Camere di Commercio Sicilia. Riceviamo e pubblichiamo

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Sul dibattito che in poche ore è montato attorno al destino delle Camere di Commercio siciliane – a seguito dell’emendamento approvato in Commissione Parlamentare che apre un nuovo possibile scenario nel quale le Camere di Ragusa e Siracusa verrebbero accorpate con le Camere di Agrigento, Caltanissetta e Trapani e non più con quella di Catania -, mi corre l’obbligo di intervenire a richiamare la memoria storica della politica e dell’opinione pubblica, che mai come in questa occasione rischiano di ritrovarsi fuorviate e distanti dalle reali intenzioni e dalle reali posizioni delle imprese.
Ci ritroviamo infatti di fronte a un clamoroso paradosso, che va presto necessariamente smentito: da ogni parte – sia dalla parte dei sostenitori che dalla parte dei detrattori dell’emendamento – nelle ultime ore viene detto e si continua a ripetere che quest’iniziativa rappresenterebbe le rivendicazioni dei territori di Siracusa e Ragusa, quando in almeno una di queste due province – quella di Ragusa – questa rivendicazione non solo non è mai stata espressa, ma trova adesso il mondo produttivo e imprenditoriale fortemente preoccupato dalle conseguenze che potrebbe avere una così ingiustificabile marcia indietro rispetto ad un processo lungo e articolato come quello che tra il 2015 e il 2017 ha condotto alla nascita della Camera di Commercio del Sud Est. 
Persino chi giustamente alza la voce contro l’emendamento è incredibilmente caduto in questo equivoco. Leggo del sottosegretario Giancarlo Cancelleri, che cita “la voglia di riscatto dei territori di Siracusa e Ragusa che da tempo rivendicano di distaccarsi dalla Camera di Commercio di Catania”, così come leggo del presidente di Confindustria Sicilia, Alessandro Albanese, che cita “la necessità di assecondare le richieste di due province, ossia Siracusa e Ragusa, e consentire loro di scindersi da Catania”, quando entrambi dovrebbero ricordare che in provincia di Ragusa il processo di accorpamento alla Camera di Commercio di Catania è stato condotto con volontà pressoché unanime e con assoluta linearità: negli anni in cui si è concretizzato, anche sotto la mia presidenza, qualunque formale proposta contraria a questo accorpamento non ha mai ottenuto più di un quarto dei voti in sede di Consiglio camerale (unico organismo abilitato a esprimersi in materia) e mai successivamente sono emerse istanze di segno opposto a quella chiara determinazione. 
Chi oggi rappresenta gli interessi della provincia di Siracusa – dove la posizione delle associazioni, va ricordato, non è stata invece così lineare e ha anzi cambiato più e più volte direzione -, se anche ha trovato isolati alleati politici a Ragusa, non rappresenta affatto anche la volontà della imprese di questo territorio, che meritano di essere distinte e a questo punto chiedono anche di essere ascoltate, prima che sia troppo tardi per impedire un colpo di mano che tenta di nascondere, dietro un presunto e artificioso interesse di molti, solo un ostinato e poco lungimirante interesse di pochi. 
 
Giuseppe Giannone 
già presidente della Camera di Commercio di Ragusa
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