Premio “De Ferrariis” a Domenico Pisana …di Eleonora Sacco

La cerimonia di premiazione si terrà a Roma il prossimo 6 ottobre, alle ore 15.30, presso la Sala del Primaticcio Società Dante Alighieri.
Tempo di lettura: 2 minuti

Importante riconoscimento letterario a Domenico Pisana, Presidente del Caffè Letterario Quasimodo di Modica. E’ arrivato dalla Giuria della IX Edizione del Premio Internazionale d’eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”, premio intitolato al grande umanista salentino Antonio De Ferraris (Galatone, 1444 – Lecce, 22 novembre 1517), medico, umanista, filosofo e astronomo, e organizzato dalla associazione VERBUMLANDIART APS per iniziativa di Regina Resta, infaticabile operatrice culturale che dell’associazione è Presidente sin dalla fondazione.
Il Premio è insignito della “Medaglia del Presidente della Repubblica” e si svolge con il Patrocinio della Società Dante Alighieri di Roma e i Patrocini Morali del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e della Regione Lazio; si tratta di un Premio che nei nove anni di realizzazione a livelli di eccellenza, ha progressivamente selezionato le sue Sezioni, sia per autori italiani che stranieri, allo scopo di indirizzare sempre più specialisticamente la produzione letteraria degli scrittori partecipanti.
La giuria del Premio, presieduta dal poeta Sergio Camellini e composta da Annella Prisco, Fiorella Franchini, Goffredo Palmerini, Marilisa Palazzone, Roberto Sciarrone, Tiziana Grassi, ha assegnato a Domenico Pisana, su circa 300 libri presentati in concorso, tra Narrativa, Poesia e Saggistica, il “Premio speciale d’eccellenza Antonio De Ferrariis” per il volume di saggistica letteraria, tradotto anche in rumeno, dal titolo “Quel Nobel venuto dal Sud. Salvatore Quasimodo tra gloria ed oblio”, EdiArgo, Ragusa. La cerimonia di premiazione si terrà a Roma il prossimo 6 ottobre, alle ore 15.30, presso la Sala del Primaticcio Società Dante Alighieri.

Domenico Pisana, dunque dopo il prestigioso “Premio Letterario Milano International 2021, dove si è classificato al 5° posto e al quale hanno partecipato 1770 poeti di 21 paesi, arriva ora un altro riconoscimento significativo, questa volta per la critica letteraria! Come lo accoglie?

Sicuramente ne sono molto lieto. Il libro premiato porta una magistrale prefazione di Graziella Corsinovi, docente di Letteratura Italiana nell’Università di Genova, con al suo attivo numerose pubblicazioni su: Dante, Umanesimo (Marullo e Petrarca), Leopardi, Pirandello, D’Annunzio, Dino Campana, Pier Maria Rosso di San Secondo, Diego Fabbri, Mario Soldati, Eugenio Montale, Leonardo Sciascia, Natalia Ginzburg, e molti altri autori contemporanei; la ringrazio perché mi ha onorato della sua firma, e mi piace, in questa circostanza, evidenziare proprio la conclusione della sua prefazione, ove ella dice:

“Quasimodo sapeva che il poeta vero è, per sua natura, anomalo, trasgressivo, al di là delle mode, eccezionalmente avanti rispetto ai suoi tempi e paga per questa sua eccezionalità con la solitudine e l’isolamento. Dolorosamente consapevole di questo e anche in forte polemica ‘con le congiure politiche della cultura’ e con ‘il muro d’odio che si alza intorno al poeta’. Quasimodo sapeva che, come diceva Leonardo, soltanto ‘col tempo ogni torto si drizza’. Non poteva sapere, però, che a ‘drizzare i torti’ sarebbe stato un libro sulla sua figura e sulla sua opera, finalmente sgombro da pregiudizi, equilibrato, documentato, criticamente rigoroso e coinvolgente come questo, di Domenico Pisana: anche lui uomo venuto dal Sud…”

Perché ha scritto questo libro? Ha avuto qualche specifica finalità?

