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La Scuola Medica Modicana, Campailla… di Francesco Roccaro

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Bellissima serata sabato scorso, con molta partecipazione di pubblico, per il primo evento organizzato dalla Fondazione “Salvatore Calabrese” di Modica. Lo svolgimento del programma è iniziato con una breve passeggiata attraverso i vicoli di Modica con partenza da via Albanese (anticamente conosciuta come Strada della Pietà), davanti il palazzo della prima sede della “Clinica Cascino”(oggi di proprietà della famiglia Rizzone), dove Uccio Barone con la collaborazione di Marcella Burderi e Fabio Lorefice, hanno relazionato ai presenti un garbato excursus storico sulla Scuola Medica Modicana, includendo anche gli inizi della carriera professionale del professore Rosario Cascino, che proprio in via Albanese, fondò nel 1911, il primo “Piccolo sanatorio chirurgico di Modica” con meno di 10 posti letto, un reparto ginecologico ed un ambulatorio, sempre aperto ai “figli del popolo” (come, lo stesso insigne e generoso chirurgo modicano, soleva chiamare i propri pazienti), in seguito spostato sull’avveniristica (per l’epoca) “Villa Cascino”, costruita, qualche anno dopo, nel quartiere d’Oriente (odierna via Nuova Sant’Antonio.
Fra gli stretti e pittoreschi vicoli dell’ex quartiere Casale (oggi via Fracasso, Via Clemente ed altre), il folto gruppo di visitatori è arrivato in piazza Campailla, sede dell’ex Ospedale-Sifilocomio Campailla (già Ospedale di Santa Maria della Pietà) ed oggi sede del prestigioso “Museo della Medicina Campailla”.
Lì, il presidente della “Fondazione Calabrese”, Luigi Calabrese, ha dato il benvenuto agli ospiti introducendo il tema dell’incontro dal poetico titolo: “Una notte con Venere, una notte con
Mercurio – l’Ospedale Campailla e la Città”. Doverosi anche i saluti istituzionali di Roberto Falla, presidente del Rotary Club, della figlia, Cristiana, presidente del Rotaract Club Modica, e
del già assessore alla Cultura, Maria Monisteri (intervenuta a titolo esclusivamente personale), tutti patrocinanti l’incontro e di Laura Migliore, la cui famiglia ha contribuito a tenere in vita (acquistandola) l’antica casa che, sotto il Castello dei Conti, vide i nobili natali del genio Tommaso Campailla. A seguire, il prof. Barone ha fatto una breve disamina storica di quella Modica, che partendo dal 1400 ed arrivando al 1952, riuscì ad esprimere, grazie al contributo culturale ed economico d’illustri famiglie nobili della città, una vera e propria “Scuola Medica Modicana”. Detta Scuola, iniziata con il medico Diego Matarazzo e portata avanti da Tommaso Campailla e poi da Gaspare Cannata, Pietro e Socrate Polara, Michele Gallo e lo stesso, già citato, Rosario Cascino, fu rinomata ed apprezzata dalla comunità scientifica di tutto il mondo.
“Il contributo dato dal Campailla e dalla Scuola Modicana che ne seguì in secoli di storia, soprattutto nella lotta alle malattie veneree – ha sottolineato Uccio Barone- fu un esempio che molte grandi città del mondo, fra cui Palermo e Parigi, cercarono di seguire, anche se molte volte, non con gli stessi risultati”.
Interessante, anche la ricerca effettuata da Marcella Burderi e a recitazione di alcune poesie dialettali di Serafino Amabile Guastella sull’argomento ed alcune citazioni inerenti toccanti storie riferite alla prostituzione dell’epoca, che proprio a Modica, in diversi anni di storia, trovò un terreno fertile su cui radicarsi. Ed è proprio su questo binomio “antica professione-malattia”, che l’opera della Scuola Medica Modicana e del Campailla, ha trovato motivo di nascita, crescita ed ampia notorietà nel mondo dell’epoca. Citato durante i lavori, anche l’operato del prof. Valentino Guccione, al quale si deve proprio la nascita dell’attuale Museo Campailla.
