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Gioco pubblico: il giocatore problematico è maschio e viene dal Sud

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Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità rileva alcune importanti informazioni sui giocatori d’azzardo, per una trattazione più approfondita del tema.

Nel vasto universo del gioco pubblico sono molti i temi dibattuti. Al centro dell’arena, da alcuni anni, si trova la discussa misura del distanziometro, introdotta dalla Legge Balduzzi e di seguito integrata dalle autonomie locali che, in assenza di decisioni omogenee da parte del governo centrale, hanno agito d’iniziativa.

Ci si trova così con una costellazione di diverse misure, fra le quali obiettivamente ci si perde, e in un vortice senza fine di scadenze, rinvii e proroghe.

Il nocciolo della questione riguarda soprattutto la retroattività della misura, che ad esempio la nostra regione non ha inteso introdurre.

A fine anno toccherà alla Calabria decidere cosa fare, mentre ad agosto è stato il turno del Lazio, che ha preferito non introdurre la nuova normativa con decorrenza 29 agosto 2022, ma rimandare ancora in attesa di una più sperata che probabile riforma del gioco pubblico a livello nazionale.

I dati resi noti da Adele Minutillo dell’ISS sembrano smentire l’efficacia del distanziometro e affermare che i giocatori problematici prediligano luoghi lontani dalla propria abitazione. Inoltre, che si tratti di gioco fisico o a distanza, le altre caratteristiche dell’identikit delle persone affette da GAP, sono il genere maschile e la provenienza dal Sud Italia.

Dallo studio è emerso che le persone che hanno un comportamento problematico sono 1,5 milioni: dato particolarmente significativo se rapportato al numero di persone che accedono ai servizi come il SerD, che è invece nettamente inferiore. Un chiaro segnale che c’è qualcosa che ancora non funziona nella macchina del gioco o quantomeno nell’ingranaggio dedicato alla tutela dei più fragili.

Il report dell’Istituto Superiore di Sanità ha inoltre rilevato che, tra gli adulti, solo una piccola parte si è dedicata al gioco online, mentre superiore è la percentuale dei ragazzi che adoperano questo canale, attorno al 20-21%.

Un canale che, anzitutto, è in grado di operare una più efficace selezione all’ingresso, per via dell’obbligo di allegare copia di un documento all’atto dell’iscrizione, controllo che viene invece fin troppo spesso eluso nei punti fisici, tanto che il 33% dei giovani giocatori problematici ha ammesso di scegliere come luoghi prediletti di gioco quelli in cui non vengono richiesti documenti.

Altro aiuto, in questo sotto-comparto, sopraggiunge dalla tecnologia sempre più precisa ed evoluta delle piattaforme di gioco, che immagazzinano dati sui comportamenti degli utenti, non solo per profilare offerte personalizzate come ad esempio quella menzionata in questo sito, ma anche per tratteggiare gli schemi e le abitudini di gioco e intervenire con suggerimenti ed eventuali blocchi laddove si ravvisi un comportamento pericoloso.

La questione, dunque, oltre a essere ampiamente discussa è anche estremamente delicata e per questo meriterebbe approfondimenti e regolamentazioni ben studiate sotto i diversi aspetti, eventualmente con il supporto di esperti sia del settore, sia dei diversi ambiti clinici. Un compito che permane in capo al potere centrale e che non può essere delegato a regioni e comuni, nell’ottica di una uniformità a livello normativo, ma anche – e soprattutto – nella tutela della salute di utenti e giocatori.

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