Possiamo creare nuove attività, nuovi spazi culturali, nuove opportunità.

Possiamo recuperare gli immobili.

Possiamo migliorare il decoro.

Possiamo garantire maggiore sicurezza.

Possiamo riportare residenti.

Possiamo fare del cioccolato un elemento permanente della nostra identità.

Possiamo fare del Corso Umberto I nuovamente il cuore della città.

“CI VEDIAMO AL CORSO”

Questa è, in fondo, la speranza che vorrei affidare alla città.

Vorrei che quelle parole, che appartengono alla memoria di tanti modicani, potessero tornare ad essere pronunciate dai nostri ragazzi.

“Ci vediamo al Corso.”

Non come un ricordo del passato, ma come un appuntamento per il futuro.

Perché proprio sul Corso, tanti anni fa, io ho incontrato mia moglie.

Da quell’incontro è nato il nostro amore.

Dal nostro amore è nato nostro figlio.

E da quella famiglia è nata la consapevolezza ancora più forte che una città è viva quando permette ai suoi giovani di incontrarsi, amarsi, formare una famiglia e costruire il proprio futuro.

Vorrei che Modica offrisse ancora questa possibilità.

Vorrei che il centro storico tornasse ad essere il cuore pulsante della città, non soltanto un luogo da visitare.

Modica è bella.

È bella per la sua storia, per il suo Barocco, per il suo patrimonio, per le sue tradizioni, per il suo cioccolato e per la sua gente.

Ma la bellezza, da sola, non basta.

La bellezza deve essere abitata.
La storia deve essere vissuta.
Il patrimonio deve essere valorizzato.
Il centro deve tornare ad essere frequentato
.

E soprattutto, i giovani devono tornare ad essere protagonisti del centro storico.

Per questo rivolgo alla Sindaca, alla Presidente del Consiglio Comunale, al Comitato del Centro Storico e all’intera Amministrazione un appello:

NON LASCIAMO CHE IL CUORE DI MODICA SI SPEGNA.

Facciamo sì che torni ad essere un luogo di incontro, di sicurezza, di commercio, di cultura, di famiglie e di giovani.

Facciamo in modo che, tra qualche anno, un ragazzo possa ancora dire alla propria compagna:

“Ci vediamo al Corso.”

E che quella frase possa significare, ancora una volta, vita, futuro e speranza.

Il centro storico non può più aspettare.

Facciamo rivivere Modica.

Con stima e con l’affetto profondo di chi ama questa città,

Avv. Antonino Di Giacomo
Corresponsabile DELL’UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI  SEDE DI MODICA VIA SORDA SAMPIERI, 27 -MODIC

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14 commenti su “Una lettera aperta per salvare il centro storico di Modica. Riceviamo”

  1. Tavolo tecnico: 1. Riportare la Caserma dei Carabinieri nella sua sede preposta (ex Convento del Carmine) in Piazza Matteotti, così com’era una volta e così come il buon senso vorrebbe. Non altra sede se non quella. Questa è la base elementare di tutti i tavoli tecnici. Poi si può discutere di tutto il resto: caro affitti, strisce blu, parcheggi, immigrazione, urban design, soluzioni per i giovani, cinema, cultura, turismo, passeggiate etc. Dai, su che ci arrivate!

