Giuseppe Aletti poeta, scrittore, editore … di Domenico Pisana

“Da una feritoia osservo parole”, l’ultimo libro dell’autore
Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo la pubblicazione della silloge poetica I decaduti, ove il paesaggio interiore che si staglia sulle pagine conosce uno “spaesamento” che si connota come coscienza pensante e come rappresentazione della realtà, Giuseppe Aletti, poeta ed editore nonché ideatore ed animatore di iniziative culturali e di promozione della poesia a livello nazionale e internazionale, si propone ai suoi lettori con il libro Da una feritoia osservo parole: un percorso nuovo ed originale che tende a disegnare attraverso poesia, aforismi, narrazione prosodica e brevi saggi, gli orizzonti di una quotidianità scandita nei 365 giorni dell’anno.

1.Poesia, aforismi e narrazione prosodica

Molto suggestiva, nel titolo, la scelta del sostantivo “feritoia”, che richiama l’apertura presente nelle mura delle fortificazioni o dei veicoli blindati per guardare all’esterno, e che costituisce la Weltanschauung dell’autore, il punto di osservazione della sua visione del mondo, della realtà e delle cose.
Sorge la domanda: in che senso l’autore “osserva parole”? Le parole generalmente si scrivono, si dicono, si utilizzano e si proclamano all’interno di una lingua o di un linguaggio, che è l’uso che si fa di una certa lingua; in questo caso il verbo “osservare” usato da Giuseppe Aletti in relazione alle parole sembra lasciare intendere quel richiamo al concetto di parola che ci viene dal padre della linguistica Ferdinand de Saussure, secondo il quale le parole non sono etichette di cose, ma il linguaggio osservato “in un contesto relazionale”, in “situazioni di vita” e usato per significare intenzioni, per trasfigurare atteggiamenti, sensazioni, sentimenti, idee, insomma per “poggiare lo sguardo” sulla vita quotidiana e reinterpretarla.
La “parola creativa” di Giuseppe Aletti: ora poetica, ora aforistica ora narrativa, si trasfigura in questo libro nell’immagine di una “rotta” osservata da una “feritoia”, rotta capace di determinare il senso di orientamento dell’uomo al fine di invitarlo a guardare dentro la sua esistenza; “i poeti – egli scrive – parlando a se stessi, parlano al mondo” atteso che la poesia contiene in sé il fascino del mistero:

4 febbraio
In poesia
per aggiungere mistero
dovrai sottrarre parole

Con questa dichiarazione, Giuseppe Aletti evidenzia come il rapporto tra poesia e mistero resta pur sempre uno dei momenti di più alta esemplarità edificativa, un momento di contemplazione lirica (“Con il passare degli anni associo la poesia – scrive l’autore – alla contemplazione e la contemplazione al silenzio, 18 dicembre”) che si accende nell’anima riverberando luce, luce di verità e bellezza, che si incide poi nella suggestiva grazia della parola.
C’è, nella scrittura di Aletti, una parola dello “sguardo” ed una parola “dell’attesa”: sia lo “sguardo” che “l’attesa” animano la scrittura.
Dalla sua feritoia si diparte uno “sguardo” che osserva, fissa, racconta, descrive suscitando un movimento cardico, emotivo, sensitivo che gratifica l’ hic et nunc; ma si diparte anche “l’attesa” (che non è aspettare, ma un tendere “verso”, dal latino “at-tendere”), che è dinamica, intuitiva, prospettica, poiché tende verso la “realtà noumenica” intravedendo il farsi di qualcosa; l’ attesa è disvelativa, nel senso che toglie il velo alla realtà per offrirsi ai contemporanei come “spazio di autolettura interiore” e per tendere, così, verso il superamento della paura del proprio inconscio puntando ad armonizzare il cuore con la ragione, l’istinto con il discernimento e superando il limite di una parola che “interloquisce” per diventare parola che si fa linguaggio capace di influenzare percezioni, pensieri, comportamenti e, dunque, diventare canale di nuovo umanesimo, di trasformazione e cambiamento:
13 ottobre
L’arte e la poesia ci spiegano continuamente chi siamo.

25 maggio
La parola fa chiarezza su chi siamo,
perché dà forma al nostro modo di essere.

