La “pensione” di Don Bonincontro…di Piergiorgio Barone

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Sui social è nata una piccola discussione sulla presunta sostituzione o destituzione forzata di Don Umberto Bonincontro come Parroco del Santissimo Salvatore per oltre 50 anni. Nulla di tutto questo. Semplicemente l’applicazione di un regolamento ecclesiale che toglie ai preti ottantenni la possibilità di avere ‘in primis’ la responsabilità di una parrocchia. Pertanto una decisione conosciuta ed attesa da Don Umberto che non lo coglie di sorpresa e non lo fa divenire oggetto di una decisione vescovile alterata da particolari connotazioni negative. Piuttosto a Don Bonincontro era stato proposto dal vescovo anche altra attività di surroga al mancato impegno pastorale. Un impegno di carattere religioso-culturale che Don Umberto ha declinato in considerazione della sua età. Nonostante attualmente goda di buona salute ed autonomia egli si è fatto presente per il futuro una situazione non più ottimale come quella di ora e, pertanto, ha puntato su altro.
Il mancato attuale impegno così gli permetterà di essere presente con più costanza sui social, sui mezzi di comunicazione di massa quali giornali, radio e tv locali come fa da diversi decenni. Oltre che approfondire aspetti di pastorale cristiana e catechetica.
Don Umberto Bonincontro, dunque, deve dire addio a tutte le responsabilità pastorali e catechetiche ufficiali di una parrocchia, il SS. Salvatore prima, la Madonna delle Grazie dopo. Ma anche di una Diocesi, quella di Noto, che lo ha visto come Vicario Foraneo Diocesano per la Chiesa di Modica, per non parlare della vice direzione dell’Ufficio Catechistico Diocesano. Questo piuttosto è il momento di augurargli un sereno percorso che lo avvicini con serenità e distacco, come molti di noi suoi amici abbiamo lentamente iniziato a fare, al proprio vissuto, alla propria testimonianza di fede e/o di vita. Una rendicontazione essenziale per chi crede e per chi non crede proprio perché in vista di un Alfa_Omega, uno Zenit, un lockdown o countdown finale. Non sappiamo quanto tempo ci rimane, tuttavia conta non tanto il tempo, ma la “qualità” del tempo vissuto e da vivere ancora.
Don Umberto, come tanti che col pensionamento escono da una scena pubblica, esce  dalla scena ufficiale dell’Uomo di Chiesa. Lo farà senza rimpianti perché chi lo ha conosciuto sa che  non si è mai risparmiato sulla via della testimonianza, ma anche del rinnovamento, in una visione per certi aspetti rivoluzionaria nella veste, ma solo innovativa nel nome del Verbo,  specie dopo il Vaticano II, non certo suo. Il suo testimoniare ed essere uomo di chiesa lo ha portato  sempre “Dalla Parola alla parola” e “Dalla parola alla Parola”, come tra l’altro testimoniano i due suoi volumi, per un totale di quasi 800 pagine, da me curati nel 1988 e nel 2013, accompagnati da una lunga intervista e documenti fotografici di oltre 50 anni. E molti di noi (parlo dei 60/70enni di oggi) che lo abbiamo conosciuto giovane con le sue iniziative Scout, Focolarini, Vangelo in casa, Giornalismo di testimonianza, e poi viaggi alla Cittadella di Assisi etc., sappiamo e testimoniamo ancor oggi quanto di lui è passato in noi e forse molto di noi (il coraggio, l’impegno, la sfida, l’amicizia, la solidarietà…) è passato in lui.
Caro Don Umberto, a nome di tutti ti chiedo ancora di testimoniare il Meglio e la Bellezza delle Verità di questa vita che per te rimangono illuminate dalla Parola e per molti di noi  “lontani’  da essa, illuminati da una santa e laica speranza dell’avere ben agito.
Piergiorgio Barone
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