La finalità principale è stata quella, come evidenziato dalla Corsinovi, di “drizzare i torti” subiti da Quasimodo. Cosa era successo! Quasimodo era entrato sulla scena della poesia con grande consenso critico e, soprattutto, con un successo decretato dal fatto che era riuscito, in piena guerra, a moltiplicare le edizioni del suo Ed è subito sera (tre edizioni fino al febbraio del 1944, dieci fino al febbraio del 1960), nonché a ricevere apprezzamenti a livello internazionale.
È rilevante, pertanto, il fatto che Quasimodo trovi, negli anni ‘30, una grande accoglienza nel mondo letterario che diventa più consistente negli anni ‘40 all’interno della scuola ermetica fino a tradursi in un incondizionato successo popolare nell’immediato dopoguerra e in stima e apprezzamento internazionali che lo candidano al Premio Nobel per la Letteratura nel 1959.L’assegnazione del Premio Nobel rappresentò per Quasimodo l’inizio di un capitolo caratterizzato da invettive, denigrazioni, critiche aspre e violente. Naturalmente, gli invidiosi di Quasimodo non potevano dire palesemente che non si aspettavano un Premio Nobel per il poeta siciliano, e così si adoperarono per trovare elementi letterari di facciata per costruire il loro complotto. E ad abbattere il primo fulmine su di lui fu Gianni Pozzi nel suo volume La poesia italiana del Novecento”, pubblicato nel 1965, ove tuona con parole denigratorie e di totale disistima: “…È una poesia, insomma, questa di Quasimodo, fino al periodo di Erato ed Apollion (1932-36), che non persegue suggestioni di canto, sentimenti o ragioni da esprimere, dolcezze o dolori nel senso dell’ordine umano e naturale, ma soltanto le geometrie rigorose di un particolare meccanismo ,l’astrattezza di indeterminate voci e figure, scintillanti come pure simboli astrali, nel cielo di una metafisica memoria (G. POZZI, La poesia italiana del Novecento, in Plinio Perilli, Poeti e Poesia, Rivista internazionale, anno 5, n. 3, 2001, Pagine, p. 80).
Chiaramente quello che scrive Pozzi è inaccettabile ed è effetto del complotto. È sufficiente, a riguardo, leggere poesie come Vento a Tindari, Si china il giorno, Vicolo, Nessuno, contenute nella raccolta Acque e terre o, ancora, Curva minore, La mia giornata paziente, Primo giorno e tante altre, che non citiamo, incluse nella silloge Oboe sommerso, per rendersi conto come in queste poesie vi sia tutto il contrario di quello che scrive Pozzi.
Mi è sembrata, infine, non condivisibile l’interpretazione di Pozzi relativa alla svolta della lirica quasimodiana verso un impegno etico e sociale come un mero e semplice artificio etico ed un giuoco di “stilizzazione retorica”. Certo è che il peso di queste valutazioni critiche sulla poesia quasimodiana ebbe forti risonanze nell’ambito della critica militante, se è vero che a dieci anni di distanza dalla assegnazione del Premio Nobel si cercò di isolare Quasimodo.
Il volume di Niva Lorenzini, Il presente della poesia 1960-1990(1991) non cita, per esempio, neanche il nome di Quasimodo; Alfonso Berardinelli non lo include tra i Cento poeti che illustra; Giuliano Manacorda nella sua Letteratura italiana d’oggi 1965-1985, parla di Quasimodo solo in riferimento ad una nota relativa ad un premio assegnato a Zanzotto; Giulio Ferroni nella sua Storia della Letteratura Italiana (Einaudi) lo snobba, dedicandogli appena 37 righe. Insomma, Quasimodo venne sottoposto ad una sorta di vero e proprio “stato di assedio”, che ebbe il suo culmine nell’affermazione di Pier Paolo Pasolini che ebbe a definire Quasimodo uno dei peggiori poeti italiani in un’intervista riportata su “Gente” del 17 novembre 1975, e ancora di Stefano Giovanardi, il quale definì il Nobel un ‘minore’ di grande talento, costretto dalla storia e dalle circostanze a sentirsi un ‘maggiore’ e a scrivere come tale”. (Repubblica, 11 agosto 2001.)
Alla luce di questo percorso, l’intento del mio libro non è stato certo quello di ribaltare i giudizi negativi espressi dalla critica , anche perché quando ci si addentra nel mondo della poesia “ i nostri giudizi – come afferma il Pope – sono come i nostri orologi, i quali non si trovano mai d’accordo, ma ognuno di noi crede al suo”; io ho cercato di mettere in luce che all’origine dell’isolamento culturale di Quasimodo ci furono ragioni poco nobili, che nulla avevano a che vedere con l’evoluzione del suo pensiero poetico. Bene ebbe a dire il critico Giuseppe Zagarrio, quando evidenziò che quella di Quasimodo fu una vicenda “affidata piuttosto agli umori e ai risentimenti che alla responsabilità della ricerca obiettiva”.
In altre parole, a mio avviso, nel dopoguerra più che guardare ai testi quasimodiani con l’obiettivo di scorgervi nuovi orizzonti e nuovi dinamismi di contenuto e di estetica, la critica tentò un’operazione di stroncatura per non aver gradito l’inaspettato successo del poeta modicano e la conseguente assegnazione da parte dell’Accademia svedese del Premio Nobel per la Letteratura, che si voleva andasse ad Eugenio Montale.

