Bonafede, inadeguatezza, pavidità o tutte e due le cose?

Difficilmente nella storia della Repubblica è stata messa a nudo una vicenda più grave   di quella emersa ieri sera, su La7. E’ successo infatti che, durante la nota trasmissione “Non è l’Arena”, condotta da Massimo Giletti, e in relazione alla detenzione domiciliare accordata dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari a Pasquale Zagaria, è intervenuto in diretta il Dott. Nino Di Matteo, già Procuratore Antimafia a Palermo, ora componente del CSM, il quale ha espressamente dichiarato: “Venni raggiunto da una telefonata del Ministro Bonafede il quale mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di  Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP) o, in alternativa, quello di Direttore generale degli Affari penali. Chiesi 48 ore di tempo. Avevo deciso di accettare il ruolo di Capo del DAP ma, quando andai a trovarlo per comunicargli tale determinazione, il Ministro mi disse che ci aveva ripensato, che nel frattempo aveva pensato al Dott. Basentini  e che, se avessi voluto, avrei potuto essere nominato Direttore agli Affari Penali … Risposi che non ero interessato e di non contare su di me … Nelle ore intercorse tra la proposta del Ministro  e la mia decisione il DAP  aveva acquisito intercettazioni dalle carceri che  descrivevano la reazione di importantissimi capi mafia alla indiscrezione che io potessi essere nominato capo del DAP per i quali, ove tale ipotesi si fosse avverata, per loro sarebbe stata la fine”. Il Ministro Bonafede, anch’egli intervenuto in trasmissione, dopo aver non poco cincischiato, sulle dichiarazioni di Di Matteo ha affermato: “E’ vero, ho chiamato Di Matteo parlandogli della possibilità di affidargli uno dei due ruoli. Nella stessa telefonata Di Matteo mi chiarisce che ci sono state intercettazioni nelle carceri … si è trattato di percezioni di Di Matteo … quando è venuto al Ministero gli proposi il ruolo di Direttore degli Affari Penali … lo vedevo di più di frontiera nella lotta alla mafia … a me è sembrato che alla fine dell’incontro fossimo d’accordo, tanto che il giorno dopo mi ha detto che non poteva accettare quel ruolo e che voleva ricoprire il ruolo di capo del DAP”.  Il Dott. Di Matteo confermava quanto già detto.

Ebbene, mentre da una parte si coglie la nettezza delle affermazioni del Dott. Di Matteo, dall’altra emergono, in uno alle decisive ammissioni, le contraddizioni e le paradossali precisazioni del Ministro Bonafede. Tra queste l’improvvido tentativo di derubricare a “percezioni” le  espressioni utilizzate dal Dott. Di Matteo, neppure contestate ed invece pesanti come pietre.

Ora nessuno può pensare di accusare il Ministro di collusione con la mafia ma non è da escludere che il suo brusco ripensamento, quasi contestuale alla notizia delle intercettazioni di Capi mafia,  sia stato determinato dalla pavidità e dalla volontà di non prendere di petto eventuali reazioni. D’altra parte Bonafede conferma d’avere offerto a Di Matteo, alternativamente, i due ruoli, ma nulla dice sulle ragioni per cui negò poi quello di Capo del DAP nominando, al suo posto, il Dott. Basentini, ossia colui  che si è distinto per aver ripetutamente omesso di riferire al Tribunale di Sorveglianza l’indicazione della struttura nella quale ricoverare il boss Zagaria e per averlo infine fatto, in modo improprio, solo nel tardo pomeriggio del giorno dell’udienza in cui veniva emessa l’ordinanza (23 aprile 2020, ore 17,39), ossia a provvedimento emesso!

Qualunque persona di buon senso dovrebbe trarre da questi fatti i comportamenti conseguenti, in particolare chi ha confermato assoluta inadeguatezza al ruolo.

Non può non osservarsi infine che la vicenda si è sviluppata in una sede non consona ai ruoli, alle responsabilità e alla delicatezza delle questioni trattate. Essa avrebbe invece meritato una indagine finalizzata ad individuare la “gola profonda”, all’interno del Ministero o del DAP, che veicolò nelle carceri l’ipotesi della nomina di Di Matteo. Ma di questo nulla sappiamo e nulla, probabilmente, mai sapremo.

Enzo Galazzo

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