Ecco, le parole poetiche e la scrittura consentono ad Aletti di “veritare nel mistero”; egli, certo, non possiede la verità, come non la possiede alcun uomo, ma ne intuisce la rotta e vi si dirige, giorno dopo giorno, mese per mese, per indagarla, scoprirla, denudarla e, una volta compresa, indicarla sia con il cuore che con la mente ricorrendo all’aforisma, al verso poetico, il quale – scrive l’autore – “non ha bisogno di molte parole”, ma di viaggiare sul binario di una circolarità ermeneutica tra passato, presente e futuro: “nella vita, come in poesia, conta il viaggio, non un approdo”.
E in questo viaggio le parole “osservate” introducono al mondo misterioso dell’esistenza, aprendo e chiudendo, dicendo e non dicendo, spiegando e non spiegando, e quindi lasciando la soglia aperta al segreto e alla fantasia creatrice di chi legge. Questo chiarisce, ad esempio, perché il grande Ungaretti diceva che “la poesia è poesia quando porta in sé un segreto”, e perché – come scrive Aletti – “Il segreto è avere la curiosità / di scoprire il livello successivo. Finché c’è, ci saremo, 1 novembre-Lettera ai poeti che ho letto”.
Il segreto è il leitmotiv che ogni lettore può trovare nei tanti aforismi, versi e concettualizzazioni che caratterizzano quest’opera:

23 gennaio
Scriviamo poesie
perché il tempo umano
possa essere sconfitto
dalla proiezione all’infinito
di noi stessi.

1  febbraio
Il poeta non scrive versi,
riveste sembianze
che eterne giacciono.

20 febbraio
Mettersi in relazione con la bellezza
è il mezzo più veloce per possederla.

27 marzo
Una menzogna diventata programma politico
ha un solo obiettivo: rubare il futuro a chi l’ha votata.

11 aprile
Il cassetto dei sogni è utile costruirlo
solo per provare a svuotarlo.

30 aprile
Tutta la vita dovrebbe svolgersi nel terzo tempo.

7 maggio
La poesia che dice tutto al lettore
rinuncia al mistero dell’esistenza.

2 giugno
La poesia è comunicare per immagini.

10 giugno
Tutti i progetti che ho realizzato
soffrivano il timore del fallimento.

In molte di queste frasi e in tante altre presenti nel volume si coglie un’insistenza sul senso del poetare, sul fatto che la poesia e i poeti sono necessari e servono a dire alla società in cui vivono che l’utopia, il sogno non è qualcosa di irrealizzabile, ma qualcosa che si spera si realizzi nel tempo.
La parola serve al poeta perché egli parla non solo per sé ma per tutti, e anche quando dà la sensazione di scavare nel segreto più profondo della sua coscienza, anche quando si rinchiude nel privato dei suoi sentimenti, c’è nella sua poesia una forza che si snoda con un respiro universale ed originale. La poesia diventa, così, forza quasi magmatica, perché in essa c’è l’eruzione della scrittura che crea, provoca, divelle, placa, denuncia, conforta (“5 marzo I poeti, quando vogliono, /sanno utilizzare le parole /levigate come coltelli”).
Le 365 rotte per un nuovo giorno indicate in questo volume, ci mostrano un Giuseppe Aletti poeta sognatore, idealista, ma anche uno che “incide e graffia” disegnando le coordinate di un’umanità incapace di comunicare, di esprimersi, di cogliere la diversità; di un’umanità che spesso vive in un appiattimento desolante e privo di novità. Dagli aforismi di Aletti scaturiscono sogni e costruzioni di mondi che possono sembrare irrealizzabili (“Il cassetto dei sogni è utile costruirlo / solo per provare a svuotarlo”), sogni che, però, non sono in contrapposizione al realismo perché aprono la parola alla storia, alla società, all’uomo che vive la sua quotidianità esistenziale, dando così alla sua scrittura un tono di riflessione civile ( “8 aprileIl dispotismo di certi uomini politici /è inversamente proporzionale /alle loro capacità”), e la forza di un canto, che si fa “urlo” , “spia” capace di “rivelare l’etre”, cioè l’essere e la condizione dell’interiorità umana, sia a livello universale che sul piano personale: “4 maggioIn una civiltà senza sentimenti, / il poeta urla la propria presenza”.

