Grave non vedere il ridicolo…l’opinione di Rita Faletti

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Ha sorpreso tutti, Giorgia Meloni, non i colleghi di partito che la conoscono e la stimano, ma gli alleati sì, i due maschi alfa che durante il discorso alla Camera si sono scambiati uno sguardo eloquente: “Senti questa, chi crede di essere”. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini pensavano di metterla nel sacco, ma “E’ sveglia lei”, parole di Draghi, e starà attenta a quei due. Salvini in particolare, con la sua fuga in avanti su porti, tassa piatta, condoni e pensioni  e ieri la proposta, altre sono le priorità, di innalzare i pagamenti in contanti a 10,000 euro. Una stupidaggine, il commento di Calenda, un favore agli evasori secondo il Pd e Conte, il quale, a suo tempo, non si è preoccupato dei suoi bonus che sono costati allo Stato, cioè a noi, una truffa di 5 miliardi, né del fallimento del Rdc che solo marginalmente ha raggiunto i veri poveri mettendo nelle tasche di chi non ne aveva diritto soldi a debito. Rdc che in campagna elettorale Meloni ha detto di voler eliminare, nel discorso alle Camere di voler riformare, con Renzi d’accordo. Si diceva che Giorgia Meloni ha sorpreso tutti, opposizioni comprese, che evidentemente si attendevano da lei un discorso da destra reazionaria, sovranista, omofoba, illiberale, per poter dire: visto? Cosa vi avevamo detto? E prepararsi a rimettere insieme un pastrocchio Pd-M5S e partitini minori per riprendere possesso di un potere scialbo e incolore con a capo il capo cinque stelle, individuo multiforme passato dall’essere irrinunciabile punto di riferimento progressista a inespugnabile baluardo del famigerato reddito, un totem senza il quale il suo partito, oggi compattissimo, sarebbe scomparso. E proprio quel partito Meloni ha preso di mira, esprimendo, con i labiali inquadrati durante l’intervento di Conte, il giudizio su chi in quel momento la stava accusando di aver fatto scelte in linea con il governo Draghi. Lui che di quel governo ha fatto parte e di cui ha votato tutte le proposte mentre Meloni era all’opposizione. Conte è l’uomo del quale ogni uscita e ogni comizietto sono occasioni spassose, come quella in cui criticando l’elezione di Tajani alla presidenza del Senato per il video-vergogna di Berlusconi, ha detto che l’esecutivo doveva essere a forte trazione europeista, quando il suo, quello gialloverde, era stato il più anti europeista di sempre. Si può accusare Berlusconi di putinismo, ma che dire di chi promuove ipocritamente una manifestazione “pacifista” per la resa di Zelensky? Di chi per stare a galla ha bisogno di contraddirsi in continuazione quando  potrebbe farne a meno, tanto, ciò per cui è votato non sono certo le sue qualità di statista o la fedeltà a un’idea,  ma la difesa del Rdc. Sul quale ha insistito la senatrice Barbara Floridia, commentando il motto che Meloni ha scelto per il proprio governo: non disturbare chi vuole fare. “Fare cosa? Manca il complemento oggetto (esibizione di familiarità con la grammatica?) o i complementi oggetti. Perché se lei allude all’eliminazione del reddito di cittadinanza, disturberemo”. Chiuso l’intervento. Però! Poche idee ma una sicura. Attaccare Meloni sulla linea politica è legittimo, accusarla di fascismo è cosa che suscita ilarità dopo le dichiarazioni della leader alle Camere. In Senato, l’ex magistrato-scarpe chiodate Roberto Scarpinato, credendo di essere in un’aula di tribunale, ha cacciato una sparata su stragi neofasciste, depistaggi, strategia della tensione, presidenzialismo e deriva autoritaria, trovando una Meloni impermeabile alle accuse e seraficamente pungente:  “Al senatore Scarpinato dovrei dire che mi dovrei stupire di un approccio così smaccatamente ideologico. Ma mi stupisce fino a un certo punto perché l’effetto transfert che lei ha fatto tra neofascismo, stragi e sostenitori del presidenzialismo è emblematico del teorema di parte della magistratura, a cominciare dal depistaggio e dal primo giudizio sulla strage di via D’Amelio. E questo è tutto quello che ho da dire”. Un fulmine. E il Pd? Il primo commento è arrivato da Anna Ascani: “Doveva essere un governo di alto profilo, mi sembra un governicchio”, Letta occhi di tigre: “Opposizione opposizione opposizione”, Serracchiani: “Ci sembra scorgere che lei vuole le donne un passo indietro agli uomini e dedite solo alla famiglia e ai figli”. Figura di palta e risposta di Meloni: “Mi guardi, onorevole Serracchiani, le sembra che io sto a un passo dietro gli uomini?” E viene il turno di Landini che contesta la citazione sul merito “Merito è schiaffo in faccia alle diseguaglianze” e si prende uno schiaffo da Calenda: “Il merito è l’unico antidoto a una società classista o a una società appiattita sull’ignoranza. Rifiutare il principio è assurdo e antistorico”. E mentre si fanno le pulci a Meloni e al suo governo, giuste se intelligenti, alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza, gli studenti antifà offrono uno spettacolo da veri fascisti opponendosi all’incontro con il neo deputato Fabio Roscani e Caniele Capezzone,  organizzato da Azione universitaria. Siamo tornati al cretino ideologico di oltre 50 anni fa, quando, se volevi studiare e seguire le lezioni, trovavi chi voleva impedirtelo nel sacro nome della democrazia. Meloni avrà le sue belle gatte da pelare, ma alle opposizioni andrà peggio. Se Atene piange, Sparta non ride.

 

 

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