
Scicli, 17 giugno 2026 – A Scicli, comune siciliano della Provincia di Ragusa, il cui sindaco è Mario Marino, bisogna fare attenzione. Soprattutto a scrivere su Facebook. E, soprattutto, a scrivere sul Comune. Attaccando l’Amministrazione sul social network, si configura il reato di diffamazione a mezzo social. L’Amministrazione comunale di Scicli, nei giorni scorsi, ha divulgato una nota stampa per informare la città “sulla decisione di adire le vie legali, in sede penale e civile, nei confronti di cittadini ‘mestatori’, che fanno uso indiscriminato dei social media e cercano di orientare la pubblica opinione contro i dipendenti comunali e contro chi lavora al servizio della comunità di Scicli.”
Quanto sta accadendo nel Comune di Scicli, è stato attenzionato dagli organi di informazione. Una scelta che potrebbe essere percepita dai cittadini come l’intenzione di mettere a tacere il dissenso. Una situazione che ha pochi precedenti nelle cronache e che diventa quanto mai attuale in tempo di guerra ai “webeti”.
Sull’argomento è intervenuto con una nota stampa l’ex consigliere e assessore del Comune di Scicli, Guglielmo Scimonello, per fare chiarezza su cosa prevede la legge e valutare bene i limiti della libertà di espressione. “Un sindaco – dichiara Scimonello – può adire le vie legali e penali nei confronti dei cittadini, ma solo se le affermazioni superano il limite del diritto di critica politica e integrano il reato di diffamazione aggravata. Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, – prosegue – la critica politica può essere aspra, pungente e provocatoria, ma non deve mai trascendere in attacchi personali gratuiti e deve essere legata all’interesse pubblico. Se un cittadino – ribadisce – accusa l’amministrazione di inefficienza, inerzia politica o di silenzio-assenso, la critica è lecita. Se invece utilizza insulti, offese personali o attribuisce reati inesistenti (es. corruzione), il sindaco può procedere legalmente per tutelare la propria reputazione e l’onorabilità della carica. Anche il Comune può tutelarsi legalmente per difendere la propria immagine e il buon andamento dell’amministrazione.
Un comunicato stampa del genere – prosegue Scimonello – viene spesso definito in gergo politico e legale come una “querela temeraria” o un annuncio a scopo deterrente (per intimorire i cittadini e frenare il dissenso), poiché la pubblicazione di foto che documentano il cattivo funzionamento dei servizi pubblici è pienamente legittima ed il diritto di cronaca e di critica si applica anche ai privati cittadini sui social network. Occhio però alla veridicità dello scatto: la foto deve essere reale e non manipolata o generata con l’Intelligenza Artificiale (IA) per alterare la realtà, perché lo scenario cambia radicalmente. Un’amministrazione lungimirante dovrebbe unire la rappresentanza politica alla responsabilità istituzionale, comprendere e intercettare gli umori della comunità, ma non può sostituire il rispetto delle regole o l’esercizio del dovere civico – conclude Scimonello – “.


