Humanitas…Il giudice Livatino è beato

Tempo di lettura: 2 minuti

Il 9 maggio 1993 Giovanni Paolo II, nella Valle dei Templi ad Agrigento, si rivolgeva ai mafiosi con queste parole: “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”, una frase forte e di invito al cambiamento. A memoria di quel giorno, lo scorso 9 maggio, nella Cattedrale di Agrigento, è stato beatificato il giudice Rosario Livatino, ucciso in odium fidei dagli uomini della Stidda agrigentina.
La celebrazione è stata presieduta da S.E. Card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il giudice fu ucciso il 21 settembre 1990 per mano della mafia, era una persona poco conosciuta e molto riservata. Era in servizio presso il tribunale di Agrigento e si occupava prevalentemente di sequestri e di beni confiscati ai mafiosi. Questa sua attività fu il moverete che decretò la sua condanna a morte per mano della Stidda, organizzazione di stampo mafioso presente nell’agrigentino.
Per il delitto del giudice “ragazzino” sono state condannate quattro persone all’ergastolo, ma le autorità vaticane hanno stabilito, attraverso il processo di beatificazione, che Rosario Livatino è stato ucciso in odio alla fede, riconoscendone così il martirio.
I mafiosi conoscevano ogni abitudine del giudice, il quale veniva anche chiamato “santocchio”, sia per la sua vita di fede e la coerenza nell’attività lavorativa. Libero dagli impegni lavorativi, era un assiduo frequentatore della Chiesa, vicino casa. Livatino era un cattolico praticante impegnato a pieno titolo nella comunità ecclesiale, oltre che in quella civile. L’odio alla fede dei suoi uccisori lo si evince anche dalle numerose testimonianze, che questi hanno rilasciato in seguito alla morte di Livatino.
Inizialmente, il primo mandato di uccisione era stato pensato davanti alla chiesa dove ogni mattina Livatino si recava prima di andare a lavoro.
La testimonianza di vita di Livatino è di forte attualità, in particolare pone i riflettori sulla bellezza dell’impegno civile e sull’essere chiamati ad amministrare la giustizia senza se e senza ma.
Nel 1984 parlando del suo ruolo di giudice, affermò: “Sarebbe sommamente opportuno che i giudici rinunciassero a partecipare alle competizioni elettorali in veste di candidato o, qualora ritengono che il seggio in Parlamento superi di molto in prestigio, potere ed importanza l’ufficio del giudice, effettuassero una irrevocabile scelta, bruciandosi tutti i vascelli alle spalle, con le dimissioni definitive dall’ordine giudiziario”. Segno che per lui amministrare la giustizia era una vera e propria chiamata e sfida a fare del bene alla comunità.
Rosario Livatino è un esempio di una persona che ha saputo coniugare impegni civili e vita di fede, mantenendosi leale agli impegni assunti, e facendo rispettare e applicare la legge.
Nella vita di ogni giorno faceva costante affidamento a Dio, infatti all’inizio o alla fine di ogni testo o riflessione personale si può trovare la sigla STD “Sub tutela Dei”, segno che nonostante il ruolo che ricopriva avesse un constante bisogno di relazionarsi con il suo Creatore.

 

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI