Siamo alle comiche…l’opinione di Rita Faletti

Il governo dibattuto tra i timori per la salute e i timori per l’economia, è vittima della propria irresolutezza. Dopo aver fissato al 2 di giugno le aperture,  il premier Conte ha cambiato idea. Rassicurato dalla curva epidemiologica in discesa e forse pressato dalle richieste del settore produttivo, ha anticipato al 18 di maggio, lunedì scorso. Diverse però le saracinesche ancora abbassate. In alcuni casi i gestori non hanno più risorse e neanche i soldi dello stato per pagare bollette e affitti; in altri, la riduzione del numero di tavoli e tavolini per il distanziamento non garantisce incassi sufficienti a mandare avanti attività già abbastanza penalizzate dal lockdown. Meglio aspettare. Sconforto e incertezza.  Arrigo Cipriani, il patron del famoso Harry’s Bar di Venezia, che con la città allagata non aveva chiuso, prima del 18 aveva sintetizzato così la situazione: “Lunedì non riapro, con quelle linee guida è impossibile. Sono condizioni demenziali scritte da gente senza idee e se resteranno così non si riapre né lunedì né mai più. Il mio locale è 9 metri per 5”. Dal giorno di quella dichiarazione, un dato consolante ha liberato uno spiraglio all’ottimismo: in alcune regioni i contagi sono azzerati e non si parla più di terapie intensive e decessi. Anche la Lombardia, la più falcidiata da Covid, inizia a rivedere la luce. Questo però non autorizza ad abbassare la guardia perché il virus non si è estinto; c’è infatti chi prevede una nuova ondata in autunno. Quindi mascherine e  guanti non vanno buttati, men che meno sulle strade, e il distanziamento va rispettato. Dirlo ai giovani. Il fine settimana è stato tutto una movida e sindaci e governatori si sono allarmati. Il governo  ha tentato di metterci una pezza e ieri il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, quello con la mascherina spavaldamente appesa a un orecchio durante una conferenza stampa della Protezione civile, ha avuto l’autoappagante  idea di promuovere 60 mila tra disoccupati, percettori del rdc e di vari ammortizzatori sociali, al ruolo di  assistenti civici. I vigilantes allo spritz, come qualche spiritoso li ha definiti, saranno sguinzagliati per strade e piazze  a distribuire consigli preziosi e pare anche mascherine a giovani intemperanti. E’ così che si stimola il senso di responsabilità. E’ così che si dà prova di  coerenza. La notizia che gli assistenti civici, con tanto di scritta sulla pettorina, inviteranno amichevolmente (e ci mancherebbe altro) ad assumere comportamenti prudenti, ha suscitato critiche nella maggioranza e nell’opposizione, nonché disappunto da parte del Viminale che lamenta di non essere stato messo al corrente della fantasiosa misura. Tralasciamo i commenti salaci degli italiani che hanno immediatamente sovrapposto l’immagine dell’assembrata movida a quella del solitario compatriota colto in flagrante da due poliziotti, mentre prendeva il sole senza mascherina su una spiaggia deserta. L’incongruenza del potere forte con i deboli e debole con i forti. Persino il grillino Buffagni ha commentato l’idea di Boccia.  “Basta sparate”. Cosa sta succedendo? Che i 5s stiano diventando un partito normale e il Pd si stia grillizzando? E’ vero che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, ma chi zoppica adesso zoppicava anche prima. Boccia è l’emblema del politico che parla senza sapere di cosa parla, come quando aveva chiesto alla comunità scientifica di “darci  delle certezze inconfutabili e non tre o quattro opzioni per ogni tema”, scambiando la scienza per la Verità assoluta, o quando  ha negato ai Paesi Bassi lo status di paese fondatore dell’Ue.  Un po’ debole in fatto di conoscenze, è l’alleato naturale dei pentastellati. ritafaletti.wordpress.com

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