Humanitas… Bere un cocktail è un rito conviviale

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Nel 1862 Ludwig Feuerbach pubblica una delle sue opere più famose “Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia”, divenendo famoso per la celebre frase “l’uomo è ciò che mangia”.
In quest’opera, Feuerbach cerca di sostenere un materialismo radiale e anti-idealistico, arrivando ad affermare che l’uomo coincide precisamente con ciò che ingerisce. Feuerbach, nel testo, insiste sulla necessità di risolvere problemi urgenti dell’epoca riguardanti l’esistenza umana, la quale secondo l’autore non può solo cibarsi di cultura, infatti sostiene che la fame e la sete abbattono non solo il vigore fisico, ma anche gli elementi spirituali e morali dell’umanità. Secondo il filosofo bavarese, il miglioramento spirituale e intellettuale di un popolo passa anche dal miglioramento delle condizioni materiali.
La celebre frase di Feuerbach, sintetizzata in più occasioni “siamo ciò che mangiamo”, cerca di spiegare il rapporto dell’uomo con il cibo e non solo, perché altrimenti si rischierebbe di avere una lettura superficiale della sua filosofia, che è un’importante riflessione sulla corporeità. La visione di filosofica di Feuerbach è stata ripresa anche nel campo più meramente scientifico, in particolare nell’ambito dell’educazione alimentare.
Traslitterando questa celebre affermazione di Feuerbach: “l’uomo è ciò che mangia”, in “l’uomo è ciò che beve”, si potrebbe fare un’interessante lettura contemporanea della società giovanile e non solo. Negli ultimi anni la vita serale delle società occidentali ha fatto passi da gigante, divenendo elemento portante, parte significativa a livello economico e relazionale.
Qualche giorno fa su Instagram lanciando la provocazione “quale cocktail sei?” si è avviato un sondaggio interessante su quattro tipologie di bevande tipiche dell’estate e della convivialità, dimostrando come questo sia un mondo che interessa giovani e meno giovani.
Cocktail-bar, enoteche e pub sono sempre più luoghi di socialità, e lo si può vedere benissimo in questi giorni di zona gialla e di allentamento del coprifuoco. La socialità è un elemento imprescindibile dell’esperienza umana, e si alimenta con tanti aspetti come per esempio il trascorrere qualche ora di spensieratezza sorseggiando un bel cocktail. Esistono una miriade di cocktail e molte volte superano anche il gusto personale. Ogni cocktail ha una sua caratteristica, un aspetto peculiare, che attira persone con un determinato carattere. Per questo un uomo o una donna è anche ciò che beve, e questo permette di capire tanto della personalità di chi beve.
Nel breve sondaggio, composto da quattro opzioni: Negroni, Moscow Mule, Gin Tonic e Spritz, il cocktail che ha avuto la meglio è risultato essere il Gin Tonic, seguito da Spritz, Moscow Mule e Negroni. Di certo il sondaggio non era una ricerca scientifica, perché non erano presenti tutti i canoni previsti per essere tale, ma riesce spiegare a grandi linee le scelte che si operano in questo campo.
I cocktail sono un mix basico tra un superalcolico e qualcosa di frizzante, molte volte tonica o lemon, guarnite con erbe aromatiche, fette di frutta, grani di pepe e poi campo libero alla fantasia.
Il modo estivo prevede qualcosa di fresco come un Gin Tonic o Lemon, oppure un Moscow Mule, ma un aperitivo di solito si compone dell’intramontabile Spritz o per le persone più audaci un’ottimo Negroni.
C’è chi sostiene che da quello che si beve si possono capire determinati aspetti del carattere di una persona, forse sì o forse no, di certo sono un’ottima scusa per poter vivere momenti di convivialità e spensieratezza.
Senza dubbio non bisogna mai abusare di queste bevande perché il divertimento non è nell’abusare o nel bere più cocktail di fila, ma nello stare insieme e nell’apprezzare e gustare ciò che si beve. Ogni ingrediente ha note e aromi differenti, oggi si assiste sempre più a un commercio rapido e veloce, ma gustare un cocktail comodamente seduti, nell’opportuno bicchiere, al fresco e con amici e tutta un’altra storia. Motivo per cui bere un cocktail non è qualcosa di straordinario ma un rito conviviale che si consuma con semplicità.

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