A Ragusa il primo incontro sui nuovi ritrovamenti archeologici

Al Castello di Donnafugata
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I nuovi ritrovamenti del territorio ragusano sono stati al centro del primo dei due incontri serali di archeologia promossi dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la Soprintendenza di Ragusa, che si è tenuto giovedì 6 agosto nel suggestivo cortile meridionale del Castello di Donnafugata alla presenza di un pubblico quasi doppio rispetto alle più ampie aspettative.
L’assessore alla Cultura, Clorinda Arezzo, ha introdotto gli ospiti della serata, tra cui il neo-soprintendente Antonino De Marco il quale, nella sua prima uscita pubblica, ha rivolto il proprio gradito saluto alla città e ha rimarcato la necessità di un costante confronto tra Enti per individuare strategie unitarie di tutela, valorizzazione, fruizione e conoscenza dei beni archeologici.
A seguire Saverio Scerra e Annamaria Sammito, funzionari del servizio archeologico della Soprintendenza, hanno chiarito in apertura le diverse modalità delle operazioni tutela e delineato le coordinate cronologiche e territoriali utili ad inquadrare le presentazioni oggetto della serata. Protagonisti della serata sono stati i giovani archeologi ragusani impegnati nelle operazioni di scavo, a cui va il merito di essere riusciti a coinvolgere l’uditorio rendendo chiari e tangibili contesti di complessa lettura stratigrafica.
I nuovi dati provenienti dagli scavi condotti nell’ipogeo di Calaforno, illustrati magistralmente dagli archeologi Dario Puglisi e Giuseppe Terranova, hanno restituito un’immagine vivida di come il complesso funerario doveva apparire ben 4500 anni fa, grazie a una prima ricostruzione delle strutture dell’area esterna prospiciente l’ingresso originario. Proprio questo ha rivelato delle inaspettate evidenze megalitiche che ribadiscono l’unicità del sito non solo nell’ambito dell’ipogeismo ma anche del megalitismo mediterraneo. Lo scavo, giunto alla sua terza campagna, è stato condotto in collaborazione con l’Università di Catania.
L’archeologo Lorenzo Zurla ha invece illustrato il rinvenimento di un interessante complesso termale tardoantico dalla articolata conformazione, caratterizzato da diverse fasi di utilizzo tra il IV e l’XI secolo d.C., emerso in seguito ai lavori di alloggiamento di un tratto di gasdotto in c.da Cisternazzi-Selvaggio, alla periferia meridionale di Ragusa. L’impianto di una basilica sepolcrale accanto alle strutture termali ha restituito numerosi elementi di cultura materiale che gettano luce sulla frequentazione delle aree rurali tra la fine dell’Impero Romano e l’inizio del basso medioevo.
L’approccio scientifico all’indagine archeologica, accostato all’intento divulgativo dell’incontro, ha conquistato l’attenzione del folto pubblico convenuto per l’occasione, dimostrando quanto le recenti indagini dell’archeologia ragusana siano capaci di coinvolgere e apportare nuove e interessanti informazioni sul panorama archeologico siciliano e non solo.
Il secondo e ultimo incontro si terrà il 19 agosto al City di Ragusa, alle ore 21:00, per affrontare con esperti del settore un argomento di grande attualità: il Museo archeologico di Ragusa.

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