  2. Ripropongo – APPELLO ALLA SINDACA PER LE POCHE ATTIVITA’ COMMERCIALI E ARTIGIANALI RIMASTE NEL CENTRO STORICO
    Non voglio che la morte del centro storico passi in secondo piano e, soprattutto, non voglio che avvenga nel silenzio generale. Voglio, invece, urlare ciò che sta succedendo, e spero che RTM News voglia dare voce a queste richieste accorate.
    Il centro storico è una desolazione. E non voglio parlare per astratto, come sovente si cerca di fare quando si affrontano questi problemi senza entrare realmente nel merito.
    Basta fare un giro per rendersene conto: si incontrano pochissimi negozietti di artigianato, attività che vendono ceramiche, oggetti e prodotti che dovrebbero essere acquistati innanzitutto dai turisti. Eppure, nella realtà, molte di queste attività sembrano quasi dimenticate, frequentate poco o nulla, persino da chi viene a Modica per turismo.
    Eppure c’è chi, a Modica, continua a riempirsi la bocca di turismo, raccontando chissà quali straordinarie prospettive, opportunità e scenari futuri.
    Ma questi turisti, alla fine, cosa fanno?
    Spesso consumano un pasto fugace, fanno qualche fotografia, visitano rapidamente la città e poi ripartono. Non cercano, non acquistano e, soprattutto, non lasciano sul territorio quella ricchezza che dovrebbe alimentare un vero circuito economico.
    Nel frattempo, giorno dopo giorno, i piccoli negozietti continuano a sopravvivere.
    Non vivono di lautissimi stipendi, non hanno certezze e non hanno le pance piene di chi può permettersi di osservare la crisi da lontano. Sono persone che aspettano semplicemente di poter guadagnare abbastanza per mandare avanti la propria attività e, spesso, per sostenere la propria famiglia.
    Molti di loro sono persone solari, fiduciose e ancora innamorate del proprio lavoro. Ma nella realtà dei fatti, nessuno sembra fare abbastanza per aiutarli.
    E allora veniamo alla nostra amministrazione e alla nostra Sindaca, alla quale non sfugge praticamente nessuna inaugurazione, nessuna occasione per mettere in mostra il proprio “mestiere” di Sindaca.
    Ma, oltre alle inaugurazioni e alle fotografie, cosa si sta facendo concretamente?
    Perché non si organizza, finalmente, un ufficio turistico degno di questo nome, capace non soltanto di indicare un monumento, ma anche di indirizzare concretamente i visitatori verso le attività artigianali e commerciali del centro storico?
    Cosa si aspetta?
    Queste attività hanno o no il diritto di esistere?
    Una Sindaca non dovrebbe limitarsi a rappresentare la MASCHERA della “brava Sindaca”, noi vogliamo il vero VOLTO.
    Dovrebbe essere presente dove c’è difficoltà, ascoltare chi lavora, capire i problemi e cercare soluzioni. E in questo caso parlo soprattutto dei piccoli commercianti e degli artigiani del centro storico. Proponga aiuti finanziari, d’altronde sono pochissimi i negozietti e aiutarli economicamente sarebbe assolutamente corretto, loro non hanno cassa integrazione, non hanno aiuti se non il loro lavoro e la loro pazienza.
    Modica deve continuare a vivere.
    E proprio perché vive una situazione difficile, è compito dell’Amministrazione organizzarsi per aiutare chi ogni giorno tiene aperta la propria attività.
    Vede, signora Sindaca, lei ha almeno una certezza: il suo stipendio arriva ogni mese. Non sappiamo se sia sempre proporzionato ai risultati ottenuti, ma certamente arriva.
    La gente comune, invece, quella che vive giorno per giorno, deve conquistarsi ogni singolo euro. Deve sperare che entrino clienti, che qualcuno compri, che l’attività riesca a sopravvivere e che alla fine del mese ci siano abbastanza risorse per sostenere la propria famiglia.
    Lei percepisce oltre cinquemila euro al mese. Le piccole attività commerciali e artigianali del Corso Umberto e delle vie del centro storico, invece, certamente non hanno questa sicurezza.
    Non si dimentichi di fare qualcosa. Perché noi non lo dimenticheremo. Ne stia certa.
    Potrà leggere le sviolinate di qualche “suo” compare o di qualche personaggio strano, magari di Amo Modica, ma non si illuda: i modicani sono molto più attenti di quanto lei possa pensare.
    E mi creda, non si curi troppo dell’opposizione, vera o finta che sia, né dei litigi con Nigro: sono poca cosa rispetto al giudizio dei cittadini.
    Quel giudizio sarà molto più obiettivo e serio.
    E, temo, anche molto più duro.
    Faccia un giro, signora Sindaca. Ma un giro vero, non quello delle inaugurazioni.
    Vada sul Corso Umberto, in via Marchesa Tedeschi, nella zona di Santa Maria, in via Vittorio Veneto. Entri nei negozi. Si fermi. Parli con i commercianti e con gli artigiani. Chieda loro di cosa hanno bisogno.
    Perché anche questo fa parte del “mestiere” di Sindaco.
    Lei sicuramente quel mestiere lo conosce. Ma, forse, un po’ di ripasso le farebbe bene.
    Ascolti i suoi concittadini.
    Non soltanto quelli che le fanno sorrisi di circostanza.
    Ascolti chi soffre la crisi, chi non ha uno stipendio, chi rischia di chiudere, chi lavora ogni giorno senza sapere come sarà domani e chi chiede semplicemente di essere aiutato a continuare a vivere del proprio lavoro.
    Perché il centro storico non ha bisogno di altre parole.
    Modica ha bisogno di fatti.

