Mezzo chilo di cocaina in auto. Ragusano condannato a 3 anni

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Lo scorso 29 marzo è stato fermato per un controllo dalla Guardia di Finanza di Ragusa, a bordo dell’autovettura su cui viaggiava deteneva mezzo chilo di cocaina che nell’illegale mercato delle sostanze stupefacenti avrebbe permesso un guadagno stimato in circa duecentomila euro. Condotto in carcere, A.T. 41 anni, ragusano, è rimasto ristretto per più di tre mesi, poi è andato ai domiciliari ed infine nell’ottobre scorso il Gup del Tribunale di Ragusa, su istanza del difensore di fiducia, avvocato Michele Savarese, lo ha rimesso in libertà seppur con l’obbligo di dimora nel Comune di Ragusa. Adesso il ragusano è stato condannato dal Gup del Tribunale, Andrea Reale, a tre anni di reclusione e 20 mila euro di multa con il giudizio abbreviato ed il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Il pubblico ministero Monica Monego ha chiesto la condanna a quattro anni di reclusione.
L’imputato dieci mesi fa è stato fermato all’altezza dello svincolo stradale Ragusa Nord dai finanzieri che hanno notato una autovettura che procedeva a velocità sostenuta il cui conducente, all’atto del controllo, manifestava sin da subito un evidente stato di agitazione ed insofferenza. Da un sommario riscontro del mezzo veniva rilevata la presenza di una busta incastrata nell’intercapedine tra il sedile passeggero e la plancia con all’interno una ulteriore busta trasparente in cellophane riportante la scritta 500 grammi. I militari hanno proceduto, quindi, all’analisi della sostanza mediante utilizzo di appositi reagenti i quali confermavano la classificazione dello stupefacente in cocaina per complessivi 516 grammi. Dato l’elevatissimo grado di purezza, la stessa avrebbe consentito un “taglio” tale da quadruplicare il quantitativo.
“E’ una sentenza giusta – afferma l’avvocato Savarese -, il mio assistito ha dichiarato al Giudice di essere consapevole del grave errore commesso, ma si è trattato comunque di un singolo episodio che non avrà alcun seguito poiché subito dopo la restituzione della libertà ha trovato un lavoro a tempo indeterminato. Inoltre, nel corso delle indagini non è emerso alcun collegamento con la criminalità organizzata. La pena inflitta, tutto sommato mite, gli consentirà di poter accedere ad una misura alternativa alla detenzione”.

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