Il libro è stato tradotto anche in rumeno. Come è arrivato in Romania?

A proporre il libro alla casa editrice Junimea de Jasi di Bucarest è stato Geo Vasile, un critico letterario di tutto rispetto in Romania e un famoso italianista che con la casa editrice collabora da tempo, e che ha visitato Modica, ospite del Caffè Letterario Quasimodo. E’ stato lo stesso Geo Vasile, che ha tradotto diversi autori italiani, da Dante a Tomasi di Lampedusa, Cesare Pavese, Giuseppe Bonaviri, Mario Luzi, Eugenio Montale, Primo Levi, Italo Calvino, Dino Buzzati, Umberto Eco, Margaret Mazzantini, Alessandro Baricco, a sottoporre all’attenzione del Direttore editoriale della Junimea, Simona Modreanu, il mio testo italiano per la pubblicazione della sua traduzione, accompagnata dai suoi commenti.

Che valutazione ha avuto il libro da parte della Casa editrice rumena prima di procedere alla pubblicazione, che fu poi lanciata alla Fiera del Libro Gaudeamus di Bucarest?

Il Direttore editoriale, Simona Modreanu, mostrò subito vivo interesse. Ecco cosa scrisse in una lettera del novembre 2011:

“Il testo ci ha subito sedotti. Innanzitutto per il soggetto inedito, poiché sebbene Quasimodo sia ben conosciuto dal mondo dei poeti, un’analisi profonda della sua opera, supportata di tanti esempi e caratterizzata da tutta l’imparzialità del ricercatore Pisana, che ne illustra il percorso tra elogi e critiche, mancava. L’autore è riuscito a mettere in risalto con una ‘probité’ e una sagacità notevoli i colpi di genio del poeta siciliano, ma anche i suoi lati più segreti e controversi, restituendoci tutto il sapore di un creatore di poesia unico.
Domenico Pisana – prosegue la Modreanu – ha il grande merito di svelare, con discrezione e pertinenza, un enigma persistente nel mondo della letteratura, interpretando il destino di quel premio Nobel della poesia che ha sollevato un tornado di polemiche attorno a sé e che si è tentato in pratica di relegare nell’oblio. L’aver messo Quasimodo in una prospettiva storica corretta e senza pregiudizi, con gli accenti e le sfumature necessarie, ci aiuta oggi a comprenderlo meglio ed a avvicinarci a questa personalità straordinaria.
Ringraziamo di cuore l’autore – conclude Simona Modreanu – per averci permesso di arricchire l’orizzonte delle conoscenze dei lettori rumeni e di aver gettato un altro ponte, di una rara qualità, tra le nostre due culture. Speriamo che il suo magnifico libro possa rappresentare l’inizio di una collaborazione culturale tra le nostre due città, la città di Modica e le Edizioni Junimea de Iaşi”.

Un’ultima domanda. Come è nato il suo interesse per Quasimodo?

Quasimodo è un poeta che ha suscitato in me attenzione, direi anche emozione, sia dai miei anni di frequenza, eravamo nel 1972, del Liceo Classico “T. Campailla” di Modica, un Liceo con un retaggio storico importante e prestigioso. Avevo come docente di lettere Saverio Saluzzi, poeta, scrittore, critico letterario e traduttore di testi della Letteratura latina; fu lui che mi fece innamorare della poesia, e Quasimodo, insieme a Montale e Ungaretti, divenne uno dei primi miei punti di riferimento. Il fatto che Quasimodo fosse nato a Modica, in quel tempo le Antologie di Letteratura lo davano, erroneamente, nato a Siracusa, non costituiva per me alcun fattore determinante; il mio interesse per Quasimodo nasceva dalle sue tematiche, dal suo rapporto con la parola poetica, molto fascinosa, allusiva, elegante, dal suo impegno sociale, dall’esaltazione della nostra terra di Sicilia, dalla sua traduzione dei lirici greci, tutti temi che, nonostante la mia giovane età di liceale che amava la poesia, mi coinvolgevano emotivamente ed esistenzialmente. Su questa genesi si sono poi sviluppati l’interesse, l’ulteriore approfondimento per Quasimodo poeta, traduttore, saggista, epistolografo e amico del pozzallese Giorgio La Pira, fino al conseguimento del Premio Nobel per la Letteratura.

Eleonora Sacco

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI