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Violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale. Comiso, un arresto

Aveva minacciato personale dipendente di un bar
Tempo di lettura: 2 minuti

La Polizia di Comiso ha proceduto
all’arresto in flagranza di un uomo, quarantaquattrenne, già noto alle Forze di Polizia, per violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.
In particolare, gli Agenti in servizio di controllo del territorio si recavano presso un esercizio commerciale del centro di Comiso dove era stato segnalato un uomo che minacciava il personale dipendente del bar. All’arrivo degli agenti il malfattore non era più presente, poiché allontanatosi spontaneamente poco prima. I richiedenti chiarivano comunque che l’uomo, aveva
minacciato di ucciderli se si fossero rifiutati di dargli della birra; si era poi allontanato avendo intuito l’imminente arrivo di una pattuglia della Polizia, facendo perdere le proprie tracce. Trascorsa circa mezz’ora, l’esagitato si recava nuovamente presso il medesimo bar inveendo contro i dipendenti e minacciandoli nuovamente di morte perché avevano richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine. Nella circostanza personale della volante si imbatteva nel soggetto che si presentava in
stato psicofisico palesemente alterato.
I tentativi di ricondurlo alla calma risultavano vani: il soggetto assumeva un atteggiamento ostile e di sfida verso gli Agenti sino ad entrare in contatto con uno di loro tentando di strattonarli. A quel punto, non pago, con messa repentina, portava la mano destra all’altezza della cintura e impugnata il manico di un grosso coltello che teneva occultato all’interno dei pantaloni; gli Agenti – avvedutisidi tale circostanza – riuscivano ad immobilizzarlo, prima che potesse utilizzare l’arma e a farlo
entrare nell’autovettura di servizio. Dall’interno del veicolo continuava la sua azione violenta sferrando testate e calci sulle paratie interne e al finestrino posteriore dell’auto, procurandosi delle ferite. Quindi, veniva infine condotto presso gli Uffici del locale Commissariato dove, all’esito delle procedure di rito, veniva tratto in arresto e, su disposizione del Pubblico Ministero di turno, associato alla casa circondariale di Ragusa a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

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