Archiviata indagine su ex Procuratore della Repubblica di Ragusa

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Non ci sarà nessun processo, né un ulteriore approfondimento delle indagini, per Annamaria Palma e Carmelo Petralia, i due pm che sono stati indagati a Messina per concorso in calunnia aggravato per “il più grande depistaggio della storia d’Italia”. Quello che è avvenuto dopo l’omicidio di Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. E che portò alla costruzione di una falsa verità – sulla base delle dichiarazioni fantasiose di Vincenzo Scarantino e altri due soggetti – svelata solo nel 2008. Quando, cioè, il mafioso Gaspare Spatuzza ha deciso di iniziare a collaborare con la giustizia ed ha ammesso di essere stato lui a rubare l’auto che fu imbottita di esplosivo e che provocò la morte di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, il 19 luglio 1992. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia fecero così cadere un castello di bugie.

Palma e Petralia indagavano sulla strage di via d’Amelio e avevano rapporti con i collaboratori di giustizia. O meglio quelli che si ritenevano essere tali. A distanza di quasi trent’anni dai fatti, la procura di Messina ha provato ad approfondire il loro operato. Per capire se avessero compiuto errori o commesso reati, in concorso con i tre poliziotti – Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei – a processo per il depistaggio. L’ipotesi iniziale era che avessero agito per costruire la falsa verità su via D’Amelio imbeccando i tre falsi pentiti e suggerendo loro di accusare dell’attentato persone estranee, innocenti. Le dichiarazioni inventate, ritenute credibili in giudizio, erano costate l’ergastolo a sette persone che invece non avevano avuto nessun ruolo nella strage.

I magistrati della città dello Stretto, però, non sono riusciti a raccogliere gli elementi per sostenere in giudizio l’accusa nei confronti di Palma e Petralia. Hanno chiesto quindi l’archiviazione a giugno 2020, sottolineando però, con forza, le “anomalie” dell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. All’istanza di archiviazione si sono opposti i legali delle sette persone condannate ingiustamente..

Il gip di Messina a ottobre si era riservato la decisione sul destino dell’inchiesta. Che è arrivata oggi.

Per appurare come nacque e come si sviluppò il depistaggio, accertato dalle sentenze del Borsellino quater, resta quindi il processo ai tre agenti. Ma la domanda che in molti si sono posti è: se fossero stati loro i responsabili, avrebbero agirono da soli? Più tempo passa e più aumenta il rischio che tale interrogativo resti senza risposta.

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