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  3. Avv. Di Giacomo, una bellissima e autentica testimonianza. Anche se non la conosco, comunque, “ci vediamo al Corso”.

  4. Ben detto Orazio! Quello che lei suggerisce è ciò che ogni primo cittadino dovrebbe fare per avere il termometro della salute della sua città almeno minimo una volta al mese … peccato che non viene più fatto non solo da loro ma anche dagli assessori e dalla gran parte dei consiglieri comunali e questo perché hanno volutamente stravolto il significato del loro ruolo e soprattutto del loro compito istituzionale.

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  5. @Orazio, ciò che lei ha scritto è sacrosanto. Entrare nel concreto, però, non è semplice per tanti “luminari” dei tavoli tecnici e dell’acqua pestata nel mortaio.
    Ed è esattamente ciò di cui il centro storico ha bisogno: le piccole attività devono ritrovare entusiasmo, devono essere incoraggiate e, per quanto possibile, sostenute. Sappiamo bene che le risorse sono poche, ma forse sarebbe più utile spendere qualche migliaio di euro per aiutare concretamente queste attività, piuttosto che destinarli a inutili e roboanti luminarie, fuochi d’artificio o, peggio ancora, bombe e frastuoni.
    Andrebbe attivato con urgenza anche un servizio capace di accogliere, orientare e indirizzare i turisti. È una necessità concreta: chi arriva in città spesso non sa dove andare, cosa visitare, quali attività siano presenti o quali possibilità il territorio offra. E, cercando su Internet, non sempre trova informazioni chiare, complete e facilmente accessibili.
    Non possiamo pensare che siano i singoli operatori, magari a titolo gratuito, a dover svolgere questo compito. Questa è una responsabilità dell’Amministrazione e, semmai esistesse, dell’Assessore al Turismo.
    Orazio, mi auguro sinceramente che la Sindaca, che certamente sarà informata delle sue richieste e alle quali mi associo pienamente, si attivi con urgenza.
    C’è ancora gente che aspetta, ma il tempo non è infinito: molti potrebbero decidere di raccogliere tutto e chiudere.
    E quando un centro storico perde le sue piccole attività, non perde soltanto delle vetrine: perde una parte della propria anima.

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  6. La Latteria o come scrive lo scrittore dell’articolo “Bar del Corso” non ha chiuso perché i gestori non hanno clientela o perché Modica centro non è più attrattivo come un tempo e non c’è più gente, ha chiuso perché semplicemente stanno contrattando la vendita.
    Dunque prima di scrivere poemi accertatevi bene.

