Fase 2. Il coronavirus si combatterà in campo aperto

La fase 2, iniziata lo scorso 4 maggio, entra nel vivo dopo aver superato i test di rodaggio sulla ripresa delle prime attività. Con il 18 maggio, inizia la fase 2 e mezzo, per poi proseguire con le ripartenze programmate per il 25 maggio e il 3 giugno.

Si riparte, ma non sarà tutto come prima, perché il tempo della pandemia non si è ancora concluso. Adesso si entra nel vivo bisognerà convivere con il virus. La guerra combattuta fino adesso non si è conclusa, in questi gironi si è pensato il piano migliore per fronteggiare la battaglia più importante quella in campo aperto. Il virus è un nemico da combattere, in questa guerra tutti sono in prima linea. Le armi per vincere sono semplici: buon senso e responsabilità.

Seguire le indicazioni e le precauzioni non è essere allineati, ma è avere a cuore la salute di tutti, perché è in gioco un bene comune da non dimenticare mai. Questa pandemia ha fatto comprendere quanto sia preziosa e importante la vita di ciascuno, e che bisognerà fare tesoro di questi giorni di lockdown.

Nei prossimi giorni avrà inizio la fase della metabolizzazione, non della normalità. In tante parte d’Italia si dovrà ancora metabolizzare il dolore della scomparsa dei propri cari, lo stravolgimento della malattia per quanti sono riusciti a vincerla e altri ancora stanno combattendo . La reale situazione vissuta da febbraio in poi nella ripartenza non andrà dimenticata, altrimenti si rischia di diventare disumani, privi di emozioni, sensibilità e senso di comunità.

In questa battaglia ci si gioca tutto, perché se si perde la chiusura è assicurata. Il coronavirus non è un film distopico che racconta qualcosa di fantasioso e distruttivo, ma è un virus infame che ha colpito senza chiedere il permesso. In questa guerra nessuno dovrà rimanere indietro, l’aiuto vicendevole è fondamentale affinché il virus perisca.
Contribuire al contrasto del COVID-19 non vuol dire diventare paranoici, ma significa essere persone coraggiose, consapevoli che nessuno si salva da solo.

Nella fase di ripartenza si tornerà a rivivere e a riappropriarsi delle proprie libertà, sicuramente in modo diverso. Le attività lavorative e distensive rendono chiunque le compie persone vive e eccezionali. Le attività lavorative, non solo sono il motore economico del Paese, ma sono il cuore della vita sociale, perché il lavoro dà dignità alla vita di ognuno.

Per ripartire e riprendersi le proprie libertà ciascuno è chiamato a dare il suo contributo: lavoratore, datore di lavoro, istituzioni e Governo. Il Governo avrà un duplice compito, oltre a quello di monitorare e gestire la fase di emergenza, dovrà realmente essere di sostegno alle imprese e al mondo del lavoro, non solo a parole, perché il sostegno morale è futile se manca la sostanza, bisogna passare dalle parole ai fatti nel più breve tempo possibile.

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