
Democrazia e dittatura. La pandemia di Covid e le diverse misure messe in atto per combatterlo, hanno indotto a confrontare due sistemi di governo antitetici e portato più di qualcuno a concludere che le limitazioni della libertà costituiscono la premessa necessaria alla sconfitta del virus. Imporre il lockdown è facile in un paese come la Cina, dove, malgrado la propaganda finalizzata a presentare al mondo un regime dittatoriale nella versione edulcorata del “soft power”, il capo del partito comunista non deve rendere conto delle proprie decisioni. Viceversa, la democrazia è un sistema complesso di pesi e contrappesi che sbarra il passo a chi aspiri ai “pieni poteri”. La democrazia, secondo Winston Churchill che di essa è stato l’ultimo salvatore, è un sistema fragile ma il meno peggio che esista. Se nel 1940 il primo ministro britannico Chamberlain non si fosse dimesso e Churchill non gli fosse subentrato , Hitler avrebbe continuato ad occupare gli stati europei uno dopo l’altro senza incontrare resistenza. Era mosso dalla certezza che battere le democrazie fosse uno scherzo. Ma non aveva previsto il caso di trovarsi di fronte chi, pur condividendo quella certezza, potesse dichiarargli guerra e vincerla. Così andò. La preponderanza numerica e le capacità offensive dispiegate dalla Wehrmacht, durante l’avanzata di quella che nelle intenzioni di Hitler doveva essere una guerra lampo, non evitarono che il conflitto si concludesse con la resa incondizionata della Germania nazionalsocialista. A rendere possibile un’impresa che i contemporanei ritenevano vicina all’inverosimile, sconfiggere l’esercito di una “tirannia mostruosa”, fu la determinazione ai limiti della temerarietà di Churchill. Primo ministro e comandante in capo, carriera militare e in seguito ministeriale, esperienza di corrispondente di guerra e scrittore di talento, nel momento del massimo pericolo per la libertà dell’Europa, Churchill si fidò delle proprie convinzioni sorrette anche da una non comune e motivata autostima. Era giunta l’ora di rischiare il-tutto-per-tutto e il tempo era stretto. “Il nostro obiettivo è la vittoria”, disse rivolto al Parlamento, e consapevole del pericolo immane che il paese e il mondo correvano, rese partecipe dell’azzardo il popolo britannico che rispose accordandogli la fiducia indispensabile nell’affrontare lo scontro più vasto e distruttivo della storia. Fece di più: spinse sul senso di unità della nazione basata sul rispetto della struttura democratica e costituzionale. Questo fa capire che la forza della democrazia, in sé vulnerabile perché in perenne ricerca del compromesso tra diverse e spesso opposte visioni, risiede nella forza del suo capo, oltre che nella collaborazione di ministri capaci. La democrazia si basa sul mettere un potere contro un altro potere, e affinché la cosa funzioni, è indispensabile che ciascuno di essi sia all’altezza del compito. Per tornare al presente, un virus uscito dai laboratori di Wuhan per gli americani , di fabbricazione americana per i cinesi, ha viaggiato per il mondo accanendosi contro la fragilità del sistema immunitario e la debolezza dell’economia. Il risultato una sorta di selezione naturale che apre una voragine tra i paesi in buona salute finanziaria e quelli cagionevoli. Un’occasione, per i secondi, di resettarsi e riavviare l’intero sistema. Dalla sanità al lavoro al fisco allo stato sociale. L’emergenza sanitaria è stata affrontata in ritardo, complessivamente senza infamia e senza lode, grazie soprattutto agli italiani disciplinati. Alla fase 2 si è arrivati impreparati e confusi, illusi da promesse di aiuti solo parzialmente arrivati. Qualche conferenza stampa e dpcm in meno e una comunicazione più stringata e dai toni meno paternalistici sarebbero stati più opportuni. Ma non è una questione di ars oratoria, ma di sostanza. Siamo ora alla fase 3. Il piano di Rinascita per l’Italia presentato dal premier Conte, che Carlo Calenda ha definito un elenco di meraviglie paragonabile alle numerose aspettative di Miss universo appena eletta, è realizzabile in un paese consapevole di sé e coeso, in cui la dialettica tra maggioranza e opposizione, per quanto aspra, tenda a una visione di cui il primo ministro sia ispiratore e custode. Non è il caso dell’Italia, debole democrazia in bilico tra cialtronismo sovranista e assistenzialismo populista. ritafaletti.wordpress.com live..presente al club77 di Pavana (Sambuca Pistoiese)



1 commento su “Governo fase 3…l’opinione di Rita Faletti”
Cara Faletti,
a Suo dire, siamo un popolo virtuoso (italiani disciplinati) con una democrazia debole (né più né meno di quanto ha citato di Churchill: un sistema fragile ma il meno peggio che esista) e una classe politica che non ci merita (cialtroni sovranisti e populisti assistenziali).
Ma se, per dirla con Alan Coren, “la democrazia consiste nello scegliere i tuoi dittatori, dopo che questi ti hanno detto quello che tu pensi di voler sentire”, c’è qualche dissonanza.
E’ innegabile che la condotta degli Italiani durante la pandemia, e fin qui, è stata encomiabile ma è anche vero, in tutta sincerità, che le virtù e la disciplina non ci contraddistinguono come popolo. In altre parole, abbiamo fatto una sofferta eccezione e, al netto della grave crisi e dei sostegni economici che arrivano a rilento, non vediamo l’ora di tornare alle consuete regole da infrangere sistematicamente.
E’ vero che a presiedere il Governo ci sia un Presidente del Consiglio atipico, nato come arbitro di due forze politiche legittimate dal voto popolare ma costrette ad accordarsi contrattualmente per governare insieme in un clima di reciproca diffidenza e rinato come punto di equilibrio di un nuovo Governo sostenuto da una maggioranza subentrata alla prima, della quale non ha mutuato la natura ma che trova continuità nella forza di maggioranza relativa.
E’ inoppugnabile che l’opposizione, con dentro una parte della maggioranza che fu, ha continuato a fare il bastian contrario anche quando la gravità della situazione non lo consigliava, e tra le poche infelici idee ha avuto quella di improvvisarsi alternativo alle alte cariche dello Stato per cerimoniali in date e in luoghi simbolo, dando prova del suo spirito pseudo-patriottico.
E’ provato che, in Europa e nel Mondo, c’è chi fa meglio di noi anche se è constatabile che a fare peggio siano in molti.
Ma se ci si dipinge sempre e solo come il male assoluto c’è, con buona probabilità, un difetto di forma.
Pertanto, e per fortuna, la sostanza è salva. E anche la democrazia.