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  7. Tavolo tecnico: Punto 2 – i giovani (inteso dai 15 anni in su) devono tornare ad essere protagonisti del centro storico. Questo deve essere l’obiettivo cardine. Siamo vecchi e ragioniamo da vecchi. Per far sì che questo avvenga è necessario ascoltare le esigenze di genitori, adolescenti e ragazzi. Serve un CINEMA o una sala polifunzionale con programmazione soprattutto per BAMBINI e ADOLESCENTI. Serve svago 3.0 (uno spazio virtual game), servono luoghi di ritrovo per adolescenti (ben inteso quello che è segnato al punto 1 – presidio di sicurezza). Attorno alle esigenze della FAMIGLIA si ricostruisce il tessuto sociale. Il terzo punto sono “pari merito” caro affitti e strisce blu e qui è molto più facile e comodo darsi addosso a vicenda e concludere i tavoli tecnici con un nulla di fatto. In sostanza, prima dei tavoli tecnici serve la “PROGETTAZIONE” della vita cittadina. Si parte sempre dalle esigenze della famiglia. Il turismo rimarrà; c’è più informazione rispetto a 30 anni fa. Modica è lanciata. Non serve fare di più per il turismo e chi vi lucra sopra. Serve fare un passo indietro per le generazioni future. L’articolo accorato che è stato scritto è una perla di saggezza.

  8. Interessante il commento di Orazio che integra e completa le esigenze di chi ogni giorno lavora ed ha un attività nel centro storico soffrendo giornalmente la crisi, ascolti i suoi concittadini e i commercianti è un suo preciso dovere da Sindaca, non si dedichi soltanto alle effimere inaugurazioni ma sia più presente ed ascolti le esigenze dei cittadini, non abbandoni il Centro storico…….al progressivo depauperamento e desertificazione , non vogliamo che il centro storico di Modica sprofondi sempre più in un inesorabile isolamento .
    Altro obiettivo vogliamo riutilizzare prioritariamente la Caserma dei Carabinieri nella sua sede preposta (ex Convento del Carmine) in Piazza Matteotti, in tal modo avremmo Modica centro più sicura e contemporaneamente l’arma dei Carabinieri avrebbe la sede che merita al Centro storico riacquistando il lustro che le appartiene .

  9. Non è all’altezza di saper amministrare la Città! Quindi suggerimenti e critiche rimangono incomprese !! Gli emulamenti non sono proporzionati ai servizi alla Città.Se ci fosse almeno la vergogna di riconoscere il proprio fallimento,non dovrebbe esitare un attimo a lasciare.ma tra di loro fanno cerchio e si danno supporto per non catapultare e diventare anonimi disoccupati.Quindi non si daranno sfiducia e continueranno a impoverire la Città ,sicuri che nessun cittadino e nessuna manovra può rimuoverli dallo scranno.

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  10. @Tor@kiki, ma a te non piacciono tutti i commenti, vero? A sii lupu! 😂
    Ora io scrivo un commento che ti piace, vediamo se resti contento:
    Il centro storico di Modica è speciale, è perfetto e nessuno si deve lamentare, anche la Sindaca è la persona giusta nel posto giusto e così tutti i suoi fan la adorano e continueranno ad adorarla.
    Vabbene Tor@kiki, sei contento ora, ora che finalmente qualcuno ha detto quello che ti piace. Bravu Tor!

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  11. Ma invece di scrivere stronxxate, aprite un’attività voi, così capite cosa vuol dire avere una attività oggi, aprite una attività al centro di Modica, e vedrete e toccate con mano.
    Se stanno chiudendo tutti il motivo è solo uno, il caro vita.
    Aprite gli occhi, in tanti hanno già chiuso anche alla sorda.
    Il resto sono solo chiacchiere.
    Godetevi i turisti, i trenini. Le piazze vuote, le strisce blu. Le isole pedonali, il silenzio perché si deve dormire. Ecc ecc.
    Potete urlare quanto volete, è troppo tardi ormai.

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  12. Sono fuori contesto, tuttavia ,a proposito di tavoli tecnici, volevo sapere che fine ha fatto il censimento dell’eternit che il Comune ha chiesto di conoscere ormai alcuni anni addietro…vale a dire di tutti i serbatoi idrici che svettano panoramicamente sui tetti.Non c’è mai stata risposta! Qualcuno sa in merito ?

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