Personaggi degli Iblei di ieri… di Domenico Pisana

Giorgio Battaglia, preside, critico letterario, saggista
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Giorgio Battaglia. è stata, nel Novecento letterario ibleo, una figura di solido spessore intellettuale, un profondo conoscitore di letteratura, filosofia e teologia, che per lunghi anni si è rivelato appassionato studioso di poesia e narrativa, un critico letterario puntuale e acuto di autori della terra ragusana.
Nato a Ragusa nel 1914, conseguì, nel 1939, la Laurea in Lettere all’Università di Catania e, dopo anni dedicati alla formazione di numerose generazioni di giovani come docente di lettere, concluse la sua carriera con la Presidenza dell’Istituto Magistrale di Modica. Si spense a Modica il 9 febbraio 2007, all’età di 93 anni.
La sua produzione letteraria consta di 40 opere consistenti, fra l’altro, in studi critici su San Francesco, Verga, Mazzini, Garibaldi, Quasimodo, Croce, Pirandello, Ungaretti, e su parecchi autori iblei, fra i quali Carmelo Ottaviano, Vann’Antò, Mons. Francesco Pennisi, Saverio Saluzzi, Domenico Pisana, Carmelo Lauretta, Pina Belluardo Montineri, Eulalia Cannizzaro Guccione, Peppula Salvo, Francesco Barone, Giuseppa Celestre, Salvatore Santapà.
Delle sue opere merita senza dubbio di essere ricordato il Volume in due tomi “L’anima e l’arte negli Iblei”, un’antologia di ampia dimensione e di luminoso ingegno critico, che lancia la cultura iblea nel vasto panorama della letteratura nazionale.
Battaglia è stato un fine uomo di lettere, un impareggiabile conoscitore di Dante, che citava con disinvoltura a memoria, un profondo umanista che ha illuminato le sue pagine della verità dei classici. Le opere che egli ha lasciato sono certamente il segno di una vitalità intellettuale che conosce pochi pari e che non può essere consegnata all’oblio, perché espressione di un impegno e di un lavoro prezioso sul piano della critica letteraria.
Giorgio Battaglia era molto schivo e rifuggiva i momenti culturali che la città di Modica offriva; non per superbia, ma perché era suo convincimento che la cultura non avesse bisogno di propaganda o di esteriorizzazioni a volte prive di consistenza; il suo carattere non era propenso a forme di attivismo; egli amava lunghe passeggiate a piedi, il godimento della lettura silenziosa, della riflessione ristretta tra amici , ove le sue doti e le sue spiccate capacità comunicative si mettevano in piena evidenza, tant’è che era sempre lui a tenere vivace il profilo della discussione.
La capacità di razionalizzare anche il dolore che negli ultimi anni della sua esistenza lo aveva avvolto, era evidente in quel suo stato d’animo sempre pronto a reagire e ad affermare la volontà della vita sulla sofferenza, dello spirito sul corpo; gli ultimi momenti della sua vita hanno testimoniato la consapevolezza della sua statura interiore, che, nonostante la consumazione lenta del corpo e della memoria, è sempre apparsa risoluta e tenace e cristianamente tranquilla.
Scriveva Seneca: “Le avversità potranno strapparti la ricchezza, ma non la forza d’animo”; in Battaglia c’era una forza d’animo che lo sosteneva, che lo aiutava a credere nella vita, e questa forza non poteva che essere quel “sensus fidei” da lui manifestato apertamente e che era nell’orizzonte della sua riflessione interiore.
Egli manifestava palesemente le sue convinzioni religiose ed era molto interessato alle questioni teologiche ; discuteva di “fides et ratio” con impareggiabile capacità, perché i suoi fondamenti erano nella visione del Logos greco; egli conosceva bene i processi di integrazione tra cristianesimo ed ellenismo, apprezzava i Padri della Chiesa, i Padri apologeti del 2 secolo, Giustino, Ippolito, Clemente, Origine, la scuola alessandrina, gli insegnamenti del Concilio Vaticano II ed era, soprattutto, appassionato dello studio della tradizione filologica.
Giorgio Battaglia amava molto discutere di letteratura; al centro dei suoi colloqui c’erano i grandi poeti italiani e stranieri dell’Ottocento e del Novecento, e poi vari autori locali, tra i quali Carmelo Lauretta, Salvatore Santapà, Giovanni Ottaviano, sui quali ha tracciato una vera e propria letteratura iblea.
Uno dei poeti che egli amava molto è il modicano Saverio Saluzzi, al quale ha dedicato parecchie opere e monografie critiche, ove si trovano tutte le variegazioni contenutistiche ed estetiche della poetica saluzziana, nonché il processo stilistico delle liriche, la pregnanza semantica della parola e la complessità metafisica, psicologica e spirituale dell’autore, che, grazie al lavoro critico di Battaglia, ha varcato i confini della nostra terra approdando in parecchie università italiane e straniere. L’indagine critica di Giorgio Battaglia sulle sillogi poetiche pubblicate da Saluzzi, si sviluppa con organicità e precisione e senza trascurare nulla; il taglio di lettura dato dall’autore privilegia i moduli classici della critica letteraria e traccia l’iter tematico e problematico presente nell’esperienza lirica saluzziana.
Interessante anche la monografia di Battaglia sulla figura dell’avvocato ragusano Giovanni Ottaviano a commento dell’opera “Fermenti Democratici nelle due Raguse in età giolittiana” curata da Giovanni Ottaviano. In essa viene esaltato l’avanzamento sociale ed economico, intellettuale e spirituale nonché l’attivismo dell’avv. Ottaviano, il quale – afferma Battaglia – si mise ampiamente in luce per far rinascere l’istruzione popolare e “nell’oculatezza dell’azione politico-amministrativa” spese le sue energie perché “alla gente della Ragusa inferiore, nella quale, peraltro l’eco dell’armonioso viver civile della sua millenaria storia i rivoli alimenta ancor palpitanti, un’alba palingenetica potesse schiudersi”. Battaglia rileva che la cultura fu il traguardo primo dell’azione politica dell’avv. Giovanni Ottaviano perché l’analfabetismo fosse spazzato via e perché “nella cultura è la totalità dell’uomo, del suo intelletto e del suo sentimento, dell’uomo che sa essere se stesso e realizzarsi nella sua pienezza secondo una visione organica, storicistica della vita”. Nel commento critico di Giorgio Battaglia emerge ancora una analisi sulla visione del socialismo incarnato dall’avvocato Ottaviano, un socialismo essenzializzato nel superamento della conservazione e del privilegio e proiettato – afferma Battaglia – verso “un riscatto, che, su l’uomo poggiando, l’uomo migliori e favorisca nel suo progressivo cammino”.
Tra gli autori iblei analizzati da Battaglia in “L’anima e l’arte degli Iblei” vi è anche il vittoriese Salvatore Santapà, autore, fra l’altro, del volume “Sotto le mura di Troia”, pubblicato nel 1997 per iniziativa dell’assessorato alla cultura della città di Vittoria, ove Battaglia fa risaltare il senso della storia di Santapà, la sua dimensione creativa che culmina in pagine dal timbro epico-lirico nonché l’esaltazione di valori e idealità che il poeta vittoriese porta nelle sue opere. Anche il comisano Carmelo Lauretta, poeta e prosatore, e la poetessa Eulalia Cannizzaro Guccione sono due figure che Battaglia prende in esame nella sua opera, analizzando le loro espressioni artistiche. In Lauretta – scrive Battaglia è presente un “realismo psicologico in cui precipuo è l’intento di cogliere e fissare, in una sintesi di intensa concentrazione ed essenzialità, l’interiorità dei personaggi” della sua narrativa, mentre in Eulalia Cannizzaro l’analisi critica di Battaglia fa risaltare il linguaggio poetico “sincero ed integro dell’anima”, nonché “il respiro etico” e la “impronta spirituale e religiosa”.
