“Sogno e disincanto”. Il saggio critico di Domenico Pisana

Lettura di poeti stranieri contemporanei, Edizioni “Il Cuscino di stelle”, 2022
Tempo di lettura: 2 minuti

E’ uscito per i tipi dell’Editore abruzzese “Il cuscino di stelle”, un nuovo saggio di critica letteraria di Domenico Pisana. “Sogno e disincanto. Letture di poeti stranieri contemporanei”, pagine 164, è il titolo del volume ove lo scrittore modicano si occupa di poeti stranieri tradotti in Italia: Ali Al Hazmi(Arabia Saudita) – Bisser Bojcev (Bulgaria) – Gino Leineweber (Germania) – Juliana Mehmeti (Albania) – Mesut Şenol (Turchia) – Emir Sokolović (Bosnia) – Zosi Zografidou (Grecia) – Geo Vasile (Romania).

Domenico Pisana, questo è il secondo libro di autori stranieri dopo quello del 2019. Come ha conosciuto questi poeti?

Diversi poeti del libro li ho conosciuti di persona. Mi riferisco al tedesco Gino Leineweber e al poeta turco Mesut Şenol, con i quali ho vissuto una bella esperienza al FeminIstanbul nel 2019, evento al quale ho partecipato come ospite italiano su invito della Direttrice del Festival, Hilal Karahan, e dove ho presentato il mio primo libro su autori stranieri cui lei faceva riferimento nella domanda.
Leinewber e Şenol sono stati tradotti dalla poetessa e traduttrice Claudia Piccinno, e pubblicati in Italia dal mio stesso editore. Due poeti di spessore: il primo è poeta di lungo corso, traduttore, scrittore di racconti, biografie, poesie e romanzi di viaggio, nonché di saggi in cui tratta temi legati all’esilio e all’immigrazione, nonché membro dell’Associazione degli Scrittori Tedeschi e del PEN Center for German-Speaking Authors Abroad (Exil-PEN); il secondo si è laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Ankara, ed attualmente insegna presso il Dipartimento di Comunicazione dell’Università di Bahçeşehir e il Dipartimento di Studi di Traduzione e Interpretariato dell’Università di Yeditepe. Fa anche parte del Consiglio esecutivo degli scrittori e traduttori dei tre mari (Mar Baltico, Mar Nero e Mar Mediterraneo) con sede a Rodi.
Anche con la poetessa greca Zosi Zografidou ci siamo incontrati e conosciuti a Matera, ove entrambi abbiamo ricevuto il Premio Internazionale “Dal Tirreno allo Jonio” 2019, io per la saggistica, lei per la poesia, nell’ambito delle manifestazioni finali di “Matera capitale europea della cultura 2019”. Una poetessa, la Zografidou, di rilevante respiro culturale; è ordinario di Storia e Traduzione della Letteratura Italiana e Direttore del Dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana presso l’Università ‘Aristotele’ di Salonicco, e con un percorso poetico-letterario connotato dalla pubblicazione di studi su scrittori italiani come Dante, Boccaccio, Quasimodo, Pirandello, Pasolini, Verga e Tabucchi, nonché traduzioni di testi classici di letteratura e critica letteraria.
Il poeta rumeno Geo Vasile l’ho conosciuto a Modica, ove è stato ospite del Caffè Letterario Quasimodo sotto l’Amministrazione Buscema quando era assessore la compianta Anna Maria Sammito, per la presentazione di un suo libro di poesie. E’ nato e vive a Bucarest; laureato in Filologia, è italianista, traduttore, critico letterario e poeta e collabora con le principali riviste di letteratura e d’arte della capitale e di altre città del Paese; nel 2011 ha tradotto in rumeno il mio libro “Quel Nobel venuto dal Sud. Salvatore Quasimodo tra gloria ed oblio”, lanciandolo alla fiera internazionale del Libro di Bucarest il 25 novembre del 2011.
Con Ali Al Hazmi, Bisser Bojcev, Juliana Mehmeti, Emir Sokolović ci siamo conosciuti su facebook e i rapporti si sono consolidati grazie ad un costante scambio culturale.
Ali Al Hazmi, tradotto in Italia dalla succitata Claudia Piccinno, è laureato in lingua e letteratura araba presso l’Università Umm Al-Qura – Facoltà di lingua araba, ed ha parecchie pubblicazioni alle spalle; Bisser Bojcev lavora nel campo della cultura nella città di Scivacevo ed è stato collaboratore nella creazione di diversi film; Juliana Mehmeti, poetessa albanese che vive in Italia, ha pubblicato raccolte poetiche anche in inglese ed tradotta in diverse lingue; Emir Sokolvic è un poeta bosniaco molto conosciuto e apprezzato in Italia, con all’attivo numerose raccolte poetiche ed è ideatore e organizzatore del Festival internazionale di Poesia La Piuma di Zivodrag Zivkovic, al quale sono stato invitato nel 2019.

Cosa può rappresentare questa pubblicazione in questo nostro tempo?

Con la globalizzazione il mondo ha assunto un volto sempre più ambiguo: da un lato il volto ammaliante della luce e dell’emancipazione, dall’altro quello tragico della violenza. Quando si aspira ad una luce totale che abbracci tutte le cose, inesorabilmente questa ebbrezza di totalità diventa, come è accaduto nelle sue realizzazioni storiche, totalitarismo.
I poeti esistono non tanto per scrivere idilli o – direbbe Quasimodo – “oroscopi lirici”, ma per aiutare ad illuminare il mondo, a migliorarlo e a renderlo sempre più libero; la crisi del nostro tempo chiede ai poeti una dimensione pragmatica e sociale nella quale il ruolo del poetare non appaia solo quello “speculativo e contemplativo”, ma quello dell’invito alla prassi come metodo per cambiare il mondo.

C’è un filo che unisce e accomuna i poeti di questo suo libro?

Il “sogno” è un elemento comune ai poeti che ho analizzato. Leggendoli mi è venuto di pensare a Fernando Pessoa quando dice che “se la vita non ci ha dato altro che una cella di reclusione, facciamo in modo di addobbarla, almeno, con le ombre dei nostri sogni”.
I versi dei poeti di cui mi occupo sono un “atto di creazione” di immagini forti, nonché di sentimenti e contenuti in grado di avere un’efficacia sul cuore del lettore; c’è in loro un percorso poetico comune, connotato da tre orizzonti che si integrano nella diversità: anzitutto la dimensione dell’alterità, ossia l’apertura all’altro, per dirla con Levìnas, e al proprio tempo; poi la forza della parola poetica e del linguaggio, e infine una significativa espressione e trasfigurazione della condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo.
E’ dentro questo habitat che si snoda l’orientamento etico ed estetico della loro poesia, con la consapevolezza che – direbbe Igino Giordani – “la civiltà è un sistema d’idee: e le idee sono messe in circolazione specialmente dai libri”; e, altresì, con la convinzione che esiste un rapporto tra poesia ed etica, rapporto vitale sia nella direzione della funzione comunicativa della versificazione, sia sul piano dialogico e della valorizzazione dell’ apertura all’altro, come direbbe anche Paul Celan, per condurlo alla riflessione, per trasmettergli il senso della bellezza come valore in sé che ogni vero sentimento poetico esprime.

Eleonora Sacco

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