Zona rossa ad Alzano e Nembro, chi decide?..di Michele Giardina

Chi avrebbe dovuto decidere l’istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro?  La Regione Lombardia o lo Stato? Dopo avere ascoltato il 29 maggio scorso l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera e il presidente della Lombardia Attilio Fontana, il procuratore di Bergamo facente funzione, Maria Cristina Rota, sentirà il presidente del Consiglio,  Giuseppe Conte, come persona informata dei fatti. “Preoccupato? – dice Conte –  Io?  Ma quando mai. La mia non è arroganza, né sicumera. Sono sereno. Non sono affatto preoccupato”.

Non può non esserlo, considerato, fra l’altro, che il procuratore di Bergamo ha già dichiarato pubblicamente che l’istituzione della zona rossa nella Bergamasca avrebbe dovuto essere “una decisione governativa”. Ma l’avvocato civilista Conte dice di non essere affatto preoccupato. Ed invece è proprio l’avverbio “affatto” che nasconderebbe una qualche preoccupazione. Ad ogni modo che la Procura di Bergamo abbia deciso di sentire lui ed anche i ministri Lamorgese e Speranza è atto dovuto. Intanto i parenti delle vittime da coronavirus stanno presentando alla Procura di Bergamo decine di denunce. Decisi ad andare fino in fondo, hanno costituito il Comitato “Noi denunciamo”, che ha dato il via al Denuncia Day, con l’assistenza dell’avvocato Consuelo Locati.

Nessuno può accusare nessuno di avere provocato deliberatamente la  morte di migliaia di persone. Ci mancherebbe. Ma è giusto e doveroso fare luce sulla responsabilità di chi avrebbe dovuto intervenire prima che il virus facesse strage di innocenti ed ha omesso di farlo. Per supponenza, incompetenza, stupidità, arroganza, ignoranza, incapacità governativa? Per una di queste ragioni, per alcune o per tutte queste ragioni sarà la magistratura a spiegarlo. Al di là della scienza giornalistica infusa di alcuni grandi operatori dell’informazione. Uno su tutti? Il grande e inarrivabile direttore de “La Notizia”, il siciliano Gaetano Pedullà, ex componente del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana ai tempi dell’Università, ex dirigente Cisl, ex collaboratore di Telejonica e Telesiciliacolor e di una Tv del Gruppo Caltagirone, ed ex direttore del quotidiano Il Tempo. Come capisce e interpreta pensieri e parole lui, Gaetano Pedullà, che poi trasforma in verità assolute, nessuno al mondo. Forse per schiarirsi le idee l’infallibile Pedullà farebbe bene a leggere con attenzione quanto dichiarato in Parlamento il 4 marzo scorso dal famoso ministro dei 60mila assistenti civici, Francesco Boccia del Pd, che, assieme ai suoi venerati grillini, fa parte del Conte bis

“La nostra Costituzione – questa la dichiarazione di Boccia – non prevede una clausola di supremazia e non sancisce in alcun modo la preminenza dello Stato sulle Regioni, però il complesso delle norme vigenti ci consente di dire con chiarezza che “in caso di emergenza nazionale” decide lo Stato, anzi, se permettete, “comanda lo Stato” e non le Regioni.”

 

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