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Un anno fa l’Oms dichiarava l’emergenza Covid

com'è cambiata la nostra vita in 365 giorni
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Stringere una mano, andare a scuola, in ufficio, fare un viaggio o una passeggiata. Andare a cena con un amico, conoscere una ragazza. Che i gesti quotidiani sarebbero diventati un ricordo lontano nessuno lo immaginava 365 giorni fa: quel 30 gennaio 2020, quando dopo la seconda riunione del Comitato di sicurezza, il direttore generale dell’Oms dichiarava il focolaio internazionale di Covid-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, come sancito nel Regolamento sanitario internazionale. Per “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” si intende: “un evento straordinario che può costituire una minaccia sanitaria per altri Stati membri attraverso la diffusione di una malattia e richiedere una risposta coordinata a livello internazionale”. Era passato un mese dalla scoperta ufficiale del primo caso di Coronavirus a Wuhan, la città in cui la malattia ha iniziato a svilupparsi.
Una minaccia che sembrava lontanissima dal mondo occidentale e che invece sarebbe diventata realtà meno di un mese dopo, con la scoperta del “paziente 1” a Codogno, in Lombardia. Da lì l’inizio della crisi, uno tsunami che ha prima investito l’Italia per poi devastare il resto d’Europa e del mondo con conseguenze devastanti.
A un anno dalla dichiarazione d’emergenza il bilancio dei morti provocati dal coronavirus a livello globale ha superato la soglia dei 2,2 milioni: è quanto emerge dai conteggi della Johns Hopkins University. Secondo l’università americana, ad oggi sono decedute nel mondo 2.206.459 persone a fronte di un totale di 102.069.448 casi.
Il bilancio complessivo delle vittime da Covid-19 aveva superato quota 2 milioni il 15 gennaio scorso, quando il totale dei contagi era di oltre 93 milioni: negli ultimi 15 giorni, quindi, sono state registrate oltre 200mila ulteriori vittime e oltre nove milioni di nuove infezioni. Numeri tragici a cui si aggiunge la tragedia economica di interi settori al collasso tra lockdown e misure restrittive.
Una piaga che ha sconvolto anche la nostra socialità costringendoci a rinunciare a ciò che davamo per scontato: niente più cene al ristorante, niente più cinema o teatri, niente più feste o viaggi. Un anno di “normale anormalità” a cui è impossibile rassegnarsi. GDS

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