Ingresso di turisti in Sicilia. Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Direttore,

come apprendo pure dalle recenti notizie pubblicate dalla vostra testata, negli ultimi giorni si è acceso un animato dibattito in merito all’ingresso anche in Sicilia dei turisti, a partire dal 3 giugno.

Il governo nazionale sembrerebbe intenzionato a far rispettare le norme che assicurano la libera circolazione in tutto il territorio nazionale, evocando il ricorso presso i tribunali nel caso in cui le ordinanze regionali dovessero imporre limitazioni di sorta.

Un simile dibattito non sembra essersi acceso per l’analoga e, a mio avviso, ancor più grave questione del mancato rispetto delle norme che garantiscono il rientro dei residenti nelle proprie regioni.

Infatti, il governo nazionale ha “consentito” lo spostamento tra regioni per raggiungere quella di residenza, senza alcuna restrizione, a partire dal 4 maggio.

Tuttavia, la Regione Siciliana ha adottato due ordinanze con cui, in un primo momento, addirittura si vietava l’ingresso nel territorio dell’isola, disponendo, comunque, la “quarantena” preventiva per chiunque vi facesse accesso e a prescindere dalla regione di provenienza. “Quarantena” che non parrebbe affatto contemplata in questi termini dalle norme di legge in materia e che, nell’ultima ordinanza in vigore fino al 7 giugno, non indica neppure una durata prefissata.

Chi, come me, risiede in Sicilia ma lavora sul “continente” si è trovato vittima di un “respingimento”, diretto o indiretto: come si fa a programmare il ritorno a casa, nella propria casa e dai propri cari, in queste condizioni? Come è possibile organizzare il successivo rientro a lavoro quando pende sul capo la spada di Damocle di una “quarantena” preventiva senza limite? Mi sembra evidente: non siamo graditi.

Eppure, noi siamo quelli che si sono sottratti alla tentazione del rientro nelle drammatiche notti che hanno preceduto l’annunciato “lockdown” nazionale del 10 marzo, pur non essendovi, a quel tempo, un divieto che lo impedisse.

Lo abbiamo fatto per anteporre, nel dubbio, la tutela della nostra terra e dei nostri “concittadini” siciliani all’interesse personale. Un sacrificio spontaneo, volontario e sentito. Così, abbiamo affrontato un lunghissimo confinamento di quasi tre mesi in stanze o monolocali spesso in affitto, certamente soli e isolati. Lontani dagli affetti e dai luoghi cui si è legati.

Francamente, non mi aspettavo che, una volta scapolata la tempesta, il bentornato avesse la forma di un ulteriore allontanamento. Paradossalmente, al miglioramento delle condizioni sanitarie in Sicilia ha fatto seguito l’innalzamento dei confini col resto d’Italia: più i siciliani in Sicilia si avviavano ad uscire dal pericolo e più ai siciliani costretti fuori dalla Sicilia per lavorare o studiare è stato limitato e condizionato il ritorno.

In queste settimane, mi sono rivolto a molte istituzioni, nazionali e locali, per avere chiarimenti sul rientro, per dipanare la contraddizione di un diritto riconosciuto, in astratto, dallo Stato e negato, in concreto, dalla Regione.

Purtroppo – e mi verrebbe da dire, ahinoi, “ovviamente” – nessuna risposta nel merito.

Per cui, devo registrare a malincuore che se il 3 giugno, all’indomani della commemorazione della fondazione della Repubblica – “festa degli Italiani” -, torneremo a casa, sarà grazie ad ignari turisti stranieri, il cui diritto alla libera circolazione è preso molto più in considerazione dai governi nazionali e regionali rispetto al medesimo diritto dei cittadini che nei luoghi di residenza pagano le tasse ed esprimono il voto.

La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà dedicare al tema,

Vincenzo Cavallo

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