Come eliminare definitivamente la cultura (in Rg)..di Rubén Ricca

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L’uomo uccide ciò che ama di più, diceva Oscar Wilde; rimanga con questa frase il lettore, anche se prima di scrivere questa nota confesso che mi hanno assalito molte paure. Ero (sono) sicuro che alcune persone prenderanno queste riflessioni come un attacco personale quando in realtà la mia intenzione è di contribuire alla crescita culturale del territorio. È stato il mio analista che alla fine mi ha convinto quando ha detto“Se Hitler ha invaso la Polonia, come tu non hai il coraggio di scrivere queste sciocchezze

La prima cosa da sottolineare è la lodevole iniziativa dell’amministrazione comunale di Ragusa di regolamentare la concessione di fondi alla cultura. Se i fondi fossero sufficienti e il regolamento (e i formulari) fossero comprensibili, potremmo già organizzare una festa. Ma la realtàè diversa perché i Fondi per la cultura sono miserabili e il regolamento (e i formulari) sono più  difficili da leggere dei Manoscritti del Mare Morto. Un’altra cosa divertente è il modo in cui si valuta se una proposta artistica è realizzabile o no. Una volta che si riesce ad interpretare i moduli e il regolamento si assegnano una quantità di punti che si trasformano in una cifra di denaro, evitando così una vera e propria valutazione artistica della proposta, in quanto la quantità di pubblico (o di turisti) è considerata più importante della qualità proposta. Quid pro quo? E questo accadrà mentre venditori di mobili, commercialisti, geologi, architetti, archeologi o sessuologi di elefanti occupano l’assessorato alla cultura di ogni amministrazione. “La burocratizzazione culturale riduce la  complessità della cultura ai fondi concorrenti” si può leggere in un libretto di Tomás Peters(“Sociologia dell’Arte e delle Politiche Culturali“) mentre l’assessore di turno vende un set di mobili o esegue qualsiasi altro mestiere completamente lontano dalla cultura.

Un altro capitolo interessante è quello dei musei. I musei in questa città hanno una cosa in comune, il silenzio. Il pubblico non entra nei musei  li minaccia con la deportazione; con l’eccezione del Donnafugata, naturalmente, questo mi riempie già di gioia. La vita non è tutta amarezza, dico ioQuando stavo già scalando le vette della gioia qualcuno mi dice che il Centro dei Servizi Culturali è stato disabitato. Non bisogna disperare, suggerisce un vicino, potremmo fondare la Società dei Poeti Morti o un Cimitero per Attori Sfrattati, tutto è questione di volontà, come il Regolamento. Il lettore capisce che non si tratta di moltiplicare assegni circolari per portare gente più o meno famosa, alcuni molto talentuosi. Questo è molto facile. La produzione di cultura non è solo intrattenere il cittadino, ma anche educare il cittadino e permettere, soprattutto, che si sviluppi in un ambiente potenziale. In fondo si tratta di come si vive in comunità(comunità viene da ciò che è in comune)  Si ricordi la famosa scoperta di Lévi-Strauss con i Bororos; alcuni vedevano il villaggio come proprio, altri come qualcosa in comune.

Poi c’è l’identità, la ragusanità, il territorio. Ah! Come si ama il territorio! Tanto si ama che si disprezza l’artista locale ma si pagano migliaia a chi viene da fuori. Quando si vuole sviluppare qualcosa di originale nel territorio amato non c’è mai abbastanza denaro, mai. Ma ci saranno cinquantamila per portare di fuori quelli che daranno colore e prestigio alla prossima stagione estiva. Come amo il territorio! E cosa succede il resto dell’anno? Che cosa accade il resto dell’anno con gli artisti che vogliono svilupparsi qui? No, per questo non ci sono soldi o ci sono quantità così miserabili che è imbarazzante scriverlo. Ma come amo ilterritorio! Lo amo così tanto e sembra che “commerciale e culturalevanno insieme quando in realtà non hanno nulla a che fare.

Das Unbehagen in der Kultur direbbe Freud.

E se parliamo di identità e territorio, non c’è niente di piùtriste che evitare la propria identità ho un amico che crede che non ci siano più ideologie, che è di per sé una posizione ideologica. Se siete di destra, e siete associati con gente di destra, come cambiate dopo il vestito? Realmente cambiate? Devi sempre passare attraverso il centro. Centro-sinistra, centro-destra, centro commerciale culturale. Si rende conto il lettore? Bisogna sempre passare per il centro, come Roma, che è il centro dell’Italia. Ma Roma non paga traditori. Non c’è niente di più triste che tradirsi a se stesso. Quando l’identità culturale è vera c’è dignità, anche nella sconfitta. Perché alla fine è l’unica cosa per cui ti ricordano, per aver rispettato te stesso. Quanto vale una persona che non rispetta se stessa? Io ho alcuni principi ma se non gli piacciono ne ho altri, diceva Groucho Marx. Per essere onesti bisogna ammettere che questa situazione non è solo responsabilità di quest’amministrazione, tutte hanno fatto questa tragica scelta (mi ha detto un uccellino). E che cosa fanno gli artisti locali? Guardano altrove o tengono la bocca chiusa. Così si ama il territorio. Infine, passato il bagliore dell’estate, quando si spengono le luci della farsa e della menzogna– che, secondo Catullo, non sono la stessa cosa – dopo l’estate, cioè, si deve tornare alla mediocrità, ai grigi, alla totale mancanza di stimoli e di politica culturale. Così si ama il territorio, perché l’uomo uccide ciò che ama di più. Non vorrei dire addio senza congratularmi con il sindaco di Modica per la sua grande sconfitta nell’ottenere che la città non venga nominata Capitale della Cultura. In realtà non è nemmeno tra le dieci selezionate. Il comitato di esperti (c’è sempre un comitato di esperti) ha fatto un grande lavoro. Sicuramente il signor sindaco ha seguito il famoso precetto “La cultura mi insegue ma io fuggo velocemente“. Alla fine, Fiat Arts Pereat Mundi. Perdonate la prosopopea.                                 Ruben Ricca    

(autore e regista)

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