Realtà dei fatti o inconsistenza della politica… l’opinione di Rita Faletti

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Gli italiani che hanno cervello e nell’ultimo anno hanno ritrovato una certa tranquillità, Covid-19 e varianti a parte, guardano con disgusto la categoria di ometti e donnine che si muovono su di un piano inclinato sempre più a rischio verticalizzazione. Sono i politici, quelli di vecchio corso, quelli navigati che “a me chi me la fa”, e di nuovo, i pischelli, quelli che pensavano di spaccare il mondo. Tutti, indistintamente aggrappati a un obiettivo: contare nell’elezione del capo dello Stato per ragioni di interesse personale. I partiti sono ormai entità gassose, prive di una guida o di un leader. Il populismo ha imposto l’orizzontalità, nessuno in grado di indicare la direzione, le decisioni vanno prese assieme, così tutti comandano e nessuno decide. Una posizione comoda che consente di prendere o lasciare secondo le convenienze. Una posizione che alimenta ostilità e attriti, consolida antiche ruggini o fa sbocciare nuovi sodalizi. Letta ha in mano il Pd? Che cos’è il partito di Speranza? E Conte chi rappresenta? I tre si sono visti e consultati e ne è nata la strategia dello stesso tweet:“Ottimo incontro” postato sui singoli profili social. Poteva mancare l’ironia di Renzi? “ Qui Quo Qua fanno lo stesso tweet. Non è successo niente”. Trame oscure? Più probabile giochini da scuola dell’infanzia, un piano per mandare al Quirinale chi potrebbe fare i loro interessi o non ostacolarli. Di fatto, in tre non fanno uno. Perché, altrimenti, Conte avrebbe incontrato anche Salvini? Cosa può avere in mente il leghista peggiore, esclusi gli assai peggiori Borghi e Bagnai, se non l’obiettivo di tornare al governo, magari al ministero dell’Interno, e mettere sul piatto un nome qualsiasi, ché uno vale l’altro, con la formula magica “uno che rappresenti l’unità del Paese”? Cosa possono avere in mente Conte e Letta se non il diritto di prelazione che, affermano, non appartiene a nessuno? “L’unità del Paese”, formula sempre valida elevata a strategia e usata inutilmente come puntare sul rosso e sul nero, e insignificante se non corredata da una spiegazione sul “come”. La solità vacuità del nostro politico doc. Uomini e donne, e qui la parità di genere è realizzata senza sforzi, capaci di tutto e buoni a nulla. Cosa vuole la sinistra? Comandare. Cosa vuole la destra? Comandare. L’arte di governo è qualcosa di troppo alto, non alla portata dei due schieramenti. E per comandare, ultimo fine di entrambi, ogni mezzo è lecito. E per favore non si faccia riferimento a Machiavelli e alla famosa espressione, attribuendo impropriamente al grande fiorentino un cinismo che in realtà era assente nel significato e nell’intento. Per “fine”, Machiavelli intendeva l’interesse comune, non quello personale. Torno quindi alla premessa: Draghi è il solo che può garantire gli interessi del Paese curando la nostra immagine a livello internazionale, non con chiacchiere, cui nessuno, dove si conta, crede, ma con la competenza e l’intelligenza di cui ha dato indiscussa e ampia prova. Il premier non ha bisogno di dimostrare e ottenere nulla. Al contrario della maggior parte del ceto politico, incluse molte cariatidi che sperano di tornare in pista – non mi riferisco a Berlusconi che ha una sua grandezza – famelica di potere mentre meriterebbe di finire nel grande contenitore della poubelle del mondo.

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