“Opzione donna””. Riceviamo e pubblichiamo

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Il testo preliminare per la pensione anticipata Opzione Donna è stato approvato dal Consiglio dei Ministri in data 21 novembre 2022 con la legge di bilancio 2023.
“Opzione donna” è nata come strumento temporaneo e sperimentale  introdotto dal Governo Berlusconi bis, nella riforma pensionistica Maroni.
Tale pensione anticipata è stata più volte prorogata, fino alla Legge di Bilancio 2022 che ha stabilito come termine di maturazione dei requisiti (58 anni per i lavori dipendenti nel settore pubblico e privato e 59 anni per le lavoratrici autonome e 35 anni di contributi) al 31 dicembre 2021.
Per il 2023, il Governo Meloni ha deciso come da bozza di prorogare la misura, ma in versione “ ristretta” .
La norma, renderà l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per le lavoratrici vincolato al numero dei figli, uscirà a 58 anni con due o più figli , a 59 anni se si ha un solo figlio, a 60 anni senza figli.
Per quanto riguarda i contributi, viene considerata qualunque contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata, sempre a fronte di 35 anni di contributi versati al netto di periodi di malattia, disoccupazione o prestazioni equivalenti.
Termini di decorrenza:
12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti. Nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza delle lavoratrici dipendenti nel pubblico impiego o nel privato;
18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.
Condizione che le lavoratrici abbiano perfezionato i requisiti previsti dalla norma entro il 31 dicembre 2022.
Riduzione su Opzione donna
Quanto viene decurtato di pensione con “opzione donna”, il tipo di calcolo è necessariamente contributivo, comportando una penalizzazione dell’assegno mensile che può variare dal 25 al 35 % circa dell’ importo complessivo della pensione.

Non si comprende la restrizione intrapresa dal Governo a sostegno delle famiglie e di incentivo alla natalità.
Ovviamente ed è incontestabile che quando una donna va in pensione a 58 anni o a 59 anni, i figli dovrebbero essere già abbastanza grandi, non più adolescenti e non più bisognosi delle cure della madri.
Si evidenzia che la norma finirebbe per discriminare e penalizzare la donne che per ragioni diversi i figli non li ha messi al mondo o per l’impossibilità di concepirli .
Tale modifica sarebbe stata fatta per ottenere dei risparmi, cercando di restringere la platea dei beneficiari, ma poi a seguito degli approfondimenti e critiche si è constatato che i risparmi non erano cosi determinanti, ma alquanto modesti in relazione ai volumi della complessiva manovra finanziaria.
Il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti nel corso della conferenza stampa di presentazione della legge di bilancio, per quanto concerne la scelta sociale a giustifica del taglio alla spesa previdenziale, riferisce “abbiamo investito sui figli, cioè su coloro che domani potranno mantenere tutti i pensionati è quella che premia la natalità, altrimenti con ce n’è per nessuno”.
Le scelte effettuate dal Governo Meloni sono state oggetto di polemiche di critiche anche da parte dei Giuristi, che hanno evidenziato una distinzione alquanto “discriminatoria e penalizzante” vincolata al numero dei figli. E’ evidente che potrebbe sollevare rilievi di incostituzionalità, molto marcati, in violazione al principio di uguaglianza, di cui all’art. 3 della Costituzione, “ tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche , di condizioni personali e sociali”.
La Consulta potrebbe essere chiamata ad intervenire per la sua incostituzionalità.
Alla luce delle critiche altamente fondate e motivate, sembra che il Ministero del lavoro si sia già prodigato per confermare al 31 dicembre 2023 la precedente norma e la cui proposta di modifica sarebbe già all’attenzione del Ministero dell’Economia per la copertura finanziaria.
Non c’è dubbio che che il Governo Meloni farà marcia indietro al fine evitare un inutile battaglia in Parlamento da parte dell’opposizione, confermando i requisiti della pensione anticipata trascorsa, senza alcune restrizioni e prorogando tout court il testo definitivo di Opzione donna nel 2023.

Corresponsabile dell’Unc Sezione MODICA
Avv. Antonino Di Giacomo

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