Su tale punto, però, mi sia consentita una doverosa nota. Guccione, uomo di grande cultura, innata generosità ed amore per la propria Modica, fu un appassionato ricercatore e divulgatore dell’arte medica e della scienza. Pur essendo un ottimo insegnante di lingue (laureato all’Istituto di Lingue Orientali di Napoli) in realtà era proprio un “medico mancato”, sol perché (allora decidevano le famiglie) non gli fu permesso di frequentare il Liceo Classico Campailla di Modica, dovendo deviare, quindi, la propria carriera educativa superiore sul, seppur prestigioso (all’epoca era considerato uno dei migliori della Sicilia), Istituto Tecnico Archimede, che un tempo aveva sede proprio nel “Palazzo degli Studi Campailla”, in Corso Umberto. Nonostante la laurea in materie umanistiche e l’insegnamento ottenuto con merito, negli anni settanta, proprio nell’Istituto Archimede che lo aveva formato da giovane, Il prof. Guccione continuò, ad ogni costo, il suo enorme lavoro di ricerca, catalogazione, revisione di ogni reperto e documentazione importante, inerente all’opera della Scuola Medica Modicana e del Campailla. Il suo grande sogno era quello di vedere realizzato un Museo della Medicina proprio nel sito specifico, l’ex Ospedale di Santa Maria della Pietà, in cui aveva operato, fra il ‘600 ed il ‘700 il grande genio, medico e filosofo Tommaso Campailla e di seguito tutti i suoi successori. Guccione fu talmente preso da questo impegno (definiamola “missione”) che, pur subendo aspre ed ingiustificate critiche da parte di tanti esponenti della medicina e scienze affini dell’epoca, si specializzò tantissimo sull’argomento, grazie anche ad un corso universitario sull’organizzazione museale, frequentato con grandi sacrifici, in Inghilterra presso Stratford-upon-Avon (la città di William Shakespeare).  Chi scrive, all’epoca giovane studente in medicina, l’ha sentito più volte accoratamente parlare di questo sogno ed encomiabile impegno, con il mio compianto papà, il preside Giuseppe Roccaro (uomo di cultura, scienze e di scuola) che lo incoraggiò sempre tantissimo a continuare tale ricerca. Resta vivo e fa molto male nell’anima e la mente, l’assoluto rammarico che, nonostante l’operato di Valentino Guccione abbia portato, grazie anche alla staffetta raccolta da altri, alla realizzazione del “Museo della Medicina di Modica”, non sia stata dedicata, all’insigne docente modicano, la dovuta intitolazione dello stesso Museo in questione.
Questa, a giudizio non solo di chi scrive, ma dei tanti che lo hanno conosciuto ed apprezzato, è una circostanza fortemente deplorevole, rafforzata dal fatto che solo una piccola targa “per
lavata di faccia” (scusate il provincialismo) in una delle stanze del Museo, è stata dedicata al ricordo del professore e del suo operato, senza il quale oggi, parleremmo del nulla. In generale va detto con amarezza, che questa città è riuscita sempre cinicamente a mantenere costante negli anni, una forma di velata ingratitudine e mancanza di rispetto alla memoria, nei confronti di tanti suoi figli, che in silenzio ed in punta di piedi, hanno lavorato con amore viscerale per la propria città, per il benessere dell’intera comunità e soprattutto, nell’illuministica idea, di lasciare alle generazioni future, una Modica più evoluta, conosciuta ed amata nel mondo. Desideriamo esprimere l’augurio che anche queste poche righe, possano riaccendere per il futuro, una dignitosa forma di rivisitazione, di cambiamento radicale di mentalità, per chi si accingerà a governare la Città della Contea, affinché diventi costante, la giusta considerazione della memoria riguardante quei cittadini che, nel tempo, hanno contribuito a far splendere questa città nel mondo. Encomiabile quindi l’opera svolta da Luigi Calabrese, dalla sua Fondazione e da parte di tutti i partner, pubblici e privati, che sostengono queste importanti iniziative. Una città meravigliosa, qualsiasi essa sia, deve avere storia, tradizioni da difendere, condividere e soprattutto tramandare. L’amore per la cultura, per la nostra storia ed il continuo sapere, devono essere le prime fra tante qualità, che vanno trasmesse, senza indugi, alle generazioni future.
Devono rappresentare quel “quid” che infine rende unica nel suo genere, quella città nel mondo.
Anche questo come diceva un grande autore, è un esercizio della memoria e come tale, non va mai dimenticato.

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