Anziani e Covid-19. Le indicazioni raccolte da Anteas Ragusa

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È passato circa un anno e mezzo dalla dichiarazione di pandemia Covid. Come è cambiata la vita degli anziani? “Lo abbiamo chiesto ai nostri associati – spiega il presidente di Anteas Ragusa, Rocco Schininà – e in generale la loro vita è cambiata nello stesso modo in cui è cambiata la vita di tutta la popolazione. Tuttavia, l’impatto che queste restrizioni hanno avuto sugli anziani è particolare proprio in relazione alla più frequente situazione di “fragilità” fisica e cognitiva”. Schininà ha avuto modo di confrontarsi con venti iscritti che hanno sottolineato quali sono state le principali criticità. “Il fatto – chiarisce intanto il presidente Anteas – che si siano dovute ridurre le interazioni sociali ha drammaticamente ridotto lo “spazio vitale” di tutti questi anziani, con un impatto negativo non solo sullo stato di funzione fisica ma anche sul tono dell’umore e a volte anche sulla performance cognitiva. L’isolamento domestico ha comportato una significativa riduzione del livello di attività fisica con conseguenze negative in particolare nei soggetti affetti da osteoporosi, artrosi, malattie neurologiche come il Parkinson, diabete mellito, malattie cardiovascolari”. Un altro aspetto che è emerso riguarda il punto di vista psicologico. “Gli anziani con cui abbiamo parlato – aggiunge Schininà – hanno dimostrato di avere una percezione più acuta della perdita, legata ad una prospettiva del futuro inevitabilmente più ristretta. Le rinunce imposte dalla pandemia sono diventate genericamente più dolorose. Ad esempio, la mancata partecipazione ad un compleanno di un familiare e l’impossibilità ad uscire sono stati i casi più frequenti che ci hanno segnalato”. Schininà, inoltre, aggiunge che in questi quindici mesi “è importante sottolineare, da quanto abbiamo appurato, che i minori contatti, l’isolamento e la paura di contrarre l’infezione ha molto spesso causato un differimento delle cure mediche con una variabilità interindividuale importante, spesso legata a differenze culturali ed economiche, ad esempio in termini di accesso a internet o utilizzo di smartphone per video chiamate”. La pandemia, inoltre, è stata un vero e proprio “stress test” per il sistema sanitario. “Così come nel resto d’Italia – aggiunge Schininà – anche in provincia di Ragusa, durante questo periodo, sono state messe in evidenza le problematiche di alcune strutture, soprattutto quelle adibite alla cura di persone come gli anziani. Ciò che, secondo noi, bisogna fare adesso è mantenere l’attenzione alta e riorganizzare tutto il sistema dell’assistenza a lungo termine perché gli standard di qualità diventino ovunque adeguati. Speriamo di essere riusciti ad uscire, da questo momento legato alla pandemia, in maniera davvero migliore e di potere garantire, nel prossimo futuro, un supporto adeguato a tutte le persone più avanti negli anni”.

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