2. La parola: quel che resta della poesia e della scrittura

Da una feritoia osservo parole è dunque l’almanacco che offre al lettore, per tutti i giorni dell’anno, la testimonianza di un poeta e di uno scrittore che vive con passione la cultura e, perciò stesso, la poesia, plasmandola con la vita; una cultura, insomma, che, come ogni altra manifestazione dello spirito, nasce e si muove nel vivo della storia attraverso il continuo e proficuo lavoro d’indagine, di analisi, di dibattimento delle idee; una cultura essenzialmente critica, che libera l’uomo dall’emarginazione rendendolo artefice della sua convivenza sociale:

12 luglio
L’arte è questione di vita o di morte, il resto è diletto.

5 agosto
I poeti frequentano l’ombra delle cose, le parole.

1 settembre
Il poeta è un incisore,
i suoi attrezzi sono
le parole e il ritmo.

29 settembre
E’ il vero potere della poesia, creare vite di parole, che
sconfinano libere in luoghi ed epoche diverse.

5 ottobre
Il poeta interpreta il sentimento del suo tempo.

14 ottobre
I mediocri o gli sprovveduti li riconosci subito,
sono sempre pieni di sicurezze.

29 novembre
Il lettore di versi non vuole essere educato, per questo ci sono
i saggi.
Il lettore di versi è solo alla ricerca di emozioni e stupori.

22 dicembre
Non ci sono argomenti che il poeta non può rappresentare in versi.
E’ lui stesso a decidere il livello di autocensura.
Ma rimane valida questa regola: più confiderai alla pagina
segreti e sentimenti che non diresti a nessuno, maggiore
sarà il grado di empatia con il lettore.

Se un messaggio traluce da questo libro di Giuseppe Aletti, è la consapevolezza che la parola è quel che resta della poesia e della scrittura. Le novità passano, le tradizioni si superano, le avanguardie cessano, le correnti muoiono, gli stili si avvicendano, ma quel che rimane immutato è la parola come linguaggio detto e osservato in una situazione di vita.
Freud sosteneva che quando ci si trova di fronte ad un malato nevrotico, la medicina migliore per curarlo è la parola, e prima di tutto la sua. Oggi il grande malato è la società, è l’Europa, il mondo globalizzato ed è possibile che i poeti siano tanti perché in qualche modo ogni uomo cerca una dimensione terapeutica nei confronti della nevrosi: la sua, la nostra, quello di ogni possibile interlocutore.
Se nei miti greci Apollo presiedeva alla medicina, alla poesia, all’arte e veniva considerato il dio della salute e della poesia, non deve oggi meravigliare che il poeta contemporaneo cerchi nella parola poetica una “terapia” per sé e per gli altri, per un malato comune in fase di declino: il nostro tempo.
Direi che oggi anziché discutere sempre di ciò che è poesia e ciò che non lo è, è forse il caso di apprezzare quanti credono nella promozione della poesia, che, stando sempre ai miti greci, può essere sicuramente terapeutica per questa nostra realtà di vita; vivere la parola poetica è come andare al santuario di Epidauro in età ellenistica, centro per eccellenza dedicato al culto di Asclepio, divinità salutare del pantheon greco, che guariva i fedeli che si recavano in pellegrinaggio ad Epidauro durante le feste in suo onore.
Se è vero che oggi tutti i nostri comportamenti sono spesso liquidi, convenzionali, oleati di nichilismo e di pessimismo, la parola poetica – sembra affermare questo volume – rimane lo strumento minino della nostra personale sopravvivenza: 18 dicembre– …i poeti sono costretti a confrontarsi giornalmente con la claustrofobia delle idee, contro la quale c’è un solo rimedio, quello di abbandonare la piazza dove tutti sostano in maniera magmatica e indistinta, a favore di un percorso più solitario, certamente più autentico”.
In questa solitudine di memoria petrarchesca, la parola può intraprendere i sentieri più impensati e differenti, ma è quel che resta per curare la malattia del non senso, del vuoto e del nulla; essa può servire a tutti perché può rendere felice l’uomo, direbbe il Parini nel suo “Discorso sulla poesia”.
Se “l’assenza di parola” spesso contiene in sé il seme della guerra che distrugge relazioni, rapporti tra persone, tra stati, tra gruppi, la parola poetica condivisa può essere il nuovo tempio di Epidauro, quello ove essa si fa voce, azione, idea, sentimento, stupefazione, contemplazione, denuncia, salvezza e guarigione; potrebbe rischiare, certo, di essere solo monologo, ma verrà il tempo in cui troverà il suo interlocutore, perché – direbbe Zanzotto – può configurarsi come un manoscritto nella bottiglia (lo si è detto spesso) o lettera che viene dimenticata chiusa in una tasca per indifferenza o disamore”.
La parola, nelle sue forme poetiche, narrative, aforistiche, prosodiche, rimane sempre povera, può o meno riprodursi, ma non ha tempo; se è vero che sin da principio la parola ha conosciuto la vita e la morte, la poesia, che non è insieme di parole ma linguaggio che indaga il mistero e che conosce il limite, conduce sempre verso strade di “forze buone” e sentieri di verità, e in questo senso è inafferrabile, è libera e per questo aiuta a guarire l’uomo stesso facendosi “terapia” generale per l’umanità.

