Draghi al Quirinale per la stabilità…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

Il 2022 sarà l’anno della fine della pandemia e dell’inizio della convivenza con il virus. Il Covid-19 diventerà endemico andando ad assommarsi  ad altre cose negative cui tocca adeguarsi, senza però  rinunciare a comportamenti di sana prudenza e alla vaccinazione, che è la strategia migliore per accelerare il passaggio da epidemia a endemia. Ma sarà il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il focus su cui governo e parlamento si dovranno concentrare, cercando di spendere bene i denari che non ci capiterà una seconda volta di avere a disposizione per rilanciare l’economia. Una missione, che se non si vuole impossibile, chiede ai partiti della maggioranza attuale e a quello dell’opposizione, di fare uno sforzo di memoria nel Paese degli smemorati e tenere i piedi saldamente ancorati a terra per disancorarsi dalle ideologie che hanno costituito l’unico punto di riferimento dei due disastrosi governi precedenti. Sovranismo, populismo, massimalismo, i tre –ismi letali che Draghi è riuscito a stemperare, proponendo con chiarezza ed efficacia un approccio pragmatico e lineare ai problemi e rimettendo la politica al centro, in uno scenario di generale disorientamento.  Non sto a ricordare i fallimenti del Conte2, il denaro sperperato, la verbosità inconcludente, lo stile trionfale, il piglio fintamente determinato dell’uomo più amato dagli italiani. Quali? La domanda andrebbe girata a D’Alema, che ora che il Pd è finalmente guarito dalla “malattia” del renzismo, vorrebbe rientrarvi, magari giocando il ruolo di kingmaker nell’elezione del prossimo presidente della Repubblica, in funzione anti Draghi. Scommettendo sulla disattenzione italica e sulla memoria fallace che induce a credere all’ultima notizia sentita, il politico più supponente al mondo, sapendo di mentire, ha accusato il premier di essersi autoeletto. In realtà, Draghi, nel dare la propria disponibilità a servire il Paese e le sue istituzioni, ha detto altro: una maggioranza che si spacca sul Quirinale, difficilmente potrebbe ricomporsi su Palazzo Chigi. Il significato va oltre la scelta del nome, è strettamente pertinente alla questione della stabilità. E il non detto è perfino più manifesto del detto: la spaccatura della maggioranza nell’elezione del capo dello Stato rispecchierebbe lo sbriciolamento all’interno del parlamento e la precarietà di cui l’Italia non ha certo bisogno in questo momento. Si pensi ciò che si vuole, si dica che un ex banchiere non è adeguato a rivestire l’incarico più alto in un grande paese democratico come l’Italia (parole di D’Alema), ma si sappia che oggi, come ha giustamente osservato  Angelo Panebianco, “ la stabilità dell’Italia passa per avere Draghi al Quirinale” e avere Draghi al Quirinale è la sola garanzia che abbiamo perché il Paese sia rimesso in bolla e il Pnrr non si trasformi in un irreparabile fallimento.

 

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

55 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI