Previsti in Sicilia ben 4 siti per accogliere rifiuti nucleari

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Gli ultimi giorni, hanno visto un susseguirsi di notizie riguardante la situazione attuale dell’emergenza sanitaria, dove si è iniziata a delineare la colorazione dell’Italia per i prossimi giorni.
A preoccupare senza dubbio è l’evolversi della pandemia, ma in più parti d’Italia dovrebbe preoccupare un documento, varato dal Governo, sulla dislocazione dei rifiuti nucleari sul territorio italiano: la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), redatta da Sogin.

Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio è stata pubblicata la Cnapi, la quale indica le aree idonee ad ospitare infrastrutture per lo smaltimento di rifiuti nucleari. Sono stati individuati ben 67 siti, e 4 di questi sono in Sicilia: Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Petralia Sottana e Butera.

La notizia, che rischia di passare inosservata, ha avuto un buon eco sui social e una pronta risposta dal fronte politico siciliano. Sono diversi i dissensi e le proteste levate dai Sindaci delle città interessate, e dallo stesso Presidente Musumeci, il quale ritiene che questa scelte delle sedi siciliane è da mettere in discussione: «abbiamo elementi tecnici inoppugnabili per contestare questa scelta, in contrasto con tutti gli indicatori fisici, sociali, economici e culturali dell’Isola e lo faremo anche con il coinvolgimento dei Comuni interessati, che condividono le nostre preoccupazioni. La Sicilia, anche per la sua alta vulnerabilità sismica e per la disastrosa condizione della viabilità interna, su cui la Regione non ha competenza diretta, non può permettersi né di ospitare né di trasportare rifiuti nucleari».

I criteri di idoneità per la scelta dei siti lasciano tutti un po’ perplessi. Infatti, secondo l’Ispra, l’ente proposto a stabilire i criteri, i luoghi che possono ospitare i depositi nucleari devono avere nell’area pochi abitanti, non devono essere a quote elevate, non ci devono essere pendenze eccessive, non troppo vicino al mare, sismicità modesta, nessuna presenza di vulcani, non a rischio frane o alluvioni. Facendo una spunta accanto ad ognuno, ci si accorge che la Sicilia non soddisfa al massimo questi criteri. Senza dubbio, l’intero territorio italiano non avrà mai aree idonee al 100%, secondo i criteri sopra elencati.

La questione dello smaltimento non può essere rimandata ad oltranza. Dopo l’ok del Governo, si è aperta la fase di dibattito, dove le Regioni e gli enti locali possono avanzare critiche o proposte alla Cnapi, al fine di trovare una soluzione utile e idonea. Questa fase di dibattito ha una durata fissata in 60 giorni, dalla pubblicazione dalla carta. Successivamente si passerà a un seminario nazionale di 4 mesi dove si confronteranno più voci: sindacati, università enti locali, enti di ricerca. Il risultato delle attività seminariali poterà a una rivisitazione della carta, e dunque un nuovo nulla osta da parte dei Ministeri interessati.

Lo smaltimento dei rifiuti è una questione delicata e di vitale importanza, anche se questi sono rifiuti con media e bassa attività radioattività. A preoccupare e a far interrogare non deve essere solo il problema legato ai siti dove installare le infrastrutture, ma anche quella della sicurezza sia nella gestione e che nella realizzazione; visto che lo smaltimento dei rifiuti è sempre oggetto di desiderio da parte di persone senza scrupoli e della criminalità organizzata. Lo smaltimento dei rifiuti è senza dubbio necessario, ma un elemento da non dimenticare è l’impatto che queste strutture possono avere nel territorio, come per esempio quello siciliano ad alta vocazione turistica.

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