Lady Gaga: ascoltiamo Chromatica, il nuovo album

Tempo di lettura: 2 minuti

Era molto atteso, la curiosità enorme e le aspettative altissime: Chromatica, l’ultimo album di Lady Gaga, è out da fine maggio.
Il nuovo disco di miss Germanotta, dopo i successi di Shallow e della pellicola A Star is Born, è un chiaro ritorno alle origini, a quel dance-pop fresco, frizzante e provocatorio che ha lanciato la carriera della superstar di origini italiane, che negli ultimi anni ci ha tenuto particolarmente ad affermarsi come artista completa e dotata di una profondità artistica e intellettuale.

Lady Gaga ha ormai una carriera più che decennale alle spalle, cominciata col successo planetario della canzone Poker Face, che come tanti altri brani della storia attinge dal linguaggio del poker e del gioco per parlare dell’eccentrica ed eclettica personalità della cantante, e dell’album The Fame in cui il brano era contenuto. All’epoca, The Fame fece gridare al miracolo e scomodò paragoni eccellenti, in primis con Madonna, evidente musa ispiratrice della musicista newyorkese.

E allora, com’è Chromatica?
Un ritorno alle origini, abbiamo detto. Ma soprattutto, un lavoro estremamente professionale, che ha visto la partecipazione di alcuni pezzi da novanta della musica contemporanea, come Skrillex, Axwella e Max Martin e la collaborazione con Elton John, Ariana Grande e la band coreana Babypink.

Suoni curatissimi, pezzi in uptempo pensati, scritti e realizzati per far sudare le persone sulla pista da ballo, testi personalissimi che affrontano argomenti delicati e ribadiscono la centralità dell’artista Gaga, e della sua sfaccettata e inquieta personalità, nella sua produzione artistica.

I 43 minuti sono legati da 3 interludi orchestrali: dopo Chromatica I, che apre l’album, troviamo Alice, che si rifà all’immaginario, abbastanza abusato a dire il vero, del famoso libro di Lewis Carrol. Il singolo Stupid Love riprende alla perfezione gli stilemi della canzone “alla Gaga”, Rain on me vede la presenza di Ariana Grand, mentre Sour Candy si avvale del contributo della band k-pop Babypink. Ma la collaborazione più prestigiosa, quella con Elton John, è quella che appare più forzata.

La critica, quasi all’unanimità, ha promosso l’album con riserva, anche se non ha certo suscitato lodi sperticate, tolte poche eccezioni. Per esempio, la rivista Slan Magazine ha sottolineato che spesso le canzoni, pur partendo da idee valide e profonde, finiscono per cadere in banali cliché. Rolling Stones, più buono, ha parlato di “rinascimento pop”, il New York Times evidenziato la presenza di “momenti scintillanti”. In generale, però, pur apprezzando il ritorno alle sonorità degli esordi. Più entusiasta, invece, the A.V. Club che prendendo spunto dal titolo di una delle canzoni dell’album, dice: “Enigma è una parola adatta per Gaga, le scelte possono essere sconcertanti ma l’imprevedibilità è ciò che la rende eccitante”.

INSERT VIDEO HERE>> https://www.youtube.com/watch?v=5L6xyaeiV58 – Fonte: YouTube

Pur apprezzando la freschezza dei suoni e la brillantezza di alcune canzoni, la critica musicale non ha potuto non mostrare la perplessità di fronte a un album ben realizzato ma che non riesce a “graffiare” come dovrebbe, il classico album insomma che scivola via senza infamia ma senza troppe lodi.

Gaga ha parlato del suo album in diverse occasioni: ha raccontato cosa si nasconde dietro i testi ma anche ribadito la volontà di “tornare sulla pista da ballo”.

“Ho fatto di nuovo un album dance, questa pista da ballo è mia, me la sono meritata”. Poco prima dell’uscita dell’album, Lady Gaga ha posato per un servizio sulla rivista Paper: nelle foto, la cui direzione creativa è stata affidata a Nicola Formichetti in collaborazione con Frederik Heyman, Lady Gaga è una sorta di androide legato da mille cavi, una visione che vuole rappresentare l’unione dell’uomo e la macchina in una visione futuristica e quasi distopica. D’altro canto, come dimostrano alcune recenti iniziative, lo sguardo critico dell’artista è stato sempre ben fisso sulla realtà.

Dunque, album promosso? Sì, sebbene dopo tanti anni, e dopo il ritorno ai suoni degli inizi, ci si poteva aspettare un album più scoppiettante. I brani si fanno ascoltare, e soprattutto ballare, ma scivola via senza troppe sorprese. Di certo, parliamo di un lavoro di qualità tecnica eccelsa e curato sotto tutti i punti di vista, a cui però forse manca un pizzico di effetto wow, a cui la cantante americana ci ha abituato sin dall’inizio della sua carriera.

foto Pixabay

 

 

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