
04 novembre 2025 – Le belle storie che ogni giornalista vorrebbe raccontare. Tutti i giorni. Mario Junior Jonathan era un ragazzo che, come tanti, sognava un giorno di fuggire dalla sua terra, il Camerun, e di arrivare in Europa, lasciando alle sue spalle miserie, povertà e un territorio dove un giorno sì e l’altro pure si potevano contare i morti di una guerra civile che non voleva sapere di conoscere la parola fine. La valvola di sfogo di Jonathan è stata il pallone. Fra i campi aridi e la polvere che il nostro eroe alzava tirando un calcio ad un pallone, l’idea di lasciare il Camerun si faceva sempre più forte. Fino a quando Jonathan decise di comunicare alla propria madre contadina di voler partire verso nord e di voler attraversare il deserto in direzione Europa. Il viaggio, come oramai sappiamo da più di 25 anni, è stato irto di difficoltà e difficile da compiere. Il deserto, le morti viste con la sabbia in faccia, l’arrivo in Libia, la difficoltà di salire su un barcone (Jonathan resterà due anni in Libia prima di potersi imbarcare), l’arrivo a Pozzallo dove le prime parole che ha sentito sono state: “Sei in Italia, adesso sei al sicuro”. Scritto così sembra la trama di un libro con l’happy ending ma le storie degli immigrati che raggiungono la terra siciliana, a volte, nascondono insidie, paure, lacrime, e anche morte.
Come quella volta che, fra i flutti del Mediterraneo, il motore della barca si era spento e, per farlo ripartire, i migranti hanno utilizzato una maglietta al fine di riavviare il motore. “Quando ha ripreso a funzionare e abbiamo visto una nave militare avvicinarsi, ho capito che la vita mi stava offrendo una seconda possibilità” ha raccontato Jonathan. Accolto in una comunità per richiedenti asilo, Jonathan ha trovato nello sport la sua prima vera forma di dialogo con la nuova realtà.
Quel pallone tirato a caso da bambino diventa linguaggio e connessione con altre persone che lo vedono sorridere, entusiasta di voltare pagina e di iniziare a scrivere un nuovo capitolo della sua vita.
Oggi Mario Junior Jonathan è laureato a Catania. La sua tesi di laurea unisce autobiografia, pedagogia e teoria sociale: da Bauman a Amartya Sen, fino agli studi di Grant Jarvie, Jonathan analizza come lo sport possa diventare un ponte culturale. Il prof. Giuseppe Musumeci, presidente del corso di laurea in Scienze motorie al Dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche, ha seguito Jonathan in questo suo percorso universitario ed è proprio al docente che il ragazzo camerunense ha rivolto parole di elogio. “Ringrazio il docente per il supporto e la stima che ha sempre nutrito nei miei confronti, e soprattutto per la sua umanità e sensibilità – ha detto Jonathan -. Nella vita ci sono momenti che restano impressi e oggi per me è stato uno di quei momenti e il professore Musumeci ne fa pienamente parte”.
“Sono fiero di aver seguito Jonathan in questo percorso – spiega il docente -. La sua storia ci ricorda cosa significa credere nella forza dell’educazione e nella potenza dello sport. Jonathan non ha solo conquistato una laurea: ha trasformato la sua vita in un messaggio di dignità, di pace e di speranza. È la dimostrazione concreta di come l’università possa essere un luogo di rinascita e di incontro, e di come lo sport, quando è vissuto nella sua dimensione più umana, possa unire ciò che la paura divide”.
Lo sport, dunque, come strumento di pace e come legame tra i popoli, ma anche strumento per garantire i diritti umani e uno sviluppo sostenibile, per rafforzare i legami sociali e promuovere la solidarietà e il rispetto per tutti. Lo sport sostiene i processi di sviluppo di competenze motorie, cognitive, emotive e relazionali, veicolando valori come il rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente, parità di opportunità, solidarietà. L’esempio più lampante è la laurea di Jonathan, contro ogni manifestazione di odio, contro l’imbecillità dei luoghi comuni. Un racconto che sa di resilienza e di sofferenza, ma anche di riscatto e di vittoria. “Lo sport è stato per me un ponte, una lingua senza confini, un modo per costruire relazioni vere, per essere accettato e per restituire ciò che ho ricevuto – spiega Jonathan -. È stato il mio modo di dire al mondo che la diversità è una ricchezza, non un ostacolo”. Bravissimo!
In foto, il neo laureato Mario Junior Jonathan e il docente universitario Musumeci (foto UniCT Magazine)














10 commenti su “Mario Junior Jonathan, dal Camerun al barcone in Libia, dall’arrivo a Pozzallo alla laurea a Catania. Una storia di resilienza e di vittoria”
A proposito di imbecillitá su luoghi comuni, come mai tutto il luogo comune sullo sport Che unisce i popoli etc. non vale se si parla di Russia?
Su Jonathan, lieto si sia trovato bene ed integrato, uomini come lui sono l’eccezione.
Rimane il dubbio del perché non abbia preso l’aereo, con quel che costano questi viaggi via mare e con i rischi che si corrono…
Be, le storie da libro cuore sono sempre esistite ed esisteranno, tempo fa un certo Roger Milla era diventato l’icona del Camerun. Come giustamente dice Paolo, l’eccezione non è regola, quanti integrati abbiamo in giro per l’Italia ad alimentare caos sociale? Quanti Roger Milla o Jonathan abbiamo in giro rispetto il 10% di stranieri in Italia?
Su quanto riguarda lo sport, meglio che non lo mettete in mezzo, almeno non fate la figura degli ipocriti!
Forse arrivare in Italia in aereo, partendo dal Camerun, non è così semplice come potrebbe sembrare. Forse è più facile bloccare i voli che controllare il mare e fare blocchi navali come ipotizzava Giorgia, o forse la questione è molto più complessa di quanto appaia da fuori. In ogni caso, non credo che tutti, ma proprio tutti, i migranti siano così ingenui da non pensare alla possibilità di un viaggio in aereo, più rapido e meno rischioso. Se non lo fanno, ci saranno sicuramente dei motivi. O no?
Di certo, arrivare in barcone rappresenta l’estrema ratio: trafficanti senza scrupoli, costi altissimi, un pesante tributo di morti in mare per le ragioni più diverse. Eppure la forza della disperazione è enorme. Gente provata dalla fame, dalla guerra, dalla mancanza di futuro, accetta un rischio altissimo pur di tentare. Altro che polemiche da salotto: da una parte chi indulge nel populismo più grossolano, dall’altra chi si erge a radical chic, intenti a lamentarsi dagli angoli morbidi del proprio divano, discutendo dello Stato e della politica che loro stessi hanno contribuito a costruire.
Molti pensano che la politica sia “sporca” e, per protesta, scelgono di non votare. Poi, però, si indignano per i risultati decisi proprio da chi è andato invece a votare. Un circolo vizioso che si ripete, all’infinito.
La natura, diceva Darwin, è selettiva per definizione. Ma la civiltà ha introdotto un elemento che la natura non conosce: la compassione, la solidarietà. Eppure oggi alcuni, autodefinitisi “saggi” e “giusti”, sembrano voler tornare allo stato primordiale, senza rendersi conto di non avere più le unghie né la pelle dura necessarie a sopravviverci. Troppo più morbida della pelle di chi, quelle prove, le ha vissute davvero.
Mario Junior Jonathan è uno di loro.
Piero, li esponga I motivi, non li conosco.
Per venire in Italia per motivi di studio, si richiede un visto. Tenendo conto che un viaggio via mare costa fino a 5 mila euro, mi dica, per quali motivi non si chiede un semplice visto e si compra un biglietto aereo?
Se vi sono pericoli, invece, esistono in tutta l’africa gli enti ed associazioni preposte che organizzano espatrio per motivi d’urgenza.
Su Darwin, tralasci, e meglio, la natura non è selettiva, e una ventina di anni e anche sta pagliacciata smentita dagli stessi neodarwinisti non verrà più insegnata, il tempo che se ne accorgono anche da noi.
Dove li prendono 5mila euro dove si vive con un dollaro al giorno ???
Ci servono tante persone come jonathan , perché non farli arrivare con mezzi normali??
Jack naturalmente intriso dal vangelo comunista predica accoglienza a piene mani .
Cosa che ha fatto l’Italia e che continua a fare .
Solo che Giorgia vorrebbe bloccare i criminali ma i rossi non vogliono .
Prima la sinistra a fatto arricchire la vorace clientela tramite cooperative che si occupavano di neri , c’era un mangia mangia incredibile.
Ora che si cerca in tutti i modi di non fare arrivare gente pericolosamente via mare , di non fare arrivare gente destinata allo spaccio o a riempire piazze e viali di neri sfacennati che devono mangiare anche loro e quindi devono trovare il modo per procurarsi il cibo .
Arriva Jack con la prosopopea dell’accoglienza indiscriminata.
Bella roba .
La teoria di Darwin sono anni che viene smentita.
Sul biglietto aereo è vero, e non ci sarebbe nessun rischio, oltre a costare molto meno.
Ma le coop e associazioni? Che fare?
Meglio il business, poi si strappano i vestiti per i morti in mare.
Minxhia è caduta in un sol colpo la teoria di Darwin 😂
Non esiste l’evoluzione! Grazie per l’informazione.
Eh sig. Jack, mi spiace, così di brutto, averla informata. Già, non esiste, sa com’è, mancano le prove da qualche secolo.
Non a caso si chiama “teoria”, come tutte le altre “teorie” più attuali che stanno cercando di spacciarle per verità.
Poi, se vuole, parliamo invece di adattamento, e di come anche Darwin stesso non credesse in ciò che aveva elaborato, ma nella Creazione di Dio.
Ma ci fosse qualcuno che si complimentasse col ragazzo…no, eh?
@calogero castaldo, il mio riferimento all’eccezione, sottintende la constatazione che se fossero tutti (magari non a migliaia), come Jonathan, saremmo sereni e tranquilli. Il mio è un complimento indiretto.
Tralasciando la mia domanda sul mezzo di trasporto.