“La storia degli altri”: “Marcellu ‘re gelati”

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Lui è Marcello. Vive a Modica, in Sicilia. In famiglia sono in dieci, ognuno deve fare la sua parte. Marcello ha 6 anni. Il padre lo vuole meccanico e lo manda a lavorare in officina. Marcello abbassa la testa, non può fare altro. È il 1976. Ha 18 anni. Va in stazione e salta sul primo treno. Scende a Roma, si guarda intorno, la città è troppo bella, troppo grande. Risale sul treno, Torino è troppo grigia, troppo città. Prova a Bologna, gira per le vie, non si trova, vira su Ravenna. È piccola, accogliente, Marcello si sente a casa. Fa il muratore, il cameriere, durante l’estate vende gelati a Rimini. Guadagna, manda a casa. Ha 23 anni. Lo chiamano in Germania come gelataio. Marcello gira Berlino con un carretto, una pedalata dopo l’altra impara la lingua, le vie, le facce dei clienti. Una è particolarmente bella, ed è pure originaria di Modica. Il gelato lo offre la casa, anche l’anello. Marcello ha 28 anni, torna in Sicilia, sposa la fidanzata, nascono due figli. Investe i risparmi di una vita e compra un furgone. Gira i paesini, va nelle scuole, nei centri disabili, nelle periferie, porta il suo gelato ovunque, lo offre a chi non se lo può permettere. Anno dopo anno, i bambini a cui regalava i coni, tornano da adulti, portano i figli, a volte anche i nipoti. I loro sorrisi lo ripagano di tutto. È l’agosto del 2019. Marcello ha 60 anni. Rientra a casa dopo una giornata di lavoro. Un’auto invade la sua corsia. L’impatto è violento. Marcello si salva, ma il suo amato furgone è distrutto. Crolla in ginocchio. Su quelle quattro ruote c’erano i sacrifici di una vita. Marcello non ha soldi per comprarne uno nuovo. È stanco. Chiama amici e clienti. Basta, mi fermo qui. Passa una settimana. Suona il campanello. Marcello apre. Strabuzza gli occhi. L’intero paese è alla sua porta, hanno fatto una colletta, sono arrivate offerte pure dai centri vicini, perfino dall’estero. Non ci abbandonare, abbiamo bisogno del tuo gelato, del tuo sorriso, abbiamo bisogno di te! Marcello si asciuga le lacrime, si rimbocca le maniche e saluta la moglie. Ciao Marina, il dovere mi chiama.
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.da storie degli altri
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