3. Un gesto di amicizia e una carezza del cuore

Questo libro piace e si può leggere in modo discontinuo: si può partire dall’inizio, dalla fine, dal centro, si può aprire a caso per trovare la frase che in quel momento può essere utile per riflettere e meditare sul proprio cammino:

31 luglio
E’ facile confondere l’amore con la dipendenza,
tuttavia è giusto il contrario.

11 agosto
Per un gregario sarai sempre un mezzo, mai un fine.

23 agosto
So accettare i difetti degli altri,
non sono mai stati motivo di rottura dei rapporti.
Ma ho un’avversione inconciliabile per i falsi.

2 settembre
I grandi visionari non sono estranei al presente,
hanno semplicemente anticipato il futuro.

29 settembre
E’ il vero potere della poesia, creare vite di parole,
che sconfinano libere in luoghi ed epoche diverse.

31 dicembre
I traguardi sono solo nuovi punti di partenza.

Certo, non tutti gli aforismi, i pensieri delle 365 rotte hanno la stessa efficacia semantica, la forza magmatica del messaggio letterario; in alcuni casi si sente il riverbero di esiti didascalici, in altri si avverte la perdita del respiro epigrammatico, ma dubbio non c’è che questa opera di Aletti ha un significativo valore culturale complessivo perché c’è in essa la rappresentazione di una società vista nella sua oggettività e quotidianità, quasi a segnarne le anomalie, le contraddizioni, l’opaco delle miserie e i dolori, ma anche i sorrisi, le gioie e le speranze; c’è un senso del reale, al quale si rapportano la cultura e la poesia all’interno di un’ osmosi sintonica di parola-cuore, parola-sentimento, parola-fantasia.
Gli aforismi e i versi di questo libro sono la spiaggia dove lo scrittore sosta con la sua valigia per capire dove andare (19 giugno Cerco solo di capire dove voglio andare”; 6 ottobreSi viaggia per viaggiare, non per l’ormeggio”) e con la consapevolezza di “vivere in un’epoca in cui il vociare, il rumore di fondo, il luogo comune, stanno occupando spazi sempre più ampi”18 dicembre). E mi pare, in tal senso, di sentire la mestizia di Vincenzo Cardarelli quando scriveva “Invano, invano lotto / per possedere i giorni / che mi travolgono rumorosi”.
Da una feritoia osservo parole è, per concludere, l’essere nel tempo di un poeta che si racconta con un linguaggio d’insieme, con parti descrittive e riflessive, separandole da quelle più ritenute di empito lirico e assonanze memoriali.
Aletti cammina con le sue parole verso i giorni del suo paesaggio, utilizzando tutte le note della sua arpa e portando la sua storia nella storia degli uomini per farla vicenda di un unico linguaggio, le cui sillabe – come direbbe il poeta Saverio Saluzzi – diventano i palpiti di un infinito desiderio. Portando, così, i suoi sogni e il singulto dei suoi silenzi; portando, come sorriso di primavera, il gesto della sua amicizia e la carezza del suo cuore.

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