Cosa conta e cosa non conta per gli scommettitori? I dati di uno studio

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Con la ripartenza dei campionati nazionali e internazionali, e la collaterale riapertura di centri scommesse, il betting è tornato agli onori della cronaca. Il primo semestre del 2020, dominato in lungo e in largo dalla pandemia da Covid-19, è stato un vero e proprio dramma per i bookmakers. I dati parlano chiaro, con le agenzie terrestri che hanno perso la metà dei proventi e che hanno visto calare la spesa del 44.5%. I profitti lordi sono passati da 620 a 344 milioni, dimezzati. Col Fondo Salvacalcio, poi, la misura che il Governo ha adottato per far fronte all’emergenza nel mondo dello sport, il prelievo sulla raccolta è stato innalzato dello 0,50%, il che rischia di essere la futura pietra tombale del settore betting.

C’è una cosa da fare per non snaturarsi, mantenere e ottenere clienti: reinventarsi. Facendosi delle domande sì, ma sapendosi anche dare delle risposte. Un sondaggio pubblicato dal sito specializzato Gaminginsider.it ha portato il dibattito all’attenzione, rivolto com’è stato a circa 11.000 membri della community di scommesse sportive, comprendente principianti, esperti, occasionali e giocatori fissi. Quanto emerso dalla ricerca è se non altro indicativo: per i giocatori non serve a nulla presentare una buona offerta. Queste, infatti, sono molteplici e soggette a cambiamenti. Magari si attrae un giocatore, ma non lo si fidelizza. Interessa altro, a chi scommette. Ad esempio, per il 23.4% la cosa principale è poter approfittare di una ampia varietà di sport e campionati.

Non esiste dunque nessun monopolio sul calcio, gli scommettitori apprezzano anche sport differenti confermando dunque il fatto che il betting al momento sia diventato universale e onnicomprensivo.
Per questo gli scommettitori si attendono di avere un’ampia scelta a cui poter attingere. Inoltre, gli appassionati tengono in debita considerazione la funzione di incasso, nel 20.4% dei casi.

Le agenzie sono chiamate a garantire sicurezza, facilità di uso e metodi di pagamento certi. Una scelta che non sorprende: i soldi sono alla base del gioco e senza certezza di incassare in modo sicuro si compromette tutto un sistema. Terza richiesta dei clienti, nel 17,6% dei casi: garantire buone probabilità di vincita, con quote che dovrebbero essere giuste ed eque. Invece cosa conta di meno?

Senza ombra di dubbio alcuno interessano poco le promozioni regolari (0,8%), la diretta streaming (0,6%) e i casinò online in offerta (0,4%, un contesto questo in cui gli operatori danno da sempre grande spazio, complici gli ottimi risultati, alle promozioni come canali di fidelizzazione. Nel caso dei bookmakers il mancato appeal delle promozioni è imputabile forse a errate strategie comunicative (posta elettronica o newsletter). Anche il bonus deposito (2%) ha una bassa incidenza tra i desideri dei clienti. Sarà forse conveniente la voglia di bonus, ma poco attraente. Intanto la ricerca ha evidenziato il cambio di aspettative degli scommettitori. C’è dunque da lavorare in questo senso per rivedere le strategie e riportare il mondo del betting ai livelli precedenti la crisi sanitaria.

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