Ragusa. L'”Arezzo” senza ambulanza Seus, e i contagi in su

Le riflessioni del capogruppo PD Chiavola
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“La mancanza di un’ambulanza del Seus 118 all’ospedale Maria Paternò Arezzo, dove invece stazionano gli operatori dello stesso servizio di emergenza urgenza, si rischia di leggere come una contraddizione in termini. E’ un problema non di qualche giorno ma che va avanti da mesi. E ci chiediamo: perché, nonostante a suo tempo scoppiò un caso, approdato anche tra i banchi del Consiglio comunale, nessuno si è occupato ancora di risolverlo? Lo chiedo al sindaco, sebbene non sia di sua diretta competenza, ma non possiamo fare a meno di rilevare che tutto ciò che attiene la Sanità pubblica lo coinvolge in maniera specifica visto che il suo ruolo è anche quello di autorità sanitaria locale”. E’ quanto afferma il capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Ragusa, Mario Chiavola, che prova a chiedere lumi all’amministrazione municipale con l’auspicio che prima o poi qualcosa si possa risolvere su questo fronte. “D’altronde – aggiunge Chiavola – non dimentichiamo che ci stiamo confrontando con un periodo alquanto delicato, rispetto a cui, a causa dell’emergenza sanitaria, nulla può essere dato per scontato. Vale per l’ambulanza del Sues al Paternò Arezzo così come per i contagi che, purtroppo, continuano ad aumentare nella nostra città. A tal proposito, giorni fa, rispondendo alle sollecitazioni del collega capogruppo dei Cinque Stelle, Sergio Firrincieli, il sindaco Cassì ha evidenziato che non c’erano ancora i termini previsti dalle norme vigenti, nella nostra città, per potere dichiarare la zona rossa. E adesso, invece, come siamo combinati? Come stanno le cose? Un fatto è certo. Rispetto a qualche giorno fa, la situazione è decisamente peggiorata. Ma, al contrario di quanto hanno fatto i suoi colleghi, il sindaco non ha mai sentito la necessità di chiedere al governatore siciliano di proclamare a Ragusa la zona rossa. Significa che i numeri ci permettono di dormire sonni tranquilli?”. “Eppure – continua Chiavola – qualche giorno fa, ascoltando, in Consiglio comunale, le dichiarazioni dell’assessore comunale ai Servizi sociali, Luigi Rabito, anche nella sua veste di primario di Rianimazione dell’ospedale Giovanni Paolo II, ci siamo fatti l’idea di un quadro apocalittico. E questo accadeva, lo ripeto, qualche giorno fa. E, adesso, che cosa sta succedendo? Il quadro è migliorato o, come temiamo, peggiorato? E come mai, se così fosse, non si interviene? L’assessore Rabito è stato molto chiaro e netto. La situazione è destinata a peggiorare. Purtroppo, però, dello stesso assessore Rabito, la cui professionalità non si discute come primario e che merita, a tal proposito, un voto molto alto, non abbiamo, a livello politico, traccia alcuna. E non potrebbe essere altrimenti visto com’è impegnato, in questa fase delicata, nell’ambito della sua professione. Ma non sarebbe meglio, allora, se facesse un passo indietro visto che all’assessorato è da tempo che non si vede? Per fortuna, gli uffici dei Servizi sociali godono di luce riflessa, nel senso che la loro operatività è collaudata e gli effetti si vedono. Ma rimanere senza una guida politica è comunque un’anomalia che andrebbe posta sotto i riflettori e rispetto a cui la Giunta Cassì si dovrebbe fare più di qualche domanda. Per non lasciare che prevalga l’improvvisazione”.

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