Molti altri sono gli autori di cui Giorgio Battaglia si è occupato nei due tomi della sua opera, e fra i tanti citiamo anche Beniamino Todaro, autore di una “Trilogia dell’Amore”; Francesco Barone, Peppula Salvo e Giovanni Cassisi.
Sicuramente una attività critica e saggistica molto intensa quella di Giorgio Battaglia, che ha spaziato dalla macroletteratura al microcosmo letterario ibleo e che si è rivelata profonda nella dinamica contenutistica. Purtroppo non ha coinvolto il vasto pubblico, sicuramente in considerazione della scelta dei moduli linguistici da lui utilizzati, che si sono mossi dentro gli orizzonti di un aureo classicismo e di un percorso lessicale un po’ distante dalla linguistica della modernità
La sua vasta produzione letteraria rimane senza dubbio un patrimonio culturale interessante ed apprezzabile, una veduta panoramica che racchiude voci e cuori di poeti e scrittori della grande letteratura e della letteratura locale, di intellettuali e uomini di cultura, e che disegna, in particolare, le coordinate del cammino del Novecento letterario nell’area degli Iblei.
Riportiamo, in chiusura, un passo tratto dal saggio di Giorgio Battaglia La figura dell’avv. Giovanni Ottaviano in “Fermenti Democratici nella due Raguse in età giolittiana” del dott. Giovanni Ottaviano, ove l’Autore esalta le qualità morali e politiche dell’avvocato ragusano, ed evidenzia , altresì, come fosse stimato per la sua competenza e coerenza e per la sua capacità di guardare sempre al bene comune.

“…Negli anni della Sindacatura, che son tanti, 1912-19, nella sua Ragusa Inferiore, una comune e indiscussa simpatia e stima egli raccoglieva, perché l’umile sua gente, con apprezzamento e sincera comprensione, il cuore e l’opera ne pregiava: e sottoliniamo le parole cuore ed opera, perché nel cuore è la matrice dell’opera che ne è il riflesso, e l’uno e l’altra la personalità fanno del politico, lodevole ed operoso, quale egli allora era detto dal Circolo Agricolo San Giorgio. Erano tempi, quelli, e con vivo rimpianto lo rileviamo, in cui il dovere si portava nel potere, per farne la leva motrice del disinteresse e l’altruismo operativo; non, purtroppo, come oggi avviene, dove, e lo diciamo solo con grande rammarico, senz’ombra di fustigazione per nessuno o particolare risentimento, il potere senza il dovere si esercita. Allora nell’aria era del comune respiro che il saggio ai pesanti fardelli della politica si sobbarcasse, proprio perché la cultura, com’è in Prezzolini, del suo oro parte agli altri far doveva, la cultura che è un’apertura più sensibile e acuta all’intelligenza e la soluzione ha dei problemi. Proprio come era dell’avv. Giovanni Ottaviano, il quale non solo era ritenuto elemento prezioso di competenza e di coerenza, ma costituiva l’amalgama più unificante dell’armonioso operare dei politici e dell’acume nella scelta, e la priorità dei problemi e delle soluzioni, in relazione all’importanza e la proficuità nei confronti delle necessità e delle attese del popolo. Sol che si guardi alle gestioni di quegli anni e si vedrà un prospetto di assai evidente impegno per far camminare nel bene, nella prosperità, nella sanità, la gente della nostra Ragusa Inferiore, la quale dell’avv. Giovanni Ottaviano l’intelligenza, il coraggio, la chiarezza esaltava …”

In un tempo come quello attuale dove è in atto uno smarrimento etico-politico, lo sguardo su personaggi che hanno caratterizzato il cammino culturale e politico ibleo rappresenta sicuramente un modo per dire alle nuove generazioni che la storia e la letteratura iblea ha anche le sue perle che hanno contribuito a far crescere questa terra. Giorgio Battaglia è stato un attento ermeneuta della vitalità culturale iblea ed ha saputo tracciare un percorso luminoso caratterizzato da un sinergico intreccio di letteratura e vita.

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