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Protesta agricoltori. Oggi si è spostata a Pozzallo

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Una quarantina di trattori ha fatto da cornice alla manifestazione che si è tenuta in mattinata nei pressi dell’hotspot portuale del Comune di Pozzallo. Il corteo è arrivato nella cittadina rivierasca attorno alle 11 scortato da Polizia, Carabinieri, Polizia Provinciale, Guardia di Finanza e vigili urbani del Comune di Pozzallo. Tre i principali motivi della manifestazione: tutela del prodotto italiano, perché esso ha costi diversi di produzione da quello del resto d’Europa che non ha le regole stringenti sanitarie ed ambientali di quelle italiane, la riqualificazione della figura dell’agricoltore (“paghiamo troppe tasse per ricavi a volte inesistenti” hanno detto i molti presenti), una riconsiderazione dei prezzi di gasolio e benzina, aumentati a dismisura specie nel corso degli ultimi 12 mesi. Gli agricoltori chiedono anche “una legge seria sulla fauna e sugli agrofarmaci”. La richiesta finale è “un tavolo di confronto permanente col ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida per avere un orizzonte che guardi almeno ai prossimi cinque anni”.
I trattori sono andati via attorno alle ore 12 in direzione Michelica, quartiere modicano, dove continuerà la protesta fino a quando l’intero comparto non avrà risposte serie ed argomentate.
Ad onor del vero, sembra che dovevano essere molti di più i manifestanti ma la presenza di alcune sigle sindacali, come la Coldiretti, pare non abbia entusiasmato alcuni agricoltori, i quali, all’ultimo momento, hanno disertato la manifestazione.
Prossimo step, stando a quanto riferito, il blocco di una nave che arriverà nei prossimi giorni al porto di Pozzallo, proveniente dall’Ucraina o, forse, dalla Turchia. Molto probabilmente fra mercoledì e giovedì della prossima settimana. Grano estero che piace alle piccole e medie imprese che operano nel sud-est siciliano ma che crea molti mugugni agli agricoltori. “Siamo qui non solo come agricoltori, ma come consumatori – ribadiscono alcuni agricoltori prima di andare via – Non è possibile spacciare eventuale grano estero per grano italiano. Vogliamo conoscere l’origine. Vogliamo sapere cosa finisce sulle